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Dario Saltari
Guida al Chievo 2017/18
22 Aug 2017
22 Aug 2017
Il rinnovamento leggero del Chievo di Maran, una delle squadre tatticamente più interessanti del campionato.
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Dario Saltari
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14°

 

Luca Garritano, Alejandro Rodriguez, Pawel Jaroszynski, Gianluca Gaudino, Manuel Pucciarelli, Mattia Bani.

 

Paul-Josè Mpoku, Tomasz Kupisz, Caleb Ekuban, Nicolas Spolli, Mariano Izco, Ivan Provedel, Serge Gakpé, Jonathan De Guzman.

 



È passata un'altra stagione e anche quest’anno nessuno ritiene che il Chievo possa fare in qualche modo parte della lotta per non retrocedere. È una considerazione pacifica tra pubblico e

, anche fondata per certi versi (negli ultimi sei anni la media del Chievo è stata di 44.3 punti e l’anno scorso la soglia retrocessione si è fermata più di dieci punti sotto), ma che è incredibilmente lontana da quella che è la realtà del club di Campedelli.

 

Il Chievo è, per l’ennesima volta, la squadra con la media età più alta del campionato, uno dei valori complessivi della rosa più bassi (solo il Crotone e le neopromosse fanno peggio) e, ad oggi, una delle squadre che ha speso di meno sul mercato (il bilancio netto per la compravendita dei cartellini è attualmente in attivo intorno ai 900mila euro, per intenderci).

 

Quella del Chievo è una condizione paradossale, praticamente da liberto: dovrebbe lottare ogni anno per non rimpiombare nei bassifondi del calcio italiano e invece si è guadagnata sul campo l’autorità per essere considerata una squadra della classe medio-bassa della Serie A.

 

Questa situazione, che potrebbe sembrare nobile a un primo sguardo, è in realtà un problema di non poco conto per Rolando Maran: come motivare un gruppo che si è affrancato dalla schiavitù della lotta per non retrocedere ma non ha i mezzi per ambire a qualcosa di più? Non aiuta nemmeno il fatto che il gruppo sia composto per di più da giocatori ultratrentenni e che Maran sia arrivato al suo quarto anno al Bentegodi.

 

C’è un antico detto africano che dice: quando non sai dove stai andando, ricordati da dove vieni. È un aforisma che Maran non può scolpire sulle pareti degli spogliatoi del Chievo, ma che sta cercando comunque di innestare in tutti modi nel corredo genetico dei suoi giocatori.

 

«Il Chievo è la mia Juventus. Non è una frase fatta, è quello che sento dentro», ha dichiarato Maran in una

alla

«E come la Juventus anche noi dobbiamo inventarci qualcosa di nuovo per vincere un altro “scudetto”. Perché dobbiamo tutti dare qualcosa in più. Io devo avere un’idea tattica azzeccata, i giocatori devono allenarsi trenta minuti in più per migliorare il loro valore tecnico. Dobbiamo scappare da qualcosa che ci fa paura. Cioè dalla retrocessione. Chi scappa corre più veloce di chi rincorre».

 

Maran è perfettamente consapevole che la posizione conquistata in questi anni dal Chievo nelle gerarchie della Serie A è fragile e illusoria come una bolla di sapone. D’altra parte, è una bolla che lui stesso ha contribuito a gonfiare, con tre stagioni al di là di ogni più rosea aspettativa in cui complessivamente il Chievo ha fatto 11 punti in più dell’Udinese (136 a 125) e appena 6 in meno del Genoa. La realtà, però, è che i risultati cambiano in fretta e ogni anno si riparte da zero, o quasi.




 



Le certezze del Chievo si basano essenzialmente su due pilastri: un gruppo che si conosce a memoria e su cui, come al solito, la dirigenza ha deciso di intervenire il meno possibile; e un sistema di gioco

negli uomini e nei meccanismi, legittimato agli occhi dei giocatori dai risultati ottenuti.

 

Il modulo di base, anche quest’anno, dovrebbe essere quindi quel 4-3-1-2 a rombo, che ormai oltre al Chievo in Serie A viene impiegato solamente dalla Sampdoria, e con un’interpretazione tra l’altro radicalmente diversa. Di solito, infatti, il rombo viene utilizzato per avere la superiorità numerica a centrocampo e controllare il pallone, mentre la squadra di Maran, al contrario di quella di Giampaolo, non vive il dominio del possesso come un’esigenza vitale.

 

Il rombo, per Maran, è più che altro l’arma più efficace per attaccare e difendere la zona statisticamente più pericolosa, cioè i corridoi centrali della difesa avversaria o della propria difesa. Ma sul come attaccare e sul come difendersi, l’allenatore trentino non è un dogmatico.

 

Se mettiamo da parte il modulo, che Maran ha cambiato raramente in queste tre stagioni, il Chievo ha un’identità fluida, sia col pallone che senza, con un unico obiettivo: massimizzare la qualità (non la quantità) delle proprie occasioni da gol e minimizzare quella degli avversari, consapevoli della propria inferiorità.

 

Quindi, ad esempio, quando la squadra avversaria sta controllando il pallone, il Chievo si compatta centralmente, con le due punte che si affiancano a Birsa e schermano le linee di passaggio diagonali dall’esterno verso l’interno, mentre le mezzali escono sui terzini facendo scivolare il rombo orizzontalmente. Il Chievo in marcatura ha principalmente la palla come riferimento più che l’uomo e Maran chiede molto ai suoi giocatori di andare sulle linee di passaggio avversarie per rompere i triangoli.

 



 

La varietà tattica del Chievo, in amichevole contro il Napoli: Birsa intercetta la linea di passaggio tra Hysay e Callejon e scarica su Castro. L’argentino va indietro su Gamberini per far salire la linea di pressione sul Napoli e si mette alle spalle del centrocampo azzurro. Palla indietro, palla avanti e Castro è fronte alla porta.


 

L’obiettivo è quello di schermare il centro per costringere gli avversari ad andare sugli esterni, dove i cross possono essere più facilmente neutralizzati dalla grande abilità aerea dei centrali del Chievo.

 

Il pressing alto scatta solo quando il possesso avversario è più difficoltoso, e quindi ci sono più possibilità di recuperare il pallone, per esempio sui retropassaggi al portiere o quando uno dei difensori riceve spalle alla porta o comunque un pallone difficile da controllare.

 

Anche con la palla, il Chievo ha uno spettro di strumenti molto ampio. Fa grosso affidamento ai lanci lunghi e alla riconquista delle seconde palle, ed è una delle squadre con il sistema di transizioni più organizzato della Serie A, è vero, ma non disdegna affatto, soprattutto se la squadra avversaria ha un baricentro basso, una costruzione più lenta e ragionata da dietro, trasformando il rombo in quadrato per portare due uomini alle spalle del centrocampo avversario mentre i terzini danno ampiezza.

 



Il controllo sul pallone sembra, almeno dalle prime uscite stagionali, l’aspetto su cui il Chievo vorrebbe, lentamente, gradualmente, cambiare pelle. «La nostra forza è la conoscenza. Il nostro valore aggiunto è avere uno zoccolo duro che produce identità», ha detto Maran alla

«Ma se la conoscenza diventa abitudine rischiamo di tornare indietro. Questa è la trappola da dribblare».

 

Quest’anno il Chievo sembra voler utilizzare ancora di più il possesso come arma offensiva, soprattutto in fase di prima costruzione contro squadre che vogliono andarsi a prendere alto il pallone, per attirare il pressing offensivo e liberare i centrocampisti alle spalle della linea di pressione avversaria.

 



 

L’azione che porta allo splendido gol in amichevole contro il Napoli. Il Chievo fa girare il pallone in orizzontale per attirare il pressing del Napoli finché Gobbi non trova la traccia in diagonale per Castro alle spalle del centrocampo di Sarri.


 

In questo senso, vanno interpretati i leggeri cambiamenti che il Chievo ha apportato in difesa, soprattutto tra le seconde linee.

 

Innanzitutto Mattia Bani, giovane centrale arrivato dalla Pro Vercelli, che ha avuto grande spazio nel precampionato, ed è uno dei nuovi acquisti che potrebbe più salire nelle gerarchie di squadra durante il campionato. Bani è tanto alto e forte nel gioco aereo quanto macchinoso nella copertura della profondità e nei movimenti laterali, com’è solito nella recente tradizione dei centrali difensivi del Chievo. Ma soprattutto

, che per adesso utilizza soprattutto nel gioco lungo e nei cambi di gioco verso il terzino, che potrebbe tornare utile a Maran proprio nell’ottica di un possesso basso più sicuro e ragionato, soprattutto calcolando che Dainelli ha ormai 38 anni e viene da un brutto infortunio, e che Cesar, anch’egli 35enne, non può vantare una grandissima tecnica.

 

Poi Fabio Depaoli, che tecnicamente non è un nuovo acquisto perché viene dalla Primavera ed è stato già provato in alcune partite della seconda metà della scorsa stagione (che viene di solito utilizzata da Maran per fare degli esperimenti una volta ottenuta la salvezza). Quest’anno, però, Depaoli potrebbe rientrare ancora di più nelle rotazioni e non solo per un rinnovamento generazionale che prima o poi al Chievo dovrà avvenire (anche Cacciatore di anni ne ha quasi 31). Depaoli, infatti, nasce mezzala e, anche se non ha la spinta e la fisicità di Cacciatore (nonostante abbia un ottimo tempismo negli interventi), può garantire una gestione del possesso sotto pressione molto più sicura e pulita, nonché delle linee di passaggio verso l’interno per superare la pressione avversaria.

 

I cambiamenti più duraturi nell’undici titolare, però, dovrebbero avvenire dalla metà campo in su. Samuel Bastien, anch’egli testato nella seconda metà della scorsa stagione, dovrebbe aver superato nelle gerarchie sia Hetemaj che Rigoni e potrebbe essere il titolare di quest’anno, nonostante la giovanissima età (soprattutto per gli standard del Chievo). Bastien ha un’esplosività e una capacità di coprire grandi spazi che né il finlandese né l’italiano possono garantire, che è fondamentale per una squadra che ama allungarsi verticalmente sul campo, e che ha quindi l’esigenza di non perdere eccessivamente equilibrio in transizione negativa.

 


La bella prestazione di Bastien contro il Napoli.


 

L’altro nuovo titolare dovrebbe essere Manuel Pucciarelli, prelevato un po’ sadicamente dall’Empoli retrocesso, che dovrebbe far coppia con Inglese in attacco. Pucciarelli è l’attaccante perfetto per Maran senza il pallone, perché può garantire un’intensità nel pressing e un’attenzione nella schermatura delle linee di passaggio avversarie continuata per tutti i 90 minuti, ma solleva qualche incognita sulle capacità realizzative dell’attacco del Chievo – una questione che la squadra veronese si trascina dietro da qualche anno. La scorsa stagione il Chievo ha segnato appena 29 gol su azione e non sembra plausibile che le cose possano migliorare con un innesto che l’anno scorso ha segnato appena 3 gol in campionato.

 

Non stupisce che la dirigenza abbia provato a prendere Rodrigo Palacio, per un reparto che, con il solo altro arrivo di Alejandro Rodriguez dal Cesena, continua a sembrare il più debole della squadra.

 

Gli altri nuovi acquisti al momento sembrano avere meno speranze di rientrare continuativamente nelle rotazioni, al netto di grossi infortuni al momento ovviamente non prevedibili. Tra questi, il più affascinante e di prospettiva è forse Gianluca Gaudino, che due anni fa era incredibilmente riuscito a ritagliarsi un piccolo spazio nel Bayern di Guardiola prima di finire nel purgatorio del campionato svizzero.

 

Gaudino è un centrocampista che forza molto i laser-pass per trovare gli uomini alle spalle del centrocampo avversario (sbagliandone molti), e che anche palla al piede si prende

. Al momento sembra quindi ancora un po’ troppo acerbo per una squadra che rimane, nonostante tutto, ancora prudente. Per il prossimo anno, però, se Maran avrà ancora una volta la possibilità di lavorarci nella seconda metà di stagione, potrebbe rivelarsi un acquisto molto interessante.

 



Il Chievo raggiunge la quota salvezza a fine febbraio ma la sua corsa, nonostante gli esperimenti di Maran, non si ferma. Con gli innesti di Gaudino, Garritano, Depaoli e Jaroszynski la squadra sembra funzionare addirittura meglio e il Chievo finisce il campionato nono, a 58 punti, sbriciolando il precedente record raggiunto da Delneri nel 2003.

 



La solita partenza a razzo questa volta si inceppa e il Chievo perde le prime cinque partite di fila, con la abituale solidità difensiva che frana sotto i colpi degli avversari e l’attacco che rimane sterile. A metà stagione il gruppo storico si rivolta contro Maran, che viene esonerato, mentre la squadra è nelle sabbie mobili della lotta retrocessione. L’arrivo di Mandorlini, a fine febbraio, non fa che peggiorare le cose e il Chievo a fine stagione retrocede in Serie B, esattamente 10 anni dopo essere tornato nella massima serie.

 



Valter Birsa è un giocatore feticcio per molti e per questo motivo è un investimento economicamente non molto conveniente, nonostante il sicuro rendimento (l’anno scorso 7 gol e 9 assist). Un miglior rapporto qualità/prezzo ce l’ha Roberto Inglese, di solito non molto popolare tra le aste del Fantacalcio nonostante stia migliorando le proprie medie realizzative di anno in anno (la scorsa stagione 10 gol e 4 assist). Quest’anno sarà ancora più coinvolto e responsabilizzato nella squadra di Maran: potrebbe essere un’ottima scelta per risparmiare i fantamilioni che vi permetteranno di prendere Icardi senza impoverire il vostro attacco.

 



Luca Garritano è arrivato al Chievo dopo una buona stagione in Serie B al Cesena. Nasce come ala sinistra, ma Maran in questo precampionato l’ha provato soprattutto da mezzala e come sostituto di Birsa. Garritano ha le caratteristiche giuste per inserirsi nella squadra veronese: sa verticalizzare in maniera molto precisa e veloce verso le punte, si muove molto bene senza palla e ha una grande intensità. Se Castro dovesse partire, magari nella finestra di mercato invernale, Maran potrebbe già avere in rosa il sostituto.

 

 

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