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Redazione basket
Due su due
06 Jul 2016
06 Jul 2016
L’Italia esorcizza anche la Croazia e passa come prima nel girone.
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Redazione basket
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di Dario Ronzulli (@DaRonz82)

 

Sin da quando la Croazia si è presentata da indipendente al mondo del basket, le sfide contro i balcanici per l’Italia sono state un ostacolo insormontabile. Ce le hanno suonate dal pre-olimpico di Barcellona ‘92 - quella era la Croazia di Drazen Petrovic che arrivò seconda dietro il Dream Team, va detto - all’Europeo 2013, spesso eliminandoci negli scontri senza un domani.

 

Il concetto di bestia nera era dunque perfettamente calzante alla vigilia del match: gli azzurri, di contro, potevano puntare sul fatto che l’ultimo e unico successo in competizioni ufficiali fosse arrivato ad EuroBasket ‘97 con in panchina… Ettore Messina. Messi da parte i precedenti, quello che la stretta attualità ha detto è che questa Italia Messiniana 2.0 ha superato brillantemente l’empasse emotivo dell’esordio, ha sfruttato al meglio la verve di Belinelli e Hackett e ha tratto dalla difesa la linfa vitale per scacciare i fantasmi della storia e concedersi una semifinale più agevole. La partita non è stata spettacolare ma “in gare come queste non c’è spazio per lo showtime” (Messina dixit). Però possiamo seguire la corrente di pensiero secondo cui una buona difesa vale il prezzo del biglietto: soprattutto nel secondo tempo il sacrificio, la mobilità fisica e la disponibilità ad aiutarsi di ogni singolo azzurro è servita per vincere e per eccitare il pubblico del PalaAlpitour, più vivo oltre che più numeroso rispetto alla sera precedente.

 

La Croazia ha avuto pochissimo da Hezonja condizionato dai falli, poco da Saric - che in un momento del secondo quarto ha comunque fatto quello che voleva contro Melli -, niente da Ukic e Bilan. Dopo un primo tempo da immarcabile, Bogdanovic è calato nella ripresa passando da 6/11 a 3/12 dal campo, anche perché non poteva cantare e portare la croce per 40 minuti. Era peraltro già successo in passato - con Marc Gasol ad Euro ‘13, con Dennis Schröder ad Euro ‘15 - che contro una squadra uguale o superiore questo gruppo “lasciasse” che un singolo giocatore si caricasse sulle spalle tutto o quasi il peso dell’attacco, mettendo fuori partita gli altri. Una tattica che ha sempre pagato dividendi. Tornando ai croati, Petrovic si è ritrovato con gli uomini contati a cui appigliarsi per girare una sfida condizionata anche dal nervosismo in cui i croati sono caduti nel secondo tempo.

 

A meno di un upset che definire clamoroso sarebbe riduttivo, oggi la Grecia batterà il Messico mandando i centroamericani a sfidare l’Italia in semifinale. Non una gara impossibile, ecco. In assenza di Gustavo Ayon, un paio di cose interessanti i messicani le hanno fatte vedere: ad esempio dopo rimbalzo offensivo o dopo palla recuperata cercano subito la transizione per non attaccare la difesa schierata; oppure la capacità di Francisco Cruz Saldivar di produrre tanto in attacco uscendo dalla panchina. Cruz ha giocato la scorsa stagione nel VEF Riga: un messicano in Lettonia è una cosa che neanche i maniaci dei giochi manageriali avrebbero mai pensato.

 

https://twitter.com/daronz82/status/750360237941686272

 

E poi c’è lui: 37% ai liberi a UCLA nella stagione di poca grazia 2006-2007

 

Tutto bello, tutto affascinante, tutto rispettabile. Però onestamente nulla da impensierire l’Italia sulla strada per Rio. Per di più con due giorni di riposo per Datome e compagni. Faranno perdere il ritmo partita? Serviranno a recuperare energie? La seconda che hai detto (cit.)

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di Marco Crespi (@MarcoCrespi)

 



Ultimo quarto.  La palla va in mano a chi ha qualità mentali e tecniche per essere protagonista. Palla in mano e attaccare dal palleggio con o senza blocco.

 

Melli da 5. Scelta di Messina per avere 5 giocatori mobili che possono cambiare o addirittura scambiare in anticipo per fermare una penetrazione.

 

Niccolò ripaga in: legge linea di penetrazione, e con ottimo angolo, non aspetta la palla, salta fuori per aggredirla e scambia con il difensore del piccolo. Servono piedi e angolo.

 



 

È pronto a cambiare. Attivo con piedi e mani. Solido.  E tiene.

 



 



La difesa di Melli, ma anche un altro difensore lo limita. E non è uno in maglia azzurra. Ukic da 3 punti abbina il 29% di questa stagione a Cantù al 22.5% della stagione scorsa con la maglia del Cedevita. Percentuali che aiutano una scelta, ovverosia fare stunt verso la palla, cioè lasciare per un attimo Ukic e andare così con il secondo uomo quasi a raddoppiare chi ha la palla in mano.

 

Obiettivo: togliere spazi e frequenza di tiri a chi fino a quel momento stava dominando la partita, Bogdanovic. Guardate qua.

 



 



Non sempre un canestro vale come un altro. Sciocchezza. No. Il valore di un canestro dipende anche dal momento. Da come è il punteggio. Quanto divario di punti c’è tra le due squadre. Quando appunto “culo mangia pigiama”. Citazione di Boscia Tanjevic.  Immagine efficace.

 

Sempre insieme a Chart Side, ecco la statistica #culomangiapigiama, cioè quello che una squadra, e un giocatore, fa quando il divario è entro 5 punti.

 

E ieri ultimo quarto. Italia avanti. E la difesa fa mantenere vantaggio. Si sbaglia/si forzano errori.

 

Dentro la forbice del distacco di 5 punti, tiriamo dal campo con 4 su 14, e senza un tiro libero conquistato. La Croazia fa 5 su 12 aggiungendo 4 palle perse.

 



 



Le due mappe dei tiri presi da Italia e Croazia nell’ultimo quarto di ieri, l’Italia trova dei buoni tiri ma senza riuscire a concretizzare, gli avversari invece escono dalle secche solo quando arrivano sotto al canestro (oltre alla tripla senza ritmo di Hezonja). Dati e grafiche di ChartSide.



 

La difesa mette il marchio ma vale la pena (ri)guardare questo poker di canestri firmato Belinelli&Datome

 



 

Bella rimessa. Ma ci vuole tocco e coordinazione per andare oltre difensore con la mano sinistra.

 



 

Esecuzione stile KD.

 



 

Proprio canestro da #culomangiapigiama.

 



Ma #culomangiapigiama non è solo ultimo quarto. Ci sono momenti in cui l’avversario ti sorpassa. Quando perdi esecuzione e fiducia. Sempre dentro lo scarto di 5 punti. La Croazia ci sorpassa sul finire del secondo quarto. Sembriamo pericolosamente attendere di andare in spogliatoio per trovare gli aggiustamenti. Momento da #culomangiapigiama quasi senza accorgersi.

E Daniel vuole un canestro da una rimessa complicata.

 



 

Attacca e finisce in penetrazione da flow di transizione.

 



 

Ruba palla per il sorpasso

 



 

E, nel quarto quarto, chiude con una difesa di volontà e piedi mai fermi vs Bogdanovic.

 



 

Difesa vincente. Come il #culomangiapigiama difensivo di Daniel significa vittoria. Lui in difesa sulla palla con punteggio dentro il +/- 5 e chi tira finisce con un totale 1 su 7. Puntini rossi qua sotto.

 



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di Davide Bortoluzzi (@theref140386)

 

Edmun Kean, attore inglese vissuto a cavallo tra il ‘700 e l’800, è stato famoso per le sue intemperanze, per la sua prodigalità e l’amore per il vino. Ma Kean è anche unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi interpreti della storia del teatro inglese.

 

Hackett questa sera ha ricordato molto il protagonista di “Genio e sregolatezza”, riuscendo a veicolare quell’irrequietezza interiore in energia positiva e trainante, su entrambi i lati del campo. Il pesarese è lo stesso giocatore che venne squalificato nell’estate del 2014 dopo i fattacci del ritiro di Trieste: è sanguigno, irruento, ma è anche un giocatore capace di caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti di difficoltà.

 

Un contributo, il suo, andato oltre le mere statistiche che pur riportano 12 punti e 8 rimbalzi (anche se siamo pronti a scommettere almeno un paio siano stati persi per strada dal tavolo segnapunti) e un plus/minus di +11. Sempre in campo nei momenti decisivi - 35 minuti alla fine per lui - Daniel è stato autore di alcune giocate difensive al di là di ogni logica su Bogdanovic e Saric, oltre che di canestri fondamentali nel momento di maggiore difficoltà della squadra.

 


Rubata su Bogdanovic a poco più di un minuto dalla fine del primo tempo per il canestro in contropiede, azione che riassume nel complesso la partita di Hackett.



 


Tripla sullo scarico di Gentile che porta l’Italia sul +8 a fine terzo quarto, il parziale che alla fine si è rivelato decisivo ai fini della vittoria.



 


Altra giocata difensiva, forse ancora più decisiva. Bogdanovic prova a prendersi la linea di fondo sfruttando il mismatch in termini di peso e centimetri, Hackett chiude ogni possibilità e lo costringe a un jumper ad alta difficoltà, nella transizione che ne consegue, Gallinari segnerà il canestro del +7.



 

In una serata dove Messina e Petrovic si sono sfidati in una mirabile partita a scacchi dal punto di vista tattico, di fatto annullandosi a vicenda, il fattore X è stato proprio un giocatore atipico, l’energia pura in grado di far saltare il banco, come il cavallo su una scacchiera.

 

Se in questo pre-olimpico le stelle designate stanno faticando a entrare in ritmo, piazzando qua e là estemporanee zampate, giocatori in grado di uscire dagli schemi e di veicolare emozioni come Daniel fanno tutta la differenza del mondo. E siamo ben contenti che, dopo mille peripezie, vesta ancora la nostra maglia.

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