Esclusive per gli abbonati
Newsletters
About
UU è una rivista di sport fondata a luglio del 2013, da ottobre 2022 è indipendente e si sostiene grazie agli abbonamenti dei suoi lettori
Segui UltimoUomo
Cookie policy
Preferenze
→ UU Srls - Via Parigi 11 00185 Roma - P. IVA 14451341003 - ISSN 2974-5217.
Menu
Articolo
Le migliori frecciatine di Gasperini contro l'Inter
04 giu 2024
È più forte di lui: non riesce a non parlar male dell'Inter.
(articolo)
9 min
(copertina)
Foto di IMAGO / VCG
(copertina) Foto di IMAGO / VCG
Dark mode
(ON)

Tra luglio e settembre del 2011 Gian Piero Gasperini è l’allenatore dell’Inter. Perde la finale di Supercoppa Italiana contro il Milan e tre delle prime quattro partite giocate. Dopo una sconfitta ridicola, incredibile, contro il Novara viene esonerato e se ne andrà con un marchio a fuoco sulla sua reputazione: non è adatto ad allenare una grande squadra.

Quanto rancore può accumulare un uomo in 73 giorni?

Una partita che ha cambiato la storia del calcio italiano.

La carriera di Gasperini può essere letta anche da una prospettiva di vendetta. L’inferno definitivo a Palermo, la ricostruzione della propria immagine a Genova, e poi il suo capolavoro a Bergamo, edificato con un pastone indefinibile di amore e rancore. Un monumento a uno dei più grandi rivoluzionari del calcio italiano. Nei primi giorni della sua esperienza a Bergamo Gasperini ha rischiato nuovamente l’esonero, e poi ne è uscito fuori grazie a una vittoria a Crotone. In un recente documentario che gli è stato dedicato, Gasperini mostra i ritagli di giornale di quei giorni che esibisce orgoglioso nel suo ufficio. Non ci vuole certo Jacques Lacan per trovare rilevante la ricorrenza speculare dei due episodi: all'Atalanta il Gasp ha trovato la pazienza che non gli è stata concessa all'Inter.

Mentre Gasperini percorreva a ritroso la strada da povero stronzo a venerabile maestro, il suo pensiero ha continuato ad andare spesso verso l’Inter, e cioè la squadra che lo ha sedotto e abbandonato. Il posto in cui hanno provato a farlo fuori, in cui non ne hanno riconosciuto le capacità, in cui hanno provato a farlo passare per un impostore. Ogni volta che Gasperini è teso o riceve una domanda provocatoria, come un riflesso pavloviano, il suo pensiero corre all’Inter.

È successo anche domenica sera, al termine di una sconfitta tutto sommato accettabile al termine di una stagione storica. Una sconfitta che ha certificato il mancato terzo posto della Dea: qualche soldo in meno, e poi l’infortunio di Giorgio Scalvini, uscito col legamento crociato rotto e i cori del settore ospiti (“devi morire”).

Gli è stata posta una domanda innocente: come si colma il gap con l’Inter. Innocente perché ora che l’Atalanta ha vinto in Europa ci si chiede se non possa forse farlo anche in Italia. Solo che la parola Inter triggera Gasperini con un’intensità imprevista, gli occhi gli si accendono e sconfina rapidamente nel personaggio “chaotic evil” che ogni tanto gli riconosciamo: «Come potrebbe colmare il gap con l’Inter? Facendo un miliardo di debiti per comprare i calciatori e dare i soldi a destra e a manca».

___STEADY_PAYWALL___

Attiva modalità lettura
Attiva modalità lettura