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Alfredo Giacobbe

Come cambia il calcio con le cinque sostituzioni?

È ancora difficile capirlo, ma si può fare qualche ipotesi.

Lo scorso otto maggio, l’IFAB – l’organismo indipendente che decide sul regolamento del calcio – ha accolto l’istanza promossa dalla FIFA e ha ufficializzato una modifica temporanea che cambia la regola sulle sostituzioni. Con la nuova regola (che può essere adottata o meno a discrezione della federazione che organizza le competizioni) le due squadre in campo potranno avvalersi, nel corso della partita, di un massimo di cinque sostituzioni invece delle precedenti tre. Per evitare di danneggiare la continuità del gioco, si precisa però che sarà consentito a ogni squadra, nel corso dei due tempi, un massimo di tre opportunità per effettuare un cambio. Oltre a queste tre interruzioni durante il tempo di gioco, sarà possibile sostituire uno o più giocatori anche all’intervallo.

 

La FIFA spiega che la modifica regolamentare sarà valida per i campionati 2019/20 in attesa di completamento e per il campionato 2020/21. In questo modo, il massimo organo di governo del calcio mondiale spera di aiutare calciatori e società a gestire una fase che si prevede molto complicata. A causa della sosta forzata dall’emergenza sanitaria mondiale, potremmo ritrovarci tra poco con un calendario di incontri da recuperare estremamente congestionato, e per di più d’estate (quanto meno per le nazioni dell’emisfero settentrionale), con il caldo quindi a prosciugare ancora di più le energie dei giocatori in campo. In questo senso, le cinque sostituzioni dovrebbero almeno in teoria aiutare le squadre a mantenere un’intensità adatta alla competizioni anche in queste condizioni. 

 

Seppur temporaneo, quello proposto dalla FIFA non è un cambio regolamentare da poco. Nel corso della sua storia, infatti, poche altre volte si è intervenuti per ritoccare il meccanismo delle sostituzioni. Fino al 1958, non era permessa alcuna sostituzione nel corso della partita. I giocatori infortunati restavano in campo come potevano. In Italia, l’ala sinistra era soprannominata la “posizione dello zoppo”, perché era quella la zona nella quale gravitavano i giocatori dalla mobilità limitata dopo un infortunio che non potevano essere sostituiti, ad esempio. Dopo il 1958, è stato consentito alle squadre di effettuare una sola sostituzione. Nel 1988, il numero di sostituzioni è passato a due. Dal 1995, e fino ad oggi, le sostituzioni sono rimaste tre.

 

Foto di OLI SCARFF/AFP via Getty Images

 

Le sostituzioni non sono mai state intese solo per essere utilizzate in caso di infortuni degli undici titolari. Fin da quando sono state introdotte, gli allenatori le hanno utilizzate anche come vere e proprie armi tattiche. Non è solo il caso recente di Massimiliano Allegri, che sfruttava al meglio la ricchezza della rosa messagli a disposizione dalla Juventus. Se guardiamo al passato del nostro campionato o della Nazionale troviamo alcuni casi eccellenti: José Altafini, arrivato alla Juventus ormai trentatreenne, fu forse il primo supersub della storia con 37 gol in tre stagioni, segnati per lo più salendo dalla panchina; Ferruccio Valcareggi, CT dal 1966 al 1974, inventò la staffetta tra il milanista Gianni Rivera e l’interista Sandro Mazzola.

 

Se è vero che i cambi di regolamento sono stati la più grande leva innovativa della storia del calcio – dal punto di vista tattico, niente ha stimolato di più gli allenatori quanto ha fatto, ad esempio, la modifica della regola del fuorigioco, nel 1926 prima e nel 2004 poi; oppure l’impossibilità per il portiere di ricevere con le mani un retropassaggio da un proprio compagno, dalla stagione 1992/93 in avanti – è anche vero che al momento è difficile prevedere come gli allenatori potranno, alla ripresa, sfruttare la novità regolamentare.

 

Per valutare come potrebbe cambiare il calcio in futuro c’è innanzitutto da prendere in considerazione le due variabili che gli allenatori potranno variare in fatto di sostituzioni, e cioè il quanto e il come cambiare la propria squadra in corso d’opera. Con cinque sostituzioni, infatti, un allenatore potrà cambiare letteralmente mezza squadra, se ci limitiamo al numero di uomini di movimento. Ma, come detto, potrà farlo solo gestendo al meglio le tre finestre di possibilità di un cambio, soprattutto se le federazioni nazionali non dovessero imporre intervalli temporali fissi nel corso della partita (com’era stato ipotizzato nei giorni scorsi dato che le federazioni sono libere sia nell’applicazione della regola sia nella loro pratica implementazione).

 

Nel fine settimana è ripartita la Bundesliga e abbiamo quindi un primo campione di partite, seppur ristrettissimo, durante le quali è stata applicata la nuova regola. La federazione tedesca non ha imposto intervalli prestabiliti per le sostituzioni, ma ha lasciato mano libera agli allenatori.

 

Delle diciotto squadre scese in campo, solo gli allenatori di Bayern, Lipsia e Wolfsburg hanno scelto di effettuare le classiche tre sostituzioni. L’Hertha Berlino e il Mainz solo le sole ad aver optato per le tre sostituzioni contemporanee: per l’Hertha erano le prime della partita, quando il risultato era già sul 3-0 a loro favore; per il Mainz il triplice cambio è arrivato dopo aver completato la rimonta sul Colonia in vantaggio di due gol. Le sostituzioni sono state in totale 79, solo nell’11% dei casi hanno comportato un cambio di formazione. I cambi sono stati utilizzati soprattutto ruolo su ruolo, per permettere agli interpreti di rifiatare. Il 51% delle sostituzioni sono state effettuate nell’ultimo quarto d’ora. In Bundesliga, nelle partite disputate da agosto a marzo, la percentuale di cambi fatti dopo il settantacinquesimo era ben più bassa, pari al 42%.

 

Foto di Matthew Peters/Manchester United via Getty Images

 

Gli allenatori del campionato tedesco, alla prima prova, sono sembrati orientati ad utilizzare i cambi più per preservare gli atleti da sforzi eccessivi e da infortuni dopo il lungo stop, più che per fare cambi tattici. Oltre alle considerazioni di natura atletica, però, possono essere avanzate delle ipotesi di natura tecnica, mentale e tattica.

 

Il maggior numero di sostituzioni sembrerebbe avvantaggiare le squadre che hanno rotazioni di maggiore qualità in rosa, come forse era prevedibile anche prima dell’adozione di questa nuova regola. Si è visto anche in Bundesliga: pochi hanno la disponibilità di talento in panchina di BVB e Bayern, che nei secondi tempi delle loro partite hanno inserito, tra gli altri, Coman, Perisic, Sancho e Götze. A questo bisogna aggiungere, inoltre, la eliminazione della componente emotiva dovuta al calcio delle porte chiuse, che sembra portare le partite verso la cosiddetta “modalità allenamento” in cui le squadre con il maggior tasso tecnico (sia negli undici titolare che in panchina) possono ancora di più esprimere il proprio potenziale, senza nemmeno essere ostacolate dalla pressione di stadi ostili.

 

È più complesso capire che tipo di cambiamento le nuove sostituzioni potrebbero apportare da un punto di vista tattico. Jonathan Wilson sul Guardian ha suggerito che la pausa dettata dal coronavirus sia stata troppo breve per portare gli allenatori a ripensare i propri sistemi tattici, come per esempio è successo durante la Seconda Guerra Mondiale, e quindi che non ci sarebbero stati cambi significativi nemmeno in questo ambito. Prendendo per buono lo spunto di Wilson, si può fare almeno un’ipotesi.

 

Nel calcio moderno generalmente gli allenatori non prescindono dal recupero attivo del pallone attraverso sistemi organizzati di pressing collettivo. Lo fanno con strategie differenti, applicate ad altezze di campo diverse. Ma praticamente nessuno si esime dal tentare di sorprendere una squadra sbilanciata, intenta ad organizzare la propria manovra offensiva. Con i cinque cambi, gli allenatori potrebbero quindi optare per avere sempre uomini freschi nella prima linea di pressione (per esempio cambiando sia i due attaccanti che le due ali di un 4-4-2, o cambiando la prima punta, le due ali e le due mezzali di un 4-3-3). Con un continuo ricambio di forze, le fasi di pressing potrebbero essere più costanti e prolungate nel tempo, invece di essere limitate a certi frangenti di gioco e in determinati momenti del match com’è adesso. In questo senso, le cinque sostituzioni potrebbero spingere ancora di più il calcio verso un gioco di pressing e transizioni veloci. 

 

Foto di NICOLAS ASFOURI/AFP via Getty Images

 

Le ipotesi sulla tattica si scontreranno in una prima fase con le risorse atletiche a disposizione. I calciatori arriveranno alle partite attraverso un regime di allenamento nuovo, che segue un lungo fermo, in un momento del tutto insolito della stagione. I livelli di forma saranno inizialmente diseguali e incostanti nel corso del match. Sarà quindi possibile assistere a più di una partita all’interno della stessa partita. Il dominio del gioco, cioè, potrebbe essere estremamente polarizzato verso una squadra; per poi passare repentinamente nelle mani dell’altra. Potremmo assistere più spesso a rimonte improbabili, come se ne sono viste talvolta negli inizi di stagione, quando la forma fisica delle squadre è ancora traballante, proprio come adesso. Potremmo veder fallire quelle stesse rimonte, se una squadra esaurirà gli slot a disposizione per una sostituzione e si troverà a difendere una posizione di vantaggio con un assetto spregiudicato che le è servito per recuperare un risultato sfavorevole, per esempio.

 

Quello che è certo è che il calcio dopo il coronavirus non sarà più il calcio che conoscevamo. Il cambio regolamentare sulle sostituzioni è solo la modifica più esteriore e tangibile dei cambiamenti che la pandemia ha apportato al gioco, e che abbiamo visto immediatamente in atto con le partite di Bundesliga. La tattica, d’altra parte, è inevitabilmente influenzata dagli aspetti atletici e psicologici del gioco che, con il calcio a porte chiuse e la lunga pausa, sono a loro volta destinati a cambiare profondamente, almeno finché sarà attiva l’emergenza sanitaria. Che, per quanto ne sappiamo oggi, potrebbe durare per settimane, per mesi, se non addirittura per anni.

 

 

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Alfredo Giacobbe è nato a Napoli, dove vive e lavora. Ingegnere come Manuel Pellegrini, ha dipinto l’area tecnica attorno al suo divano.