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Gianluca Faelutti
I 10 incontri più sanguinosi nella storia dell'UFC
29 Mar 2018
29 Mar 2018
Lauzon contro Miller, Velasquez contro Dos Santos e altri incontri passati alla storia per la loro durezza.
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Gianluca Faelutti
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 Nella storia della UFC ci sono stati tanti incontri sanguinosi, caratterizzati cioè da un abbondante spargimento di sangue, anche se non è questo il parametro migliore per valutare la reale “sanguinosità” di un incontro, intesa come durezza dell'incontro o, se volete, brutalità. A volte, anche negli incontri meno violenti, una semplice gomitata può aprire una ferita in una zona che comporta la fuoriuscita di moltissimo sangue, senza che però il danno fisico sia tale da compromettere il normale svolgimento dell'incontro. Emblematico, in questo senso, il match tra

, un vero e proprio bagno di sangue senza per questo essere stato un incontro memorabile per la sua durezza.

 



 

Ho scelto i dieci gli incontri più sanguinosi non tenendo solo conto dello spargimento di sangue, ma anche della brutalità e della ferocia che un incontro può mettere in scena, quella violenza arcaica che non è solo estetica (anzi, spesso è effettivamente repellente) e che attrae parte del pubblico molto prima degli aspetti puramente tecnici, quell’aggressività che la società moderna ha rimosso e che anche nelle MMA è sublimata.

 



opo un minuto le gomitate dalla mezza guardia di Velasquez hanno già aperto uno vistosa ferita sul volto del brasiliano.

 



 



 

 

Bigfoot" è in totale balia della foga di Velasquez, che trova anche la posizione di monta e continua colpire finché l’arbitro, finalmente, mette fine al

quando manca un minuto e ventiquattro secondi alla fine del round. Tre minuti e mezzo sono bastati a Cain Velasquez per dare vita a una delle carneficine più tremende che si siano mai viste in uno sport da combattimento. Tutto, come sempre, si chiuderà in un abbraccio molto sentito.

 





 



 





 

 



 

Ancora colpi, stavolta sono

che si schiantano in pieno contro il volto ormai irriconoscibile di Lesnar finché l'arbitro Herb Dean dice di aver visto abbastanza.

 





 

 A metà della prima ripresa l’arbitro è costretto a concedere un'interruzione temporanea per verificare le condizioni del fighter.

 



 

 

Si riprende, ma è sempre Miller a dominare con una pesante ginocchiata alla testa dal clinch, fase nella quale riuscirà ad essere efficace per tutto il match con ben 27 colpi significativi, alcuni dei quali davvero dolorosi.

 



 

Miller conquista prima la mezza guardia, poi addirittura la full guard, ma è ingordo a tentare contro un grappler d’elite una tecnica di strangolamento conosciuta come "Brabo Choke", e finisce per finire sotto al suo avversario. Ora che Lauzon

di lui, anche Miller è coperto di sangue, seppur non suo. Nel terzo round Miller comincia con un inside leg kick, ma Lauzon risponde con una buona combinazione. Lauzon arriva a bersaglio con maggiore frequenza, ora, mette un altro buon gancio prima di perdere l'equilibrio su un successivo

e trovarsi di nuovo a terra.

 

Torna a dominare Miller con la netta superiorità del suo pugilato, ma J-Lau non molla e a metà della ripresa piazza una ginocchiata al corpo molto pesante che costringe Miller ad arretrare di qualche passo per riprendere il respiro. Sono entrambi esausti, ma nessuno dei due vuole fare un passo indietro e allo scadere Lauzon tenta prima una "Imanari Roll", poi una ghigliottina, ma è inutile perché pochi istanti dopo il suono della sirena decreta la fine della sanguinosa battaglia. I due restano

. J-Lau con il volto totalmente coperto di sangue allunga un braccio verso Miller che si volta e lo abbraccia.

 



Oggi il record di Penn dice 16 vittorie e 12 sconfitte ed è il record più bugiardo che un fighter possa avere. Nel 2008 

Joe Stevenson,



 

, Penn mette un montante violentissimo che fa crollare a terra Stevenson, ma dalla posizione dominante non riesce ad essere troppo efficace finché, esattamente a metà ripresa, non migliora nettamente la sua posizione trovando la full mount. 



 



 



 

 

In piedi la superiorità di Penn è evidente, Stevenson prova a reagire mettendo anche una buona gomitata dallo stand up, ma BJ arriva costantemente al volto con i suoi pugni nelle fasi di striking. Dopo 2 minuti nel secondo round, Herb Dean interrompe il match per verificare le condizioni di Stevenson, ma il medico dice che si può continuare, così BJ Penn seguita imperterrito a colpire il povero Stevenson

. Prima il montante, poi il gancio: Stevenson barcolla, finisce a terra e concede un’altra volta la monta.

 

Quando a un minuto dalla fine, dopo aver concesso la schiena, Stevenson subisce la "Rear-Naked Choke" che chiude il match è

.

 



Cinque anni fa il match fra lo statunitense Shane Carwin e il brasiliano Junior Dos Santos era fra i più appetibili nella massima categoria: entrambi striker eccezionali, più potente il primo, più veloce e tecnico il secondo, offrivano grandi aspettative per un incontro che si poteva immaginare molto equilibrato. Ma le cose andarono molto diversamente.

 



 



 



 

 



 



 



 



Quello tra Rory MacDonald e Robbie Lawler non è soltanto uno dei match più sanguinosi nella storia della UFC, ma anche uno dei più spettacolari, avvincenti e ricchi di colpi di scena. Alla vigilia del questo match erano due tra i migliori welter in circolazione (e forse lo sono tutt’ora): più duttile e tecnico il primo, più gladiatorio e potente il secondo.

 

Lawler veniva da una prima esperienza non del tutto convincente in UFC fra il 2002 e il 2004, quando aveva combattuto sette incontri vincendo solo i primi tre, per venire poi tagliato e fare il suo ritorno solo nove anni dopo. Il mutamento di Lawler fu radicale e improvviso: tutto d’un tratto, complice anche il passaggio dai pesi medi ai pesi welter, sembrava molto più in controllo nell’ottagono, la sua aggressività meno scriteriata e la sua difesa ai takedown migliorata in modo considerevole. Al suo ritorno in UFC, si conquistò il titolo battendo Jhony Hendricks, grazie a tre prestazioni clamorose (di cui l’ultima proprio contro Rory MacDonald, vinta per split decision).

 

MacDonald invece ha avuto un percorso più lineare (ne abbiamo scritto approfonditamente

) ed era considerato il più grande talento canadese dopo Georges St Pierre: con questa

aveva la possibilità di riportare in patria quel titolo che era stato, dal 2007 al 2013, proprietà indiscussa del suo predecessore.

 

All’inizio l’incontro sembra tranquillo. La prima ripresa è caratterizzata da una lunga fase di studio (con il pubblico che, non potendo sapere cosa stava per succedere, aveva iniziato a fischiare) dove MacDonald sembrava poter avere la meglio grazie a qualche sporadica offensiva con il jab. Lawler, però, si difendeva bene, ed era molto efficace quando cercava di portare il suo avversario a terra con lo sprawl. Nel secondo round Lawler diventa sempre più aggressivo e inizia a colpire a sua volta con il jab, accompagnandolo a volte anche con il suo pesante mancino. È il momento in cui l’incontro inizia a diventare davvero sanguinoso: un uno-due di Lawler si schianta con violenza sul volto del canadese, facendogli grondare sangue dal naso, forse già fratturato.

 



 

 

L’inerzia adesso è a favore di Lawler, che anche nella terza ripresa continua ad andare a bersaglio con frequenza con il destro. MacDonald sembra molto in difficoltà e per difendersi tenta l’atterramento, ma il suo one leg si scontra ancora una volta sul fenomenale sprawl di Lawler. A soli 38 secondi dalla fine della ripresa, però, quando sembra ormai inerme e sconfitto il canadese riesce a colpire violentemente Lawler

, facendogli perdere per un attimo l’equilibrio. Comincia 

di MacDonald, che continua all'inizio della quarta ripresa.

 

Lawler riesce inspiegabilmente a rimanere in piedi, e dopo che il nubifragio è finito torna a colpire con le sue solite combinazioni di braccia, ribaltando un’altra volta l’andamento dell’incontro che ora sembra volgere nuovamente a suo favore. Al termine del quarto round Lawler resta immobile a fissare MacDonald:

.

 

Nel quinto round le forze sono scemate, con il canadese che sembra aver spremuto tutte le sue energie per cercare invano di finalizzare il suo avversario. Lawler ne ha di più, arriva con frequenza al volto ormai tumefatto di MacDonald finché l’ennesimo jab, potente, va a schiantarsi sul naso già fratturato e Rory

. Lawler esulta con

che sembra fatto con una lama. Rory MacDonald, dopo essere tornato dagli inferi, dirà : «Grazie Robbie, è stato il più bel giorno della mia vita».

 



l primo acuto è proprio di Penn: Joe Rogan, il commentatore, non fa in tempo a dire che il pugilato di BJ è il migliore in assoluto applicato alle MMA che

fa crollare le gambe di Sanchez, dopo 30 secondi. 



 



 

 

Anche nella seconda ripresa Sanchez non trova mai le misure, a differenza di Penn che senza strafare va a segno con buona costanza e difende con facilità i tentativi di atterramento avversari. Nel terzo Sanchez lavora molto a parete, capisce che non ha scampo nelle fasi di striking, ma l’equilibrio di Penn è fantastico e il match continua a svolgersi in piedi, dove sta letteralmente schiacciando il suo avversario.

 

Nella quinta, un high kick seguito da un serie di colpi con Sanchez a parete apre una ferita così vistosa da imporre un immediato stop di Herb Dean.

 



 

 

 finita e BJ Penn per esultare come consuetudine mulina le braccia schiaffeggiandosi il volto per poi leccarsi i guanti coperti del sangue di Sanchez, in quello che sembra un manifesto della suo opera sanguinaria.

 



Junior Dos Santos aveva scioccato il mondo il 12 Novembre del 2011, quando con un overhand destro aveva mandato KO Cain Velasquez strappandogli la cintura appena conquistata ai danni di Brock Lesnar. Un anno è tempo di rivincita: Dos Santos veniva da otto vittorie in altrettanti incontri in UFC, e le cinque finalizzazioni entro il primo round ai danni di fighter del calibro di Fabricio Werdum, Stefan Struve, Gabriel Gonzaga e, appunto, Velasquez, facevano pensare ad un lungo e incontrastato dominio.

 

Velasquez la pensa diversamente e parte aggressivo, vuole togliere la distanza alla potenza del pugilato di Dos Santos che sa essere letale in particolare nelle prime fasi del match, così l’accorcia e i suoi movimenti sono velocissimi per un peso massimo, tenta subito il takedown, ma JDS è

una volta a terra. Velasquez riprova ripetutamente ad ottenere l’atterramento, non ci riesce e inizialmente sembra essere il brasiliano con i colpi d’incontro ad avere la meglio. È un'illusione, l’alto ritmo di Velasquez diventa sempre più fruttuoso e quando dopo tre minuti mette JDS a parete e inizia a colpirlo con efficacia si profila un nuovo vantaggio per Cain, che potrà sfruttare il lavoro a parete e la dirty boxing.

 

L’alternanza dalle fasi di clinch a quelle di striking sembra togliere ritmo e misure a JDS, a un minuto e mezzo dalla fine infatti

in seguito a una buona azione di clinch manda knockdown il brasiliano. Diventa istintivamente una furia Velasquez che scatena un impressionate ground and pound (saranno 42 i suoi colpi a segno nel primo round) e

già ampiamente provato quando è trascorsa soltanto la prima ripresa. Velasquez è impetuoso anche a inizio secondo round, colpisce JDS con una violenta scarica di colpi, lo costringe ancora una volta a parete, lo atterra e inizia nuovamente a colpirlo dalla mezza guardia.

 



 

 

Ora Dos Santos non riesce più a difendere i ripetuti atterramenti di Velasquez che lo strapazza e lo devasta di pugni sia nelle fasi di ground game, sia in quelle di striking, dove si pensava che il brasiliano potesse avere un vantaggio e invece si mostra in palese difficoltà di fronte al ritmo, come sempre insostenibile, di Cain. Nella seconda ripresa Dos Santos è andato a bersaglio soltanto due volte contro le 24 di Velasquez che sta rendendo sempre più netta la discrepanza fra i due.

 

Ad inizio del terzo round un dato è particolarmente significativo: 33 colpi tentati da JDS, contro i 165 tentati da Cain, un’enorme discrepanza di ritmo nella quale il brasiliano sta lentamente sprofondando in una spirale sanguinaria. Nel terzo Velasquez punta sul lavoro a parete e non smette di colpire con la sue dirty boxe. Appena si torna a distanza Velasquez incede inarrestabile e incurante degli sporadici colpi d’incontro del brasiliano per costringerlo a parete e poi liberare

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