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Emanuele Atturo
Come ho perso il Fantacalcio
08 Jun 2023
08 Jun 2023
In certe sconfitte il Fantacalcio sembra parlarci.
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Emanuele Atturo
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È durante l’asta, in una stupenda domenica di settembre, che avrei dovuto intuire che c’era qualcosa di maledetto nella mia stagione. Ci sediamo alle 11 e alle 18.30 siamo ancora a tavola a battere gli attaccanti. È il momento decisivo dell’asta, ma mi sento distrutto: per la stanchezza, per la pizza gigante consumata a pranzo, per il down di zuccheri della coca cola. Non ho mai partecipato a un’asta del Fantacalcio - questa specie di Sabba per maschi etero cis - da cui non sia uscito distrutto. È in quel momento che mi prende un attacco orrendo di allergia. Siamo in mezzo al verde della bassa emiliana e i pollini autunnali sono i miei nemici naturali. Non riesco a tenere gli occhi aperti, mi cola il naso, ho mal di testa. Il vorticare di nomi sempre più assurdi - Satriano, Felix, Montevago - mi dà la nausea. Ho comprato Osimhen, Simeone e Dia, mi manca almeno una terza punta titolare, o quasi titolare. Avrei il budget per comprarne una forse decente ma non ce la faccio più. Non ho antistaminici, sento che la sedia di plastica su cui sono seduto si sta per sciogliere. Decido di andarmene. La mattina dopo sono costretto a scegliere 5 attaccanti dal cesto degli avanzi; Nestorovski, Diego Valencia, De Luca, Demba Seck. Come provare a mettere insieme un pasto con i tozzi di pane trovati a terra. ___STEADY_PAYWALL___ Però la squadra non è male, per un Fantacalcio a 12 senza mantra. Dopo aver fatto un disastro con i portieri (Terracciano, Dragowski, Gollini), mi riprendo con i difensori (Dimarco, Dumfries, Posch, Udogie) e metto insieme un bel po’ di centrocampisti che possono fare bonus: Luis Alberto, Miranchuk, Brahim Diaz, Rabiot, Baldanzi, Bajrami e Zaniolo. Quando me ne vado dall’asta, con gli occhi semi-chiusi e una grande confusione in testa, non penso di avere una delle migliori squadre; di fatto però è così. Osimhen segna ogni giornata, e al Fantacalcio è più importante avere un attaccante che segna un gol ogni settimana che uno che ne fa tre un giorno e nessuno in un altro. Zaniolo non funziona e a gennaio lo sostituisco con De Ketelaere per mantenere intatta la quota tragica della squadra. Rabiot però sembra Platini e Dia segna ogni 3 tiri in porta (letteralmente). Dimarco e Brahim portano i bonus nei momenti giusti. Riesco a stare più o meno tra il secondo e il terzo posto, nonostante una cosa come 4 sconfitte a tavolino. (Abbiamo inserito una regola per cui chi si dimentica la formazione perde a tavolino. Difficile immaginare qualcosa di più sadico).

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Vorrei dirvi che a creare questa bella squadra è stato il mio fiuto, la mia competenza, ma la realtà è che è stato un caso. Internet è pieno di contenuti su come impostare la vostra strategia all’asta e fare manutenzione sulla vostra squadra: articoli, dirette su Twitch, video su YouTube. Eppure sono tra quelli che crede che il Fantacalcio sia fondamentalmente culo. Se le persone studiano per l’asta, o seguono i consigli degli esperti è per costruirsi l’illusione che quello che stanno facendo abbia una ratio di qualche tipo.Il Fantacalcio invece ha una logica bacata nella sua essenza. I voti dei pagellisti, l’importanza sproporzionata dei giocatori offensivi rispetto a quelli difensivi, gli infiniti fattori di imprevedibilità che incidono sulla stagione di un calciatore e su cui non si ha - è bene ribadire l’ovvio - il minimo controllo. L’aleatorietà dell’asta, che si può controllare fino a un certo punto oltre il quale servirebbero telepatia e controllo mentale. Mettiamo insieme le squadre con quello che sappiamo sul futuro, ma quello che sappiamo è sempre molto poco. Nelle amichevoli pre-campionato, nelle probabili formazioni, negli incastri di mercato proviamo a leggere il futuro come nei fondi di caffè. Sono stato bravo a comprare Osimhen come mio primo attaccante, certo, ma avrei potuto anche comprare Lukaku, o Vlahovic. Pensavo avrebbero avuto tutti e tre una stagione simile. È stata solo la dinamica imprevedibile dell’asta - imprevedibile a meno che non si legga la mente dei partecipanti - a spingermi su Osimhen.È anche per questo che le persone più anali che conosco non giocano più, indispettiti dall’assurdità del Fantacalcio; oppure si sono imbarcate nell’impresa disumana di elaborare un metodo statistico che crei la maggiore aderenza possibile tra prestazioni reali e Fantacalcio. Anche questo mi sembra assurdo, ma forse semplicemente non ho capito.Personalmente accetto l’insensatezza e l’aleatorietà del Fantacalcio. Lo vivo con leggerezza e non compromette niente della mia vita. Non sono tra quelli che controllano morbosamente gli aggiornamenti dal vivo, o che esultano per un gol del proprio attaccante contro la propria squadra del cuore. Dimentico spesso di fare la formazione e il lunedì mi ricordo tardi di controllare i risultati. Se tengo in piedi questo Fantacalcio è soprattutto per mantenere in vita i rapporti con alcuni dei miei amici di Bologna, dove non vivo più da anni. Ci vediamo tre o quattro volte l’anno, è sempre divertente. Ogni tanto entrano persone nuove, sempre buffe e interessanti. Qualche mese fa sono andato a trovare uno di loro a Vienna, è stato bello. Mi piace lo spirito della chat su WhatsApp, su cui alla fine di certe giornate si possono trovare migliaia di messaggi non letti, e sono tutte persone che voglio avere nella mia vita, anche solo in questo modo strampalato e tangenziale. Faccio il Fantacalcio solo per coltivare una chat su Whatsapp, in pratica; ma forse per tanti è così.

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Parlare del proprio Fantacalcio è come parlare dei propri sogni: interessano solo noi (o al massimo al nostro psicanalista). Chi ci ascolta può solo assecondarci per educazione, o per amicizia, ma quasi sempre è assolutamente disinteressato al nostro racconto, spesso fitto di dettagli e sfumature emotive. Ciò che ci sembra una sfiga inconcepibile, un incrocio di variabili che ci fa sentire perseguitati, suona sempre poco interessante al nostro interlocutore. Nel momento stesso in cui cominciamo col nostro racconto, le parole prendono a sciogliersi nella nostra bocca. E allora assumiamo la perfetta consapevolezza della nostra infantilità, eppure proseguiamo.E allora perché sono qui a parlarvi del mio Fantacalcio? Magari perché mi illudo che modo in cui ho perso può dire qualcosa su questo gioco a cui dedichiamo una quantità sproporzionata di energie, ricevendo in cambio niente. O forse semplicemente perché non ho resistito nemmeno io a questo impulso puerile di raccontarvi quanto sono sfigato. Magari qualcuno di voi ha perso il Fantacalcio in modo simile e può trovare in questo articolo uno spazio di consolazione e conforto.Esausti e tristi dopo un altro 65,5 ci promettiamo che quella è l’ultima volta. Poi arriva l’estate, ci rinfreschiamo, recuperiamo le energie, la chat del Fanta riprende vita e siamo attirati dall’unico momento genuinamente divertente di questo giochino: l’asta. Come il primo tiro di sigaretta, come il primo sorso di birra ghiacciata, durante l’anno ricerchiamo quel brivido di piacere che ci aveva dato l’asta, senza più riuscire a toccarlo.

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Eppure nell’ultimo weekend del campionato mi sono ritrovato nella rara situazione in cui questo gioco diventa veramente avvincente. Il momento che ti ripaga di tutte le ore spese a controllare le probabili formazioni su siti pieni di pop up. Mi sono ritrovato in testa alla classifica, ma con un solo punto di vantaggio dal secondo, che affrontavo proprio nell’ultima giornata. Una sorta di finale Scudetto rarissima nel Fantacalcio, a meno che non si sia così radicali da organizzare i playoff.Il mio avversario l’ho visto una sola volta in vita mia, il giorno dell’asta. Si è presentato vestito con un lungo kimono, indossando diversi amuleti: alto, dinoccolato, capelli lunghi. Quel giorno impersonava il ruolo di qualche sciamano slavo, per una ragione che ancora oggi purtroppo non riesco ad afferrare. Amico di amici, era al debutto nella nostra lega. Simpatico, sciroccato, fumava molto ed era difficile dire se fosse estremamente nervoso o estremamente rilassato. Ha seguito una strategia semplice: comprare più giocatori dell’Atalanta possibili, che è sempre una macchina da Fantacalcio. In fondo è la squadra che detiene il record di reti segnate in una singola stagione di Serie A. Ciò che ha perso da Muriel lo ha recuperato da Lookman, che per tutto il girone d’andata lo ha tenuto in cima alla classifica con prestazioni francamente impronosticabili. Quando è calato Lookman, Arthur Cabral ha iniziato a segnare. Questo è il segreto per avere successo al Fantacalcio: alternare meticolosamente i cattivi stati di forma dei propri giocatori. Facilissimo.

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La mia squadra si chiama “Saponara ha perso i capelli” ed è anche inutile che stia qui a spiegarvi perché - la perdita della gioventù, della speranza, dell’entusiasmo, ma al contempo scoprirsi felici e persino migliori da pelati; del tipo: la giovinezza se ne è andata insieme ai capelli, meglio così; scoprire che solo senza chioma si è la versione migliore di sé stessi, il mito di Sansone al contrario. Venerdì sera ero a casa a finire di guardare Succession, nessuna voglia di controllare Sassuolo-Fiorentina. Arthur Cabral segna e il mio avversario si porta quindi virtualmente in vantaggio, ma faccio finta di niente, per un po’ riesco a mantenere un’aura di invulnerabilità morale. Guardo uno spettacolo su una famiglia ricca e disfunzionale e solo una piccola parte del mio cervello è collegata col Mapei Stadium. Dopo un altro sguardo distratto al punteggio scopro che è entrato Saponara, manca un quarto d’ora alla fine e allora metto la partita. L’ho schierato titolare nonostante fosse in panchina, per rispetto e simbologia. Sono attirato dall’idea di guardare Saponara con quella strana tensione nervosa che proiettiamo su un giocatore della nostra squadra che sta giocando una partita nel mondo reale. Sperare che con ogni palla faccia qualcosa che possa trasformarsi in bonus, scaldarsi quando si avvicina all’area di rigore. Certo, so benissimo che aspettarselo da Saponara in quella partita è ridicolo, da sognatore. Eppure arriva quel momento incredibile.Saponara riceve palla al limite dell’area. È spalle alla porta e sembra innocuo, quando si gira e calcia. Nemmeno si gira davvero, quando calcia è ancora rivolto con gli occhi verso la riga laterale, il corpo pare fuori equilibrio e deve calciare senza alcuna spinta. Più che calciare accompagna la palla con l’interno del piede, la asseconda come un mano sull’aquilone, e quella si alza e ricade all’incrocio dei pali. Il portiere del Sassuolo Russo manda a quel paese Saponara, che sembra stia esultando per la mia squadra e non per la Fiorentina: il gol del pareggio, per me. Sono a casa da solo sul divano e non posso gridare a nessuno quello che ho appena visto. Questa strana bestia di Fantacalcio, stupido e indifferente, sembra che mi stia parlando in quel momento, che stia facendo succedere delle cose per me. Saponara, a cui qualche mese fa ho dedicato questo accorato tributo, mi sta regalando il primo titolo in questa lega - dopo l'amarezza di due secondi posti. Mi sento stupido a dirlo, ma mi sono emozionato. Una coincidenza romantica in questo gioco che non ha davvero mai avuto niente di romantico. Saponara chiude anche con un assist: un cross su cui Nico Gonzalez per poco non si suicida per regalarmi il +1.In quel momento siamo in parità, ma sinceramente sento di aver già vinto. Sono fiducioso e rilassato. Il sabato mi segna Luis Alberto, un bel gol da fuori area a un paio di minuti dalla fine, che si somma al suo assist. Saponara e Luis Alberto da soli mi fanno 23. Nella mia domenica non c’è alcuna tensione e aspetto le partite della sera con fiducia, penso che semplicemente è arrivato il mio momento. Mi sta girando tutto bene, come succede alle squadre che poi vincono. Il mio avversario ha Lookman e Muriel contro il Monza la sera, ma se Osimhen segna in casa alla Sampdoria mi metto più o meno al sicuro. Guardo la partita del Napoli con l’incrollabile certezza che il gol di Osimhen non sia questione di se ma di quando. Arriva a inizio secondo tempo, e una parte di me è dispiaciuta non abbia fatto doppietta ma in fondo meglio non esagerare. L’altra nota stonata è che, contrariamente da quanto sostenuto dai siti delle probabili formazioni, Gollini non ha giocato e io lo avevo messo titolare. Poco male, penso.Esco per fare un po’ di spesa e mentre sono in fila alla cassa distrattamente mi metto a scrollare Twitter. Mi capita sotto gli occhi la formazione ufficiale dello Spezia e leggo Zoet. Lì per lì non ci penso. Quel nome mi attraversa il cervello lasciandomi qualcosa, ma non so cosa. Mentre sto imbustando le cose, però, realizzo. Il mio portiere di riserva è Dragowski. Avevo messo Gollini titolare sicuro che poi in caso avrei avuto Dragowski a coprirmi. Il mio teorico titolare è Terracciano, che però misteriosamente la settimana prima ha perso il posto. Giocherò in 10. Non mi è mai capitato durante l’anno, figuriamoci in 10 senza portiere, e mi sta capitando proprio nella finale Scudetto. Torno a casa in ansia, col passo svelto. Torno a casa e comincio a elaborare una complessa sfilza di calcoli per capire se sono spacciato oppure no. Mi siedo alla scrivania sudaticcio e mi metto a spippolare con la calcolatrice come se dovessi salvare la mia azienda dal fallimento. Il vantaggio accumulato è così significativo che potrei vincere o pareggiare anche giocando in 10; mi calmo. Se lui segnasse un gol me la rischierei, ma probabilmente ce la farei a pareggiare. Lui ha bisogno di due gol, e Muriel non parte titolare. La sua riserva è Belotti, ma sono sicuro che Belotti non segnerà. Perdere il Fantacalcio con l’unico gol in Serie A della stagione di Belotti? Non ci penso nemmeno.E così passo la mia serata davanti a Diretta Gol, una serata che francamente sembra consolidarmi campione. Ho solo da perdere e ogni cambio di collegamento è un piccolo sussulto, ma più passa il tempo più sembra non possa capitarmi niente di male. L’Atalanta comincia a segnare a ripetizione, ma pare la notte di Teun Koopmeiners. Il Monza finisce in dieci e comincio a tremare, anche perché è un’espulsione senza senso e mi sembra presagire qualcosa. (Così ci riduce il Fantacalcio, a cercare sul prato verde segni del nostro destino, come i romani con il volo degli uccelli). Koopmeiners però fa assist, e poi quel gol incredibile, un pallonetto scagliato direttamente dalla panchina di Gasperini. Entra Muriel ma la partita sembra finita. All’Olimpico Belotti si disimpegna nella solita prestazione slapstick in cui non va nemmeno vicino a segnare. Invece Petagna segna e la difesa del Monza comincia a mettersi alta. Mi sale l’ansia, mi arrabbio persino. Mi arrabbio col Monza, con Palladino, che non difende quel 4-2. Cosa volete dimostrare? Siete in dieci ve ne siete accorti? Gli obiettivi del Monza, nei suoi ultimi dieci minuti del campionato, non coincidono col mio. Io ho bisogno che Muriel non faccia gol, ma questo il Monza non lo sa. È ovvio da dire, certo, ma è questa l’assurdità dell’esperienza di quando guardiamo partite che riguardano il nostro Fantacalcio e le nostre schedine. Se normalmente il nostro desiderio coincide con quello delle squadre che tifiamo, degli esseri umani che guardiamo, nel Fantacalcio è molto più complesso di così. C’è una rete fittissima di possibilità positive e negative che si intrecciano tra loro in tutte le partite, e ci ritroviamo ad augurarci eventi assurdi. Cosa pensare di un gioco che ti fa esultare per un cartellino giallo a un terzino dello Spezia?Al minuto 93 Muriel segna. In quello che sembra l’ultimo minuto del campionato dell’Atalanta, Muriel fa gol, approfittando dell’incomprensibile difesa alta del Monza. L’unica possibilità che le cose potessero andarmi male si è realizzata nell’ultimo momento disponibile. Apro la app e il mio cervello si perde di nuovo in un intricato moloch di calcoli. 74,5 lui, 73,5 io: la fascia del gol scatta proprio a 74. Ho perso. Ho perso il Fantacalcio per mezzo punto all’ultimo minuto del campionato, per un gol di un attaccante pigro e sovrappeso. Ho perso per il suo terzo gol in campionato, forse l’ultimo della sua carriera, forse l’ultimo della sua vita. Un gol dopo cui si è messo a ballare la cumbia, o che cazzo è quella cosa, senza alcun motivo. Un giocatore finito, assolutamente finito, che naturalmente ho avuto anch’io al Fantacalcio nelle sue cazzo di annate lunatiche e infruttuose da 5 gol stagionali concentrati in 2 partite. L’ansia svanisce e si insinua in me una lieve disperazione. Non voglio accettarlo, non è giusto. Cerco qualche cavillo. Mi basta mezzo punto, come sono finito a 73,5? Noto che Cambiaso è passato da 6 a 5,5. PER QUALE CAZZO DI MOTIVO. Impazzisco ufficialmente. Penso e faccio cose vergognose. Cerco su internet i gol subiti dal Bologna per capire se Cambiaso ha commesso qualche errore o se mi ritrovo di fronte a un’assurda ingiustizia. Sto vincendo, sono felice, poi arriva all’improvviso un pagellista di Fantagazzetta e abbassa di mezzo voto Cambiaso, così. Entro in empatia con le persone che minacciano di morte i pagellisti su Facebook. (SCHERZO). Cerco di calmarmi, non tutto è perduto. I voti possono cambiare. Domani mi sveglio e trovo “Cambiaso - 6” e io campione del Fantacalcio. Mentre controllo il rating di Cambiaso su Sofa Score compare la scritta “goal”. Ha segnato il Bologna, di nuovo: Sansone. Eppure nella nostra chat qualcuno grida al gol di Ferguson. Ferguson gioca per il mio avversario. Sono morto, spacciato. Per un paio di minuti faccio il giro di tutte le app per capire se non c’è forse una piccola, remota possibilità che in realtà abbia segnato Sansone. Le informazioni sono divergenti: qualcuno dice Sansone, altri Ferguson. Poi tutte convergono su Ferguson marcatore. L’ultimo gol ufficiale del campionato 2022/23 pianta l’ultimo chiodo sulla mia bara. Perdo il Fantacalcio con un gol al 93’ e uno al 96’; perdo perché il portiere dello Spezia si è infortunato dieci minuti prima del fischio d’inizio, durante la rifinitura. In questi giorni ho continuato a cercare informazioni su Dragowski; era una cosa da niente visto che rientrerà per lo spareggio. Trovo l'articolo: "L'unico sorriso il rientro di Dragowski". Ma quale sorriso.Ho scritto al mio avversario facendogli i complimenti non solo per educazione ma anche perché sono realmente felice per lui, perché vincere un Fantacalcio così deve essere una sensazione fantastica - e lui che è stato in testa quasi tutto l’anno se l’è meritato. Perderlo, invece, mi ha lasciato un senso di frustrazione che ancora non mi ha abbandonato del tutto. Ogni tanto rientro sull’applicazione per accertarmi che sia tutto reale.È vero: poco sopra ho scritto che vivo il Fantacalcio con leggerezza, e ora sono finito a fare questo folle sproloquio da rosicone. Il fatto è che se non fossi stato primo in classifica nell’ultima giornata, se non avessi avuto la quasi certezza di vittoria a 90 minuti dalla fine del campionato, se non trovassi diabolica questa sequenza di fatti, non mi sarebbe importato quasi niente. Se non fossi andato così vicino a vincere, non avrebbe avuto importanza perdere. Non è cambiato nulla nella mia vita, ovviamente. Ma questa, ecco, è una cosa sgradevole che mi è successa. Il fatto, pensandoci, è che sono riuscito a perdere in modo così perverso che la sconfitta sembra volermi dire qualcosa. È come quando un uccello ti caca sulla testa: non è tanto il disagio materiale, ma la sensazione di sfiga cosmica che ti senti appiccicata addosso, simboleggiata dalla cacata. Perché proprio a me.

***

Questo è solo un modo di raccontare la storia. Cosa poteva pensare il mio avversario, il venerdì, a perdere il Fantacalcio per quel gol clamoroso di Saponara? O a giocare un’intera stagione con Belotti a zero gol? A perdere il Fantacalcio nelle ultime due giornate dopo essere stato sempre in testa pur con Muriel e Belotti davanti. Non avrebbe avuto forse persino più ragioni di me per ritenersi sfigato? La sfortuna non è solo una storia costruita dal nostro personalissimo modo di selezionare i fatti?Una settimana prima, alla penultima giornata, affrontavo il terzo in classifica. Il campionato era in una situazione persino più avvincente e intricata di quanto vi ho raccontato: eravamo tre squadre in due punti. Alla fine del weekend ero sicuro di aver perso. Avevo la doppietta di Osimhen, ma lui aveva il gol di Lautaro, 3 assist e il suo portiere aveva subito 2 gol meno del mio. Ero sicuro di aver perso ed ero sereno. Il lunedì a ora di pranzo mi taggano sulla chat per parlare della grande finale Scudetto che mi avrebbe aspettato all’ultima giornata. Avevo vinto per alcuni spostamenti molecolari di punteggio: un’ammonizione a Baschirotto e un semplice 6 a Tonali per lui, due 6,5 un tantino immotivati per me. Un solo punto in più del mio avversario, sufficiente per entrare in fascia e batterlo. Un colpo di fortuna senza il quale non sarei arrivato a giocarmi quella finale. Di certo anche il mio amico terzo classificato a quest'ora si sarà costruito la sua solida narrazione di sfiga.Tutto si bilancia, mi verrebbe da dirvi. Oppure no, oppure Dio così ha solo scelto la strada più lunga per punirmi, con Muriel che danza sul mio cadavere.

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