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Michele Tossani
Cosa aspettarsi da Tudor alla Lazio
20 mar 2024
20 mar 2024
Il tecnico croato subentra in una situazione difficile.
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Michele Tossani
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Per superare la fine dell'esperienza di Maurizio Sarri sulla panchina della Lazio, il presidente della Lazio Claudio Lotito aveva a disposizione due strade. La prima, nel segno della continuità, avrebbe previsto la conferma di Giovanni Martusciello fino al termine della stagione, per avere il tempo di programmare l’anno prossimo con un nuovo allenatore. L’ormai ex vice di Sarri è stato infatti l’unico componente del vecchio staff tecnico a non rassegnare le dimissioni insieme al tecnico toscano, optando invece per restare legato al club. La seconda strada invece portava al cambio di allenatore fin da subito, scegliendo un tecnico per forza di cose diverso da Sarri, che ormai è un unicum nel panorama delle proposte di gioco ad altissimo livello.

Dopo una breve pausa di riflessione alla fine Lotito ha preso proprio questa seconda strada, rompendo i ponti con la gestione precedente. Così, mentre Martusciello andava in panchina per la sfida al Frosinone già sapendo che quella sarebbe stata la sua unica apparizione come primo allenatore, il presidente della Lazio ha messo sotto contratto Igor Tudor, nome che quindi si è finalmente concretizzato dopo essere stato ipotizzato decine di volte ogniqualvolta la stagione di una squadra di Serie A iniziava a prendere una brutta piega.

Il percorso che ha portato Tudor alla Lazio

Com'è noto, Tudor rientra nella folta schiera schiera dei discepoli di Gian Piero Gasperini, una famiglia sempre più influente in Serie A. Tudor quindi fa parte di quel coaching tree che unisce l’attuale allenatore dell’Atalanta ai vari Ivan Jurić, Francesco Modesto, Salvatore Bocchetti, Bruno Caneo e Raffaele Palladino (forse il più spurio, anche più di Tudor, mischiando il credo gasperiniano con aspetti del gioco relazionale).

Dopo le iniziali esperienze con l’Hajduk Spalato in Croazia e con Karabükspor e Galatasaray in Turchia, in Italia la carriera da allenatore di Tudor è iniziata nell’aprile del 2018, quando l’ex difensore della Juventus è stato chiamato dalla famiglia Pozzo al capezzale di una Udinese in difficoltà dopo la gestione di Massimo Oddo, per giocarsi la salvezza nelle ultime quattro partite stagionali.

Oddo era arrivato in Friuli per sostituire a sua volta Luigi Delneri, infilando una striscia positiva di sette vittorie consecutive. Dopo questo iniziale exploit però la sua stella si era offuscata, e l’Udinese aveva infilato un incredibile filotto di undici sconfitte di seguito prima dell'arrivo del tecnico croato. Appena arrivato a Udine, Tudor ha deciso per un cambio netto nel modello di gioco proposto dai friulani: via al palleggio, all'ambizione di risalire il campo con calma e coinvolgendo tutti gli undici effettivi, e spazio a un calcio aggressivo e iper-verticale, sul modello appunto gasperiniano. La squadra friulana ha avuto inizialmente come un rigetto delle idee di Tudor, faticando ad assimilare il pressing ultra-offensivo, e collezionando prima un punto contro il Benevento in trasferta e poi una brutta sconfitta in casa dall’Inter (0-4).

Nonostante questa partenza stentata, alla fine il lavoro di Tudor ha ottenuto i suoi risultati. Negli ultimi centottanta minuti di campionato, infatti, l'Udinese centra due vittorie decisive (a Verona e in casa contro il Bologna), entrambe per 1-0, che le permettono di raggiungere la salvezza a quota 40 punti.

I meccanismi che regolano il funzionamento del calcio italiano, lo sappiamo, sono però imprevedibili e misteriosi, e nonostante i risultati, Tudor non viene riconfermato per la stagione successiva. L'Udinese decide di puntare su Julio Velázquez, che però resiste soltanto dodici partite prima di venir esonerato. Al suo posto arriva Davide Nicola, reduce dal miracolo Crotone di due anni prima, ma anche lui non ottiene i risultati sperati e così, nel più classico topos delle minestre riscaldate, ecco che i dirigenti dell’Udinese tornano ad affidarsi alle cure di Tudor. La storia si ripete: appena tornato in Friuli, Tudor precisa di essere un allenatore lontano dal calcio di possesso che in quel momento si sta imponendo in Europa, rimarcando nuovamente il suo legame con la visione di Gasperini.

Ancora una volta il lavoro di Tudor paga: con lui in panchina l’Udinese riesce a conquistare addirittura 10 punti nelle ultime 4 partite di campionato, andando così al di là di una semplice salvezza per issarsi fino al dodicesimo posto della classifica finale. Questa volta i Pozzo decidono di confermarlo alla guida della squadra che affronterà la stagione 2019-20. L’inizio non è però dei migliori e il croato viene sollevato dall’incarico dopo dieci partite, per essere sostituito dal suo ex vice Luca Gotti.

Dopo questa seconda esperienza all'Udinese, Tudor torna alla guida dell’Hajduk conducendolo al quinto posto nel massimo campionato croato. Il richiamo dell’Italia, però, è forte e così, nell’estate del 2020, Tudor rescinde il contratto per accettare la proposta della Juventus, alla ricerca di un vice di esperienza per affiancare Andrea Pirlo. Come molti ricorderanno, l’esperienza dura però l’arco di una sola stagione e finisce con una buona dose di veleno e una certa frustrazione nel croato. Chiusa la parentesi da vice, Tudor si rimette in proprio in attesa di una chiamata. Arriva nel 2021, da parte del Verona. Il presidente Maurizio Setti decide infatti di archiviare l’esperienza con Eusebio Di Francesco dopo sole tre giornate e chiama alla guida dei gialloblù proprio Tudor, un tecnico teoricamente più vicino al calcio di Jurić, che a Verona aveva fatto grandi cose.

Il percorso di Tudor a Verona è stato a dir poco trionfale, con la squadra che ha messo insieme 23 punti nelle prime 13 giornate. Non è solo una questione di risultati, però: a impressionare è anche il gioco espresso dal Verona. Da un punto di vista difensivo, si vedeva finalmente dispiegato quel pressing selvaggio che aveva fatto le fortune del Verona con Juric, e che adesso veniva canalizzato in un nuovo sistema di gioco. Dopo un pareggio ottenuto contro il Napoli, è stato lo stesso Tudor a spiegare il ripristino del sistema difensivo precedente. «Un allenatore deve sempre aggiornarsi», ha detto Tudor in quell'occasione «Il calcio cambia, la gente che viene allo stadio è sempre più esigente e non vuole vedere squadre che stanno dietro e subiscono. A me piaceva fare pressione a zona, oggi è diverso, è una pressione a uomo. In fase difensiva mi sono appoggiato tanto al lavoro che è stato fatto nei due anni scorsi. Bisogna lavorare molto in settimana per farlo: io ho bravi ragazzi, umili, pronti al sacrificio. Questo modo di allenarsi è difficile da proporre in una grande squadra, ma si potrebbe fare una via di mezzo, con la voglia di andare avanti ma più a zona. Questa è una cosa un po' "malata", in senso buono: non lo puoi proporre a uno come Ronaldo». Secondo i dati raccolti da Alfredo Giacobbe, quel Verona ha chiuso il campionato quarto per PPDA e secondo per recuperi palla offensivi in media a partita. E questo nonostante il Verona avesse cominciato il campionato avendo ceduto alcuni dei suoi pilastri difensivi come Amrabat (Fiorentina), Rrahmani (Napoli) e Kumbulla (Roma).

Con il croato alla guida, l’Hellas si è però evoluta anche oltre il pressing. Non più una squadra che semplicemente attaccava difendendosi, con una fase offensiva che dipendeva quasi esclusivamente dalle riconquiste alte trasformate poi in veloci transizioni brevi, ma che aveva anche una una manovra più articolata, che passava anche per i canali centrali del campo. I dati raccolti da Fbref aiutano a comprendere meglio questa evoluzione: il Verona di Juric infatti produceva una media di passaggi lunghi di 76.8 e 19.3 cross per 90 minuti di gioco. Con Tudor questi numeri crollano: 71.8 palle lunghe e 15.6 cross per 90 minuti.

Persi anche Mattia Zaccagni e Federico Dimarco durante la sessione estiva del calciomercato 2021 (giocatori che facevano pendere il Verona a sinistra, la zona battuta anche da Darko Lazović), offensivamente Tudor ha deciso di riallineare il suo 3-4-2-1 in modo tale da utilizzare maggiormente i corridoi centrali del campo, andando a cercare Gianluca Caprari e Antonín Barák in zona di rifinitura. Sfruttando il lavoro dei due fra le linee di difesa e centrocampo, il Verona ha scoperto così di avere anche una precisa identità offensiva. A beneficiare del lavoro in rifinitura di Caprari (7 assist) e Barák (4) oltre che del consueto supporto di Lazović (7) è stato soprattutto Giovanni Simeone, autore di 17 gol e di una stagione che poi gli permetterà lo sbarco al Napoli nell'anno dello scudetto.

La stagione a Marsiglia

Finita dopo una stagione l’esperienza in Veneto, Igor Tudor ha accettato l’offerta di Pablo Longoria per andare ad allenare l’Olympique Marsiglia. Una scelta che forse nasce dal passato bianconero che accomuna il tecnico croato e lo stesso Longoria, che in passato è stato capo dell’area scout della Juventus. L'intuizione alla fine è stata un successo ma, come spesso accade a Marsiglia, la stagione è stata piuttosto travagliata, come ha raccontato proprio Longoria in una lunga intervista concessa al quotidiano locale La Provence pochi mesi fa. Tudor è arrivato presto allo scontro con i suoi giocatori sul solito scoglio: il pressing. Per imporre il suo stile di gioco infatti il croato ha bisogno che i giocatori siano ben allenati e questo tipo di approccio è risultato particolarmente indigesto a molti dei cosiddetti senatori dello spogliatoio marsigliese (uno fra tutti: Dimitri Payet).

Ancor prima dell’inizio ufficiale della Ligue 1, la situazione era talmente critica che si erano diffuse voci di un possibile allontanamento di Tudor. È stato soprattutto Longoria, in quella circostanza, a non far affondare la nave, difendendo la sua scelta. E Longoria alla fine ha avuto ragione. Dopo le difficoltà iniziali, infatti, Tudor infatti è riuscito a portare il Marsiglia al terzo posto in campionato, posizione che significava partecipazione ai playoff di Champions League (dai quali poi i francesi sono stati estromessi quest’anno sotto la guida di Marcelino, dopo aver avuto la peggio nel doppio confronto con i greci del Panathinaikos).

Tudor ha centrato quel risultato rimanendo fedele al suo calcio fatto di 3-4-1-2, pressing alto sui riferimenti e transizioni brevi. Un Marsiglia ancorato su una difesa a tre nella quale i centrali venivano alternati in base al loro stato di forma. Davanti a loro agiva la coppia di interni formata da un giocatore più di regìa (Valentin Rongier) e uno più di sostanza (l’ex Fiorentina e Roma, Jordan Veretout).

Ma le soluzioni più interessanti dell’OM 2022-23 si sono viste davanti, zona nella quale Tudor ha rilanciato le quotazioni del turco Cengiz Ünder (oggetto misterioso alla Roma e invece ceduto dal Marsiglia al Fenerbahçe per una cifra di circa 15 milioni di euro), proposto Mattéo Guendouzi (giocatore che ritroverà alla Lazio) come uno dei due trequartisti e schierato Alexis Sánchez come riferimento più avanzato.

Il cileno, grazie alle sue doti associative e a una insospettabile precisione in fase di finalizzazione (che lo ha portato a essere a fine stagione il cannoniere della squadra con 14 gol in campionato) è ben presto diventato l’epicentro del gioco offensivo del Marsiglia di Tudor. La sua importanza nello scacchiere tattico organizzato dal tecnico croato è stata tale che nemmeno l’arrivo del portoghese Vitinha (ora al Genoa) a gennaio per la cifra di 32 milioni di euro (record nella storia del club francese) ne ha scalfito la titolarità.

Una delle vittorie più prestigiose del Marsiglia di Tudor, contro il PSG in Coppa di Francia.

Tudor alla Lazio

Alla luce di questo percorso, cosa aspettarsi ora che il tecnico croato si è seduto sulla panchina della Lazio? Con Sarri, la squadra biancoceleste non è riuscita a superare tutta una serie di difficoltà che alla fine ne hanno pregiudicato la stagione. Certo, tutto è iniziato a farsi più difficile già dalla cessione di Sergej Milinković-Savić, il cui apporto sia in termini di gol e assist (11 più 11 l’anno passato) che di funzionalità in fase di sviluppo, è stato forse sottovalutato e mai realmente sostituito (se davvero possibile). In questa stagione la Lazio ha pagato anche l'appiattimento del rendimento di alcuni giocatori, come Provedel, Zaccagni e Immobile, che la scorsa stagione hanno avuto un'annata sopra ogni più rosea aspettativa, e le difficoltà nel recepire i dettami tattici del suo allenatore, in particolare in fase di non possesso.

Se sul mercato si dovrà aspettare ancora qualche mese per capire che forma prenderà la squadra, da un punto di vista tattico è proprio nella fase di non possesso che ci dovrebbe essere il cambiamento di rotta più radicale. Se Sarri la gestiva con rigidi riferimenti sulla posizione della palla e l’occupazione dello spazio, infatti, Tudor dovrebbe virare verso un modello molto più orientato sull’uomo, fatto di uno contro uno a tutto campo. Un'interpretazione che dovrebbe aiutare soprattutto Casale, cresciuto proprio a Verona in un sistema di questo tipo e che quest'anno è apparso più appannato, e che in generale dovrebbe rendere tutta la fase difensiva più facile. La difesa a zona pura, infatti, può dare grandi risultati ma per essere efficace ha bisogno che i giocatori prendano decisioni complesse in continuazione e che abbiano quindi una concentrazione costante. Con le marcature a uomo, invece, i compiti diventano più semplici, anche se bisognerà vedere come si adatteranno a questo sistema giocatori come Romagnoli e Gila, che non sembrano più avere l'atletismo per l'anticipo che serve a questo sistema. Anche a centrocampo la prontezza fisica dei giocatori sarà un'incognita: come si adatteranno giocatori come come Luis Alberto e Felipe Anderson a un sistema così aggressivo?

In fase di possesso la squadra dovrebbe assumere una nuova struttura. Il 4-3-3 di Sarri dovrebbe essere accantonato a favore di una disposizione con tre difensori centrali. Nel caso in cui venisse battuta questa strada, resta da vedere se Tudor opterà poi per un centrocampo a cinque oppure a quattro con due trequartisti alle spalle della punta centrale (o con un numero 10 dietro due attaccanti). Il gioco presumibilmente più verticale potrebbe però aiutare diversi giocatori in rosa, che finora hanno avuto stagioni interlocutorie, come Nicolò Rovella (che potrebbe esaltarsi in una coppia di mediani) e Daichi Kamada sulla trequarti. Nella stessa potrebbe avere nuove fortune anche Gustav Isaksen. Il danese è stato utilizzato da Sarri più che altro come riserva da mandare in campo a partita in corso, ma le sue qualità nel dribbling e nell’attaccare la profondità potrebbero essere funzionali anche in corridoi più centrali, come vuole Igor Tudor. E se Isaksen rinascesse come ha fatto a Verona Caprari?

Le maggiori attenzioni, però, si concentreranno inevitabilmente su Mattéo Guendouzi. Come detto il centrocampista francese ha vissuto un’ottima stagione con Tudor al Marsiglia giocando da trequartista e non è da escludere che possa essere nuovamente impiegato con quelle funzioni. In sede di trattativa per approdare alla Lazio Tudor avrebbe chiesto, in vista della prossima stagione, garanzie sulla permanenza dell’ex Arsenal, a riprova della stima che il nuovo allenatore nutre per il giocatore.

Sugli esterni sarà interessante vedere come reagiranno al nuovo sistema due terzini come Luca Pellegrini e Manuel Lazzari. Entrambi sono risultati a disagio nella rigida difesa a quattro di Sarri, ma le loro caratteristiche potrebbero esaltarsi da esterni a tutta fascia in una difesa a cinque, con i braccetti della difesa a tre pronti a scivolare esternamente per coprirne le lacune difensive.

Infine c’è la questione Immobile. Il capitano della Lazio sembra in netto calo fisico e le sue prestazioni sono state al centro delle discussioni per tutta la stagione. Sarri ha provato a preservare il suo ruolo da titolare nonostante l'arrivo del "Taty" Castellanos, anche pagando qualcosa in termini di pressing e quindi di tenuta difensiva generale, ma la mossa alla fine non ha ripagata e la Lazio continuava a sembrare migliore quando poteva schierare un attaccante che venisse incontro a giocare con i compagni. Cosa succederà adesso? Da una parte l’arrivo di Tudor potrebbe aiutare Immobile con un approccio più verticale e due trequartisti a farne le veci tra le linee, sgravandolo quindi da compiti di costruzione e definizione. Dall'altra, però, il calo fisico del numero 17 della Lazio potrebbe scontrarsi ancora più duramente con un sistema che punta moltissimo su un pressing alto e aggressivo, e che richiede una forma atletica eccellente.

Ovviamente siamo solo all'inizio di un'esperienza che inevitabilmente dovrà essere giudicata pienamente solo nella prossima stagione. Tudor avrà il lusso di utilizzare questa ultima parte di campionato per capire la squadra che ha sotto mano, e plasmarla così a suo piacimento quest'estate con l'aiuto della sua società. Da questo punto di vista, sarà anche interessante capire il rapporto che il tecnico croato instaurerà con i quadri dirigenziali, visto il suo passato piuttosto turbolento a riguardo. Questa volta la società darà a Tudor quello che vuole o, citando Sarri, gli proporrà "C e D"?

Oggi però questi sono discorsi ancora lontani. La Lazio ha una stagione da concludere, con una possibile qualificazione europea da raggiungere e una semifinale di Coppa Italia da giocare, mentre il lavoro di Tudor deve ancora cominciare.

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