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Emanuele Atturo
L'Europeo fin qui perfetto della Francia
09 Jul 2024
09 Jul 2024
3 gol segnati, 2 autogol e 1 rigore.
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Emanuele Atturo
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Foto di IMAGO / Isosport
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Il sogno è ancora vivo: la Francia può vincere gli Europei senza segnare un gol su azione. La statistica è nota, e non riusciamo a non pensarci: su 5 partite giocate, i “bleus” hanno fatto 3 gol, 2 autogol e 1 calcio di rigore. E tuttavia la squadra si è qualificata alle semifinali di Euro 2024, dove giocherà contro la sfavillante Spagna. Una specie di miracolo di economia dello sforzo, paradossale per la Nazionale che, forse, in tutta Europa, dispone della maggiore quantità di talento. Una Nazionale che, quasi letteralmente, non sa più dove mettere i propri giocatori forti. È costretta a lasciarli a casa, a far finta che non esistano.

L’artefice di questa magia, questa versione suprema e perfezionata del corto muso, è chiaramente il generale Didier Deschamps, che da quando siede sulla panchina della Francia ha costruito nazionali brutali, nel compromesso sfrenato tra le risorse a disposizione e quanto ci si può esprimere. Una Nazionale frutto del disciplinamento ferreo del talento. Tutte le versioni recenti della Francia hanno rispecchiato questo cinismo, ma Deschamps con questa ha raggiunto la perfezione.

Se la Francia di Deschamps ha sempre avuto la vocazione di annullare gli eventi di un match, a Euro 2024 siamo arrivati a un vuoto abissale. Guardare le sue partite è diventata un’esperienza anomala, quasi religiosa, in cui non possiamo aspettarci niente - men che meno che la Francia perda. La Francia non sottrae solo un livello estetico al calcio, ma anche l’idea che ci possa essere la sorpresa, l’imprevisto, l’irregolare. Una piccola incrinatura al piano di realtà. In questo ovviamente sembra realizzare l’ideale “allegriano” della scarnificazione assoluta del calcio fino all’osso del risultato. Interrogato sul livello di gioco proposto dalla Francia, Rabiot è stato chiaro: «Come dice Allegri, non è importante essere belli».

Deschamps è arrivato al capolavoro grazie innanzitutto a una fase difensiva inscalfibile. È impossibile far gol alla Francia. Sembra impossibile persino avvicinarsi a far gol. La Francia a Euro 2024 non ha mai subito gol su azione; l’unica rete subita è un calcio di rigore di Lewandowski, per di più fatto ripetere dopo che aveva sbagliato il primo. Deschamps ha creato un marchingegno saldo come l’acciaio e le sue intenzioni erano chiare sin da quando ha richiamato N’Golo Kanté dal ritiro saudita. Immaginavamo che a 31 anni, con una stagione poco competitiva sulle gambe, Kanté non sarebbe stato il solito fattore. Invece è sembrato riposato, ancora più intenso e dinamico del solito. Con Kanté davanti alla difesa è come giocare con un giocatore in più. È uno dei giocatori di Euro 2024 con più tackle completati (dati Statsbomb) e quello che è stato dribblato meno (ha stoppato l’88% dei dribbling provati nei suoi confronti. Quasi intimidatorio). Con lui in campo la Francia non ha subito gol, in nessuno dei 451 minuti: il dato più alto per qualsiasi giocatore in un grande torneo internazionale.

Accanto a lui Deschamps aveva scelto Rabiot, nelle prime partite. Due centrocampisti intelligenti senza palla e ultra-dinamici per reggere il lusso di avere quattro giocatori offensivi. È questa la formula alchemica su cui si è retta sempre la Francia di Deschamps. Una squadra dai principi semplificati, che non disdegna cedere il controllo del gioco, che è organizzata per difendersi e che poi risolve le partite grazie al maggiore talento a disposizione.

Deschamps è andato oltre. L’idea forse gli è venuta nella partita contro l’Olanda, quella affrontata senza Mbappé. Come aveva scritto Daniele Manusia nella sua Guida alla Francia: «Quando Mbappé non è in campo la Francia è una squadra magari forte, con picchi tecnici e atletici notevoli, ma non incredibile, un caminetto pieno di legna e carta di giornale a cui manca la scintilla per accendere il fuoco».

Come si accende questo fuoco? Deschamps, come tutte le menti geniali, affronta il problema circumnavigandolo. Ho ancora più difficoltà a far gol? Allora sarà ancora più difficile farmelo, permettendo alle partite di tendersi naturalmente verso lo zero a zero, verso il neutro emotivo assoluto. In quella partita Deschamps toglie un attaccante e inserisce un mediano, Aurelien Tchaoumeni. Mette una camicia di forza alla partita, che si può muovere solo su un sentiero strettissimo in cui è molto difficile anche solo avvicinarsi alle porte avversarie. Ma soprattutto alla porta francese. Poi, anche se ci si dovesse avvicinare, c’è Mike Maignan, che sta giocando un Europeo di alto livello. È l'unico portiere, tra quelli che hanno giocato più di una partita, a mantenere finora una percentuale ridicola del 100% di tiri parati nello specchio. Tra quelli con più di 100 minuti giocati, è secondo solo a Trubin per gol salvati oltre le aspettative.

Il centrocampo francese si schiera così a rombo, con Kanté, Tchouameni e Rabiot, e davanti a loro Griezmann. Purtroppo contro il Portogallo Rabiot si è fatto squalificare e così al suo posto ha dovuto giocare Camavinga, forse troppo offensivo per i gusti di Deschamps. Uno schieramento in fondo non troppo dissimile da quello con cui la Francia ha vinto il Mondiale del 2018. La differenza, però, è che non c’è Paul Pogba, come ha fatto notare Mbappé, alla ricerca di motivazioni sulla fatica che sta facendo a sembrare il fuoriclasse che è in questo Europeo. È la maschera che non lo lascia respirare? È la posizione in campo? È la situazione politica francese che lo preoccupa? Secondo lui non può fare più tagli in profondità perché non c’è nessun giocatore in grado di servirlo, in effetti, in profondità. Il centrocampo francese rispecchia l’identità di una squadra che non si concede nulla dal punto di vista della creatività, o anche solo della libertà mentale.

La Francia gioca come se non potesse lasciarsi troppo andare. Come se a lasciare troppa libertà creativa ai propri giocatori si potesse far arrabbiare un Dio del calcio rigido e vendicativo, che non vede di buon occhio l’espressione individuale del talento. È una squadra punitiva, in cui conta solo correre, vincere i duelli, non commettere errori. E poi calciare bene i rigori.

L’unico giocatore a cui è lasciata la libertà di occuparsi della rifinitura, è Antoine Griezmann, che dovrebbe fare il lavoro di cucitura del gioco sulla trequarti, oltre a fornire l’ultimo passaggio. Negli scorsi grandi tornei era stato il segreto meno celebrato della Francia, ma finora è stato una delle grandi delusioni del torneo.

Questa idea di calcio contro il sonnolento Portogallo di Roberto Martinez, ha prodotto una partita rallentata come sotto effetto di lean, stanca, in cui le due squadre sembravano aver deciso già al primo minuto che non si sarebbe segnato (ma non avevano avvisato Cristiano Ronaldo, lasciato contorcersi in tutta la sua frustrazione). La Francia ai rigori ha poi spedito alcuni dei suoi giocatori meno talentuosi. Jules Koundè non aveva mai calciato un rigore in carriera. Hanno segnato tutti, come se le doti morali fossero più importanti di quelle tecniche.

Dopo la partita a Deschamps è toccato ammetterlo: «Dobbiamo segnare più gol». Fare gol «può aiutarci a gestire meglio le partite». Gestire, quindi, ancora di più. L’ideale sarebbe segnare un gol all’inizio e poi chiedere all’arbitro di fischiare prima, tanto gli avversari non riusciranno mai a pareggiare. Gestire finché le partite finiranno per non giocarsi proprio e daremo direttamente il trofeo alla Francia.

La guida di Deschamps ha ormai assunto uno scopo puramente contenitivo. Contenitivo del talento stesso della Francia - come se l’eccessivo talento, inteso come forza, creatività, classe brillantezza, fosse un ostacolo al risultato. In una visione negativa del calcio per cui più fai e meno riesci.

Forse sono stato troppo caustico, e c’è da dire una cosa: se la Francia non brilla, di certo i suoi avversari non fanno poi tanto meglio. È difficile dire quale avversario avrebbe fatto meglio di lei, nelle varie partite. Forse l’Olanda? Il Portogallo in alcuni momenti? Nessun avversario è riuscito a giocare nettamente meglio della Francia, a meritare di vincere la partita. Quindi la Francia gioca male, ma gioca comunque meglio dei suoi avversari, che sembrano dedicare tutte le proprie forze ad annullare le armi della Francia. Il Portogallo palleggiava per non aprire troppo il campo, il Belgio ha deciso di difendersi nella propria area di rigore. Tutti hanno rinunciato alla propria identità, o almeno a un pezzo di essa, per paura della Francia - che da parte sua si è già amputata varie parti del proprio corpo per funzionare nel modo più efficiente e meno seducente possibile. Il fatto di aver segnato solo 3 gol, di cui nessuno su azione, è in parte un caso. È la seconda squadra per passaggi completati in area di rigore avversaria e ha costruito comunque 6,45 xG.

In questo, però, la Francia ha mantenuto una sua eccellenza. Dire che non meriterebbe di essere alle semifinali sarebbe ideologico. Quello è un discorso più appropriato per l’Europeo che sta disputando l’Inghilterra, che ha giocato peggio dei suoi avversari quasi in ogni singola partita, scampandola di volta in volta grazie a una giocata individuale.

Possiamo dire due cose però. La prima è che la Francia, così come l’Inghilterra, con tutta questa prudenza ha infine dovuto ricorrere ai calci di rigore per superare il turno - gli inglesi con un avversario più modesto come la Svizzera.

La seconda cosa è che la strategia della Francia, questo grande inno alla stitichezza, è legato alla percezione comune di un Europeo noioso. Così come il gioco prudente e spaventato di squadre come Inghilterra, Belgio o Italia ha finito per sottrarre spettacolo al torneo.

La Francia è l’unica a cui questo gioco sembra riuscire, pur con i rischi del caso. La forza di queste squadre che fanno sprofondare le partite nel nulla cosmico è solida finché non si scioglie, in un modo che ci sembra improvviso. La Francia affronterà una Spagna che gioca libera e sfrontata e pare si stia già attrezzando per sua partita di stregoneria, fatta di distruzione e contropiede. Secondo l’Equipe Rabiot - gran generale dell’allegrismo - dovrebbe tornare al centro del campo, e Griezmann dovrebbe lasciare il posto a Ousmane Dembélé: un giocatore che è puro caos e che in questa squadra sta però assumendo un’importanza sempre più vasta - è stato il migliore in campo della sfida contro il Portogallo.

Mbappé e Dembele sono le due caselle impazzite di questo sistema algoritmico di Deschamps: da una parte il chaotic good Mbappé e dall’altra il chaotic evil Dembélé. Due giocatori che devono "accendere" il fuoco. Mbappé provando a diventare onnipotente, Dembélé in quelle azioni maradoniane che hanno spesso esiti slapstick. A sinistra Theo Hernandez, le sue associazioni con Mbappé e le sue corse per corridoi esterni o centrali, sembrano l'unica altra fonte di gioco della Francia. Sembra troppo poco per avere la meglio su una squadra in forma come la Spagna, ma meglio non mettere limiti alla stregoneria della Francia di Didier Deschamps. L'Equipe ha titolato "No Pasaran", come se la Francia fosse un fronte di resistenza inespugnabile, evocando forse le recenti votazioni politiche, ma involontariamente anche lo spirito oppositivo di questa squadra. Un puro spirito oppositivo.

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