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Emiliano Battazzi
Fondamentali: Cagliari - Genoa
10 Nov 2014
10 Nov 2014
Cosa ci ha detto di Zemanlandia e del Genoa di Gasperini il pareggio per 1 a 1 nel derby rossoblù.
(di)
Emiliano Battazzi
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Secondo

, gli allenatori si dividono in gestori di risorse e maestri, cioè tecnici capaci di insegnare principi di gioco ai loro giocatori e di incidere sulla filosofia calcistica delle proprie squadre.
Nella nostra Serie A, i gestori abbondano da sempre, in ossequio ad una presunta maggior efficienza e alla paura costante che ad ogni sconfitta si possa essere esonerati.

 

Per fortuna, però, ci sono ancora allenatori che hanno il coraggio di credere nelle loro idee, e che preferiscono allenare i propri giocatori e non gestirli: significa migliorarli, a costo di passare per un lungo processo di apprendimento, formazione ed elaborazione. Due così si sono sfidati nella partita prandiale della domenica: Cagliari vs Genoa, Zeman vs Gasperini.
A quanto pare, sono allenatori molto temuti anche tra i giocatori: abbondano le leggende sui ritiri precampionato del boemo, tra giocatori stremati e secchi per il vomito dopo l’ennesima ripetuta; ma anche l’allenatore del Genoa richiede un’applicazione tattica costante in allenamento, tanto che Di Vaio fu costretto ad andare

dal Genoa perché esausto dal continuo apprendimento tattico richiesto.

 

Da una partita così ci si poteva aspettare una valanga di gol, e non è accaduto, ma i ritmi sono stati alti, il gioco gradevole e l’intensità sembrava quella di altri campionati che ormai guardiamo ammirati dai nostri divani. Chi è andato allo stadio si è divertito, ed il pareggio è giusto, visti i rimpianti che lascia in entrambe le squadre.

 

http://youtu.be/cZzv1koZK1I?t=5m10s



 


Le due squadre sono scese in campo con i moduli che da sempre contraddistinguono i loro allenatori: il Cagliari con il 4-3-3 zemaniano, il Genoa con il 3-4-3 di Gasperini. Una questione di identità, appunto.
Per Zeman, il 4-3-3 è ammantato da una presunta superiorità geometrica: è il modulo che secondo lui copre meglio l'interezza del campo da gioco, permettendo ai propri giocatori in possesso di avere sempre almeno due linee di passaggio possibili. A tal proposito va riconosciuto che, nel corso del tempo, il 4-3-3 ha avuto sempre più successo, tanto da diventare uno dei moduli più utilizzati in Europa, proprio per la capacità di coprire meglio gli spazi e mantenere le squadre compatte.
Nei padroni di casa c'erano diverse novità: al posto degli squalificati Crisetig e Ibarbo hanno giocato Conti e Farias, con Joao Pedro interno destro di centrocampo. Nel tridente offensivo, Sau era la punta centrale, Farias l’ala destra e Cossu quella sinistra: se al posto di quest’ultimo ci fosse stato Insigne, sarebbe stato esattamente il tridente del Foggia allenato da Zeman nel 2010-2011.

 

Ciò nonostante, c’è qualcosa che non funziona ancora bene nei meccanismi offensivi. Cossu sembra giocare come punto di riferimento arretrato: collabora alla fase difensiva ma è stato molto impreciso (ben 10 palle perse), e gli manca quella capacità di attaccare gli spazi con un taglio dietro la linea difensiva, movimento indispensabile per un’ala nel gioco di Zeman. La catena di fascia destra presenta due interpreti su tre incerti: Balzano non garantisce la qualità e l’attacco costante della profondità; Joao Pedro fa poco movimento, fornendo un’immagine di staticità che è all’opposto di quanto sarebbe necessario.
Daniele Conti potrebbe essere il regista perfetto per Zeman: ottimo calcio lungo, capacità di cambiare spesso fronte e ottimo tiro da fuori per chiudere le azioni ed evitare pericolosissime transizioni avversarie. Eppure, sembra ancora rallentare la manovra della propria squadra.

 




 

Il 3-4-3 del Genoa sembra invece molto flessibile, forse perché riadattato in base all’avversario: in fase difensiva molto spesso Antonelli si abbassava sulla sinistra per formare una difesa a 4 ed evitare la superiorità numerica dell’avversario (che contro l’Inter aveva dimostrato quanto potesse far male ad una difesa a 3, soprattutto sulle fasce).
Burdisso era centrale di difesa, Sturaro regista, accompagnato dal dinamismo di Bertolacci. In attacco Kucka è stato schierato sulla sinistra del tridente completato da Pinilla al centro e Perotti a destra: nonostante il suo grande impegno, il suo ottimo calcio (una traversa colpita con un tiro da fuori area quasi da fermo) e la capacità di inserirsi negli spazi, lo slovacco non è riuscito a garantire gioco né a saltare l’uomo, che infatti si è sviluppato quasi per intero sull’altra fascia.
Merito anche di Diego Perotti, un argentino che sembrava destinato al grande calcio quando giocava nel Siviglia, che poi si è perso un po’ per strada. Visto quanto fatto al Sant’Elia, c’è ancora tempo per rimettersi in carreggiata.

 


Nel corso del primo tempo il Genoa ha dato l’impressione di essere più padrone del campo, usando tutti gli strumenti tattici pensati da Gasperini per ridurre la pericolosità del Cagliari, con efficacia. La pressione molto alta sui difensori avversari li ha costretti spesso al retropassaggio verso il portiere Cragno, impedendo così la formazione dei triangoli fondamentali per lo sviluppo del gioco. Inoltre, la catena di destra formata da Edenílson, Bertolacci (che spesso ha giocato anche sulla sinistra) e Perotti ha funzionato benissimo, attaccando di continuo la difesa cagliaritana ed evidenziando da subito una certa difficoltà nella fase difensiva di Avelar. In particolare, è stato ottimo il movimento di Bertolacci a tagliare verso l’interno per creare lo spazio per l’attacco del terzino; Perotti a volte ha puntato e saltato l’uomo, a volte ha servito il compagno in profondità, spesso è entrato in area per provare un cross basso.

 

I dati SICS confermano la grande prestazione della catena destra genoana: Perotti recordman nei dribbling (5 riusciti su 6, seguito da Sau e Farias con 3 su 4) e migliore dei suoi nei duelli vinti (8 su 12), oltre ad un assist. Bertolacci ha realizzato più passaggi chiave di tutti (ben 5), e appena dietro nella sua squadra c’è proprio Edenílson (2 passaggi chiave e 1 assist).
E’ un caso che nel primo tempo il Genoa non sua riuscito a segnare. E’ sulla fascia sinistra del Cagliari che si consuma il primo tempo, in uno scambio di colpi senza sosta, per una partita che si potrebbe risolvere in un 3 contro 3 di un campetto di periferia: Avelar-Ekdal-Cossu vs Ednilson-Bertolacci-Perotti.

 




 

Non è un caso però il gol di Farias dopo 15 minuti: si tratta di un grande classico del gioco di Zeman. Il Cagliari schierava la linea difensiva quasi a ridosso del centrocampo, i difensori hanno bloccato un’offensiva genoana e Rossettini si è ritrovato in possesso del pallone. A quel punto, Sau è arretrato per ricevere il pallone e creare spazio alle sue spalle e simultaneamente l’esterno d’attacco Farias ha attaccato la profondità. Il difensore cagliaritano con una verticalizzazione immediata ha trovato lo scatto del brasiliano, che approfittando di un’incomprensione tra Marchese e Perin dribbla il portiere e segna a porta vuota.
Cagliari in vantaggio, e Zeman spiegato in tre concetti: accorciare gli spazi per riconquistare il pallone (l’altezza media delle palle recuperate è stata di 37 metri, a ridosso quindi del centrocampo), verticalizzare subito il gioco, movimenti simultanei per attaccare la profondità.

 

Il Genoa ha reagito continuando ad elaborare gioco senza mai, però, riuscire a colpire i lati deboli del Cagliari. Pinilla e Kucka sono sembrati inadatti ad attaccare la profondità dietro la linea difensiva avversaria, e tutto questo lavoro si è concretizzato in realtà solo grazie a ottimi spunti individuali (la rovesciata di Pinilla, la traversa di Kucka, le invenzioni di Perotti). Nel secondo tempo Gasperini ha inserito l’ala belga Lestienne al posto di Kucka e cambiato la disposizione in campo della sua squadra: una sorta di 4-2-3-1 con Pinilla punta centrale, che a volte si tramutava persino in 4-2-4, un modulo già utilizzato in altre occasioni, ad esempio nel derby contro la

.
In questo modo, il Genoa ha aumentato l’ampiezza del proprio gioco puntando a duelli individuali sulle fasce, con Perotti spostato sulla sinistra e Lestienne sulla destra, classiche ali a piedi invertiti per cercare la porta. Questa mossa ha ottenuto subito i suoi frutti, ed è stato di nuovo il numero 10 argentino del Genoa a seminare il panico sulla fascia: saltando il suo avversario, entrando in area di rigore e servendo un’ottima palla dietro su cui Rossettini, ben posizionato, è intervenuto in modo goffo. Autogol, pareggio, e si ricomincia da capo. Sull’altra fascia, Lestienne ha messo spesso in difficoltà Avelar fino a farlo ammonire: da quel momento, però, invece di insistere e puntare ancora di più il suo avversario in difficoltà, l’ala del Genoa si è spenta (sprecando anche un’ottima occasione).

 




 

Dopo il pareggio, Zeman ha intuito la necessità di cambiare qualcosa e modificare gli elementi meno adatti ad interpretare i suoi meccanismi di gioco: Longo al posto di Cossu per fare la punta centrale, con Sau esterno sulla sinistra e Dessena al posto di Joao Pedro, piedi buoni ma poca corsa. In effetti, Longo sembra avere le caratteristiche ideali per un centravanti da 4-3-3: deve venire spesso incontro ma anche attaccare la profondità, avere un buona fisicità e buona corsa. Il problema è che al momento di concludere non sembra avere ancora la giusta cattiveria: esempio lampante la ribattuta sbilenca sul rigore sbagliato da Avelar, con la porta praticamente spalancata.

 

Nel frattempo, infatti, i padroni di casa si erano resi pericolosi quasi solo con calci piazzati: prima un palo di Conti su punizione, poi il rigore sbagliato dal terzino brasiliano. Neppure l’espulsione di Sturaro del Genoa ha cambiato le cose: Gasperini ha sostituito Pinilla con Izzo, ridisegnando la sua squadra con un 4-4-1 privo di una vera punta. Poco dopo, Sau si è infortunato quando Zeman aveva già effettuato la terza sostituzione (Donsah al posto di un ottimo e stremato Ekdal, fondamentale in entrambe le fasi: 9 palle recuperate e 14 duelli di gioco vinti), e ancora una volta tra le due squadre si è ristabilita una sorta di armonia cosmica: nessuna è mai riuscita a prevalere sull’altra, ad un’occasione ne corrispondeva una per gli avversari, alla traversa di Kucka il palo di Conti, all’occasione di Lestienne il rigore di Avelar, in un costante ed intenso equilibrio.

 


Lo scontro tra queste due squadre ci ha permesso di godere di una buona partita, nonostante le aspettative fossero già molto alte: un’intensità a cui non siamo più abituati, anche se corredata da molte pause, va detto. E’ indubbio merito di entrambi gli allenatori, che cercano il risultato attraverso l’elaborazione di un proprio gioco, sebbene in modo diverso. Da una parte, Zeman è integralista nell’applicazione dei propri principi, a costo anche di determinare numerosi momenti di squilibrio di squadra; dall’altra, invece, Gasperini muove continuamente i propri giocatori, proprio per mantenere un’armonia di gioco e una compattezza tra i reparti necessari per la ricerca dell’ampiezza e della profondità.

 

Quale sia la conseguenza di questo pareggio per il futuro delle due squadre non è chiaro. Il Cagliari continua a non vincere in casa, stranamente, e appare ancora in via di definizione: è una squadra a volte sconnessa, in cui alcuni hanno già la capacità di muoversi secondo tempi e spazi precisi, mentre altri sembrano ancora non aver capito cosa fare, determinando così una scarsità di occasioni offensive (anche se Roncaglia e Burdisso sono stati bravissimi: rispettivamente 16 e 12 palle recuperate, record della partita) . L’idea di ampi margini di miglioramento dovrebbe lenire l’insoddisfazione cagliaritana: ma il celebre inverno zemaniano (cioè una serie di prestazioni negative durante il periodo più freddo dell’anno) sta per arrivare, e forse sarebbe anche il caso di essere più efficaci in fase realizzativa. La salvezza è un obiettivo ampiamente raggiungibile, ma la sensazione forte è che ancora si sia visto poco: tifosi cagliaritani, continuate ad andare allo stadio, perché potreste essere premiati (ammesso che preferiate un 4-3 all’1-0, of course).

 

Il Genoa di Gasperini si ritrova in ottima posizione di classifica, con 19 punti. Il pareggio può essere positivo, ma in parte ricorda che questa squadra non è costruita per puntare così in alto. Ciò non significa che il Genoa non possa continuare con un buon ritmo: l’approccio perfetto alla partita, l’aggressività e l’intensità viste per gran parte dell’incontro, la capacità di creare gioco sulle fasce e l’equilibrio dei reparti sono caratteristiche che possono fare la differenza. Partita su partita, grazie alle idee del suo allenatore e alle qualità dei suoi giocatori (da Perin a Sturaro, da Perotti a Bertolacci), questa squadra può costruire una grande stagione: l’Europa è un sogno difficile da realizzare, ma in questa Serie A c’è ancora molto spazio per le grandi imprese.

 

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