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→ UU Srls - Via Parigi 11 00185 Roma - P. IVA 14451341003 - ISSN 2974-5217.
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Redazione
Il classificone: Gennaio
07 Feb 2014
07 Feb 2014
I gol più belli, le perle della Liga, il miglior giocatore NBA, i migliori colpi di mercato, i più forti calciatori, i peggiori tweet e il ruolo calcistico più importante del primo tra tutti i mesi dell'anno.
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< span style="color: #0000ff;">I Gol del Mesedi Daniele Manusia (@DManusia)10. Emmanuel Badu. 19 gennaio. Udinese-Lazio 2-1 (finale 2-3). Assist: Maicousel. http://www.youtube.com/watch?v=CFIKF4oPT04 Il mese di gennaio è stato ricco di bei gol, soprattutto ricco di belle esecuzioni. Questo di Badu magari in un altro mese sarebbe in una posizione di classifica migliore, ma dando un'occhiata d'insieme devo dire che è quello che mi piace di meno. E mi piace molto, in realtà. Mi piace sia lo stop di petto per preparare la volée sia il modo in cui Badu controlla la volée stessa, colpendo la palla di collo esterno, con il corpo trasversale al campo, con la forza giusta perché il tiro non finisca in curva né si afflosci come un dolce con poco lievito. Avesse tirato di sinistro forte sotto l'incrocio del primo palo, o si fosse trovato bene con il corpo per calciare di destro sul secondo, non sarebbe stato così bello. (A proposito, è rimasto fuori dalla classifica il gol di Sardo in Chievo-Napoli.) 9. Luca Toni. 6 gennaio. Udinese–Verona 0-2 (finale 1-3). Assist: Romulo. http://youtu.be/OBpWMT9r0xk?t=1m10s In questo caso almeno metà del gol andrebbe attribuito a Romulo che con l'uomo addosso si inventa un filtrante di esterno di gran classe. Ma è molto bella anche la conclusione in scivolata di Toni. Sono affascinato da sempre dalla grazia sgraziata con cui Toni si muove in area di rigore tipo Godzilla tra i palazzi di Tokyo e il fatto che riesca a coordinare il suo scheletro da dinosauro per scivolare e anticipare il portiere con un tocco delicato mi sembra degno di nota. 8. Arturo Vidal. 18 gennaio. Juventus-Sampdoria 1-0 (finale 4-2).Assist: Paul Pogba. http://www.youtube.com/watch?v=mXL-Qb0PKA8 Già il mese scorso ho scelto un gol la cui bellezza stava nel gioco di squadra della Juventus e in quanto è difficile seguire gli inserimenti di Vidal. In questo caso la difesa della Sampdoria è presa in contropiede e commette qualche errore nel gestire il 5 vs 5, ma il merito va in gran parte al movimento collettivo della Juve che porta addirittura due uomini a inserirsi nel buco. Dalle immagini televisive poi si apprezza il tocco (no-look?) con cui Pogba fa passare la palla tra le gambe di tre avversari e l'esterno cinico di Vidal, contro-intuitivo, contro-il-movimento-che-stava-facendo, contro-la-coordinazione-di-un-uomo-normale, che non so quanti centravanti di ruolo sarebbero stati in grado di fare al suo posto. 7. Roberto Pereyra. 6 gennaio. Udinese-Verona 1-2 (finale 1-3). Assist: pallone scodellato in area un po' a caso. http://youtu.be/OBpWMT9r0xk?t=2m11s Come dicevo è stato un mese di bei gesti tecnici. Qui il modo in cui Pereyra manda a vuoto Janković con un palleggio di sinistro (pensavo l'avesse presa di piatto, ma nel replay si vede che taglia la palla con il collo del piede dandole un effetto all'indietro) e poi tira al volo di destro, in un'area comunque affollata, chiudendo la schiena e piegandosi per non mandare la palla alle stelle, praticamente è da beach soccer. Trattandosi di un argentino potrei dire che è un gesto da vero sudamericano, ma dipende uno cosa si immagina quando si parla di calcio sudamericano, se le strade, la droga e la povertà o le spiagge, il sole, le mezze rovesciate. 6. Marco Sau. 26 gennaio. Cagliari-Milan 1-0 (finale 1-2) Assist: Mauricio Pinilla (e prima di lui i piedi di Marco Amelia). http://www.youtube.com/watch?v=dcHrgITwtkY Allora, Marco Sau è ufficialmente uno dei miei giocatori preferiti. Non ho molti argomenti se non che fa spesso cose che fanno scorrere fiumi di neurotrasmettitori eccitatori tra le pareti del mio cervello. Qui, dopo il brutto rinvio di Amelia, che evidentemente in tutti questi anni ha continuato ad allenarsi pensando che prima o poi avrebbero tolto la regola del retropassaggio e i portieri sarebbero potuti tornare a giocare la palla con le mani, quindi a che serviva allenarsi con i piedi, Sau si inserisce bene, controlla di petto la palla di Pinilla e tira il freno a mano mettendo a sedere lo stesso Amelia e facendo fare uno strano giro su stesso a Bonera, che ultimamente non sembra nel pieno possesso del proprio corpo. Sau avrebbe potuto fermarsi, portarla avanti qualche metro, inginocchiarsi e metterla dentro di testa. Non so perché non l’ha fatto. 5. Gervinho. 26 gennaio. Verona-Roma 1-2 (finale 1-3). Assist: Arsene Wenger.

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Contesto: la partita di Verona si era messa male per la Roma dopo che aveva subito il pareggio. Certo, la squadra di Mandorlini è una delle poche squadre in teoria piccole che (in Italia) provano a non chiudersi del tutto con difese a 5 e due o tre terzini simultaneamente in campo, quando incontrano avversarie più blasonate, ma di spazi ce n'erano pochi e senza Totti e Pjanić in campo ci si iniziava a chiedere chi sarebbe stato capace di rompere l'equilibrio. Ecco, tutto mi sarei aspettato tranne che Gervinho facesse una cosa del genere. Ma non nel senso: Gervinho ha sconfitto i pregiudizi di chi diceva che non era decisivo ecc... cosa che magari avrà anche fatto (un po' come tutti i giocatori nei momenti buoni fanno, dato che tutti i giocatori hanno i loro critici), intendo proprio dire che non l'ho mai visto muoversi in orizzontale all'altezza del limite dell'area e cercare consapevolmente, come una possibile soluzione, come se facesse parte del suo repertorio, il tiro. Le due accelerate con cui si prende lo spazio, il tiro secco che fa sembrare tutto troppo facile, semplicemente non aveva mai fatto un'azione del genere senza sbavature, una cosa magari non bellissima, ma perfetta. 4. Domenico Berardi. 12 gennaio. Sassuolo-Milan 1-2 (finale 4-3). Assist: Jasmin Kurtić. https://www.youtube.com/watch?v=uvLxucicD_o Questo gol (il primo del video) è simile a quello di Toni o quello di Vidal. La palla di Kurtić è meravigliosa, ma il quarto posto in classifica è dovuto a Berardi, al taglio prima ancora che Kurtić anche solo pensasse di passargli il pallone (e ricordo che il migliore della Storia del Calcio a tagliare in area di rigore era Raúl Goanzález Blanco), e a come controlla di destro e si gira in corsa su Abbiati in uscita per calciare di sinistro. Non sono un grande talent-scout e non ho visto abbastanza di Berardi per unirmi ai cori entusiasti (anche se mi fido dell'autorevolezza di alcune delle voci che fanno parte del coro), ma in questo gol ci sono le scintille forse di quel talento di cui si parla, forse è il riflesso delle pagliuzze d'oro di un fiume del Klondyke, forse solo un pezzo di vetro tra i sassi. 3. Hernanes. 19 gennaio. Udinese-Lazio 2-3. Assist: Antonio Candreva. http://www.youtube.com/watch?v=PmqDUm9MMfk I laziali scrivono mail di offese all'Ultimo Uomo perché io scrivo che Keita sarebbe più felice con Rudi Garcia e andrebbe lasciato in un cesto di vimini davanti a Trigoria. Scrivono che magari domenica mi mette il cesto di vimini dove merito (non sto parafrasando, la mail era molto educata, ci tengo a dirlo). Io non mi offendo, anzi lo capisco. Adesso però ci tengo a precisare la mia posizione. Mio padre è laziale, come dico quasi in ogni pezzo che scrivo, il che a volte stempera e a volte amplifica la mia ostilità per i colori bianco e celeste. Di fondo però c'è un affetto che mi impedirebbe di gioire se, mettiamo, la Lazio quest'estate vendesse anche Candreva e Marchetti e andasse in B la stagione dopo, con tutto Keita e il cesto di vimini. Lo dico non senza ironia, ma credetemi, preferirei non succedesse. Capita spesso che prenda una cotta per un giocatore della Lazio. Mi piaceva Petković. E poi io vorrei che il derby di Roma contasse qualcosa davvero, non riesco a eccitarmi solo perché è il derby. Non ho nessuno da prendere in giro, mio padre ha una certa età, non c'è gusto. Ad esempio ai tempi della Lazio di Cragnotti io soffrivo, certo, ma in un certo senso avere un nemico di alto livello nobilitava anche la mia Roma. Dovevamo migliorare per battere una delle migliori squadre al mondo, aveva senso. Adesso che neanche la migliore squadra italiana è tra le migliori al mondo, che senso ha? Persino perdere a quei tempi aveva un sapore migliore, il gol di Lulić in Coppa Italia mi ha lasciato solamente la bocca asciutta. Non ci guadagna nessuno dallo squallore. Ad ogni modo, questo è l'ultimo gol di Hernanes con la maglia della Lazio. Doppio-passo e tiro da tre (in tutti i sensi). Spero che almeno questo i tifosi della Lazio che mi leggono riescano a goderselo. Io lo metto sul podio, a scanso di equivoci. 2. Alessandro Florenzi. 12 gennaio. Roma-Genoa 1-0 (finale 4-0). Assist: rimpallo della barriera su punizione svociata di Francesco Totti.

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@figurinepanini ha risposto alle molte segnalazioni dicendo che per la copertina del prossimo anno non promettono niente e che per il momento si complimentano con @AleFlorenzi per il gol (qui se preferite un video alla gif). @lUltimoUomo si unisce ai complimenti ma si lamenta del fatto che la palla sia entrata toccando la base del palo anziché sbattere sotto l'incrocio dei pali con violenza. Anzi, l'Ultimo Uomo si lamenta che la palla non abbia colpito in piena pancia il povero Perin strappandogli i guanti e facendolo cadere all'indietro nella polvere prima di strappare la rete e continuare la sua corsa facendo un buco nel muro dell'Olimpico (oltre l'odiatissima pista ciclabile, quindi). Per questa sua umiltà l'Ultimo Uomo non premia con il primo posto la rovesciata di Alessandro Florenzi. Adesso che sapete perché, andate di defollow. 1. Alessandro Lucarelli. 6 gennaio. Parma-Torino 2-1 (finale 3-1). Assist: Nicola Sansone da calcio d'angolo. http://youtu.be/26ElMB933F8 Sul serio, il tacco di Lucarelli a me piace di più. Secondo me ci vuole anche più fegato per un difensore centrale oltre i trent'anni a provare un tacco al volo di quanto ce ne sia voluto a Florenzi per fare quella rovesciata (che poi, voglio dire, aveva già fatto questa con la maglia del Crotone). Alessandro Lucarelli entra a far parte di una gloriosa tradizione, il gol di tacco esterno sul primo palo, di cui fanno parte nomi illustrissimi come Roberto Mancini (fatto proprio in quello stesso stadio, adesso non so se la bandierina del calcio d'angolo era la stessa) e Zlatan Ibrahimović. (E vi prego se ne avete in mente altri scrivetelo nei commenti—con video, grazie). Mettiamola così: nella rovesciata di Florenzi quello che non mi piace è la delicatezza e l'umiltà di chi si rende conto che sta facendo una cosa eccezionale e vuole farla bene. Il fatto che in fondo sia solo un tiro molto difficile e preciso. In questo caso invece mi piace il gesto vagamente effeminato con cui Alessandro Lucarelli offre la sponda al pallone mandandolo sotto l'incrocio. Chissà se a parti invertite avrei premiato il tacco di Florenzi o la rovesciata di Lucarelli. Le Perle del Mese in Ligadi Valentino Tola (@ValentinoTola1)1. Villarreal-Real Sociedad 5-1 https://www.youtube.com/watch?v=0t_-O_VhIXM Non certo nel suo miglior periodo di forma, il Villarreal ha comunque regalato a inizio anno la prestazione di squadra forse più spettacolare vista finora. La Real Sociedad (concorrente per un posto europeo) superiore per solisti ma travolta 5 a 1 da un uragano di gioco corale. Del Villarreal conquista la capacità di fare sempre il proprio gioco indipendentemente dall’avversario e dal contesto tattico, a difesa avversaria schierata o in contropiede, pressando o iniziando dalle retrovie. Difesa della Real Sociedad nel primo tempo devastata dai classici tagli laterali delle punte del Villarreal che separano i centrali avversari; nella ripresa invece, di fronte al passaggio della Real Sociedad dal 4-1-4-1 al 5-4-1, il Villarreal inizia l’azione del 3-0 cercando una nuova situazione di superiorità fra le linee (appoggio di Dos Santos alle spalle dei due mediani baschi). Le squadre che giocano bene hanno una risposta ad ogni problema. La vera immagine della partita, purtroppo introvabile su YouTube, è l’esultanza di Marcelino al secondo gol: nessuna eccentricità in favore di telecamera, ma un sorriso talmente spontaneo da far sembrare per un attimo che tutto questo sia solo un gioco. Persino per un tecnico precisino che rimane dell’idea che giocare bene significhi non concedere occasioni all’avversario. E del resto, la cosa più bella del calcio è quando alcune squadre (il Barça di Guardiola, l’Arsenal 2003-2004, ma anche la Russia 2008) riescono a trascinarti tanto da farti dimenticare i dettagli: chi ha segnato, chi ha fatto l’assist, chi gioca dove, chi vince… tutto si dissolve nella purezza del gioco. Siamo proprio sicuri che il 2-0 lo abbia segnato Uche? O non sarebbe molto più corretto scrivere sul tabellino dei marcatori tutti e undici? 2. La consacrazione di Rafinha Ancora non sappiamo se al Barça tocchi rimpiangere la cessione di Thiago Alcántara, che già si profila un analogo problema col fratellino, Rafa detto “Rafinha”, che sta approfittando del prestito al Celta Vigo come meglio non potrebbe. Pur nella discontinuità di gioco e risultati del Celta di Luis Enrique (comunque in crescita), Rafinha gode dei benefici della continuità di modello di gioco rispetto alle giovanili del Barça. 4-3-3, possesso-palla e riferimenti arcinoti: da ala destra che si accentra (magnifiche prestazioni al Bernabeu e contro il Valencia), oppure da mezzala sinistra (determinante a Granada), il rendimento non cambia, e l’unico rimpianto è non poterlo vedere contemporaneamente in entrambi i ruoli, perché il gioco è sempre più chiaro quando passa dai suoi piedi. Come il fratello ha quella tecnica nel dribbling tipicamente brasiliana, decelerare e condurre il pallone più vicino possibile all’avversario, ancheggiando fino a quando quest’ultimo non scopre il lato in cui spostare all’ultimo il pallone e lasciarlo sul posto. A differenza del fratello però Rafinha è mancino, e ha scelto la Nazionale brasiliana. Più immaginazione nell’ultimo passaggio per Thiago, più rapidità sul breve per Rafinha. Sempre al centro della manovra Thiago, più portato ad accelerare nell’ultimo quarto di campo Rafinha, che ha visione di gioco ma non è un organizzatore, anche se pare avere una maggior disciplina nel gioco di posizione rispetto al fratello, allontanandosi anche dal pallone quando occorre creare la linea di passaggio. Con Fàbregas, Iniesta e Xavi a centrocampo, Messi come falso centravanti (altro ruolo ricoperto da Rafinha) e anche la potenziale difficoltà d’impiego sugli esterni (che vista la contemporanea presenza del falso centravanti devono cercare la linea di fondo o dettare comunque la profondità) però sembra difficile trovare posto alla fine del prestito. Potenziale uomo-mercato la prossima estate. 3. Democrazia del tiqui-naccio 23 Giugno 2012. Il giorno in cui il calcio rischiò di venire ucciso. Quella sera a Donetsk, la Spagna dimostrò che passarsi la palla senza perderla mai è una tattica plausibile. Con appena uno-due giocatori all’avventura in area avversaria di volta in volta, il tanto che basta per un 2-0 algido, una sorta di esperimento di laboratorio sulle innocenti cavie francesi. Da spettatore abituale della Nazionale spagnola, ricordo di non aver provato alcuna emozione durante quella partita, e nemmeno potermi lamentare per un gioco a suo modo perfetto. Il momento più grandioso e quindi terrificante del tiqui-naccio: se però è inquietante l’assolutezza della Nazionale, come misura contingente però, il catenaccio-col-pallone può risultare affascinante: perlomeno è un’alternativa più sofisticata all’autobus davanti alla porta. Farlo al Bernabeu, come il Granada, poi non è da tutti. Il Granada è diventato più competitivo da quando ha compensato la carenza di peso offensivo (il centravanti titolare, Youssef El-Arabi, nonostante un meraviglioso nome da eroe della decolonizzazione, non è uno sfondareti, mentre la religione di Brahimi proibisce l’assist e il tiro in porta) col passaggio a tre centrocampisti centrali (Iturra-Fran Rico-Recio) e a un notevole controllo (324 passaggi solo nel primo tempo con l’Osasuna in casa-media da Madrid e Barça!). https://www.youtube.com/watch?v=XPgfcsHlgJw Il primo tempo del Granada nel tempio madridista ha suscitato reazioni ambivalenti: da un lato è vero che Diego López poteva tranquillamente appisolarsi (e nella ripresa con uno sforzo maggiore il Madrid ha portato a casa i 3 punti) ma dall’altro nemmeno il Madrid tirava in porta e i tanti passaggi inoffensivi ma utili a mantenere la squadra raccolta spezzavano il ritmo come non si vede spesso fare a una piccola al Bernabeu. Il dato interessante è che se attuato con metodo il tiqui-naccio può essere un’arma a cui ricorrono anche squadre dal tasso tecnico non eccelso. Il miglior giocatore NBA del mesedi Dario Vismara (@Canigggia)The Slim Reaper Era has only just begun. Quando, tra qualche anno, ci guarderemo indietro e ripenseremo al mese di gennaio di Kevin Durant, sono solo due le opzioni che ci potranno venire in mente: A) è in quel mese che KD ha superato LeBron James come miglior giocatore del mondo; B) è in quel mese che KD magari non ha superato LeBron James, ma di sicuro ci è andato vicino più di chiunque altro. La sensazione è che nei primi 30 giorni del 2014 Durant abbia dato definitivamente inizio alla sua era, dopo che quella precedente è stata segnata dai quattro titoli di MVP in cinque anni di LeBron. C’è anche un soprannome e un’immagine nati su Reddit a dare immediato senso a quello che ha fatto Durant: “The Slim Reaper”, giocando sulla sua naturale magrezza (“Slim”) e la Morte, o per meglio dire il triste mietitore (“Grim Reaper” in inglese). In effetti il soprannome, che pure a Durant non piace («Troppo oscuro, io voglio essere uno che illumina e dà gioia, non voglio essere associato alla morte. Se dipendesse da me, sceglierei ancora KD»), rende abbastanza l’idea della mietitura andata in scena nell’ultimo mese: 36 punti, 6 rimbalzi, 6 assist di media col 55% dal campo, il 43% da tre, l’89% ai liberi, con una percentuale “reale” (contando il peso diverso dei tiri da 1, 2 o 3 punti) del 68,5%. In questo mese è andato per 12 volte consecutive sopra i 30 punti, striscia che negli ultimi 30 anni hanno fatto solo giocatorini come Michael Jordan (1987), Shaquille O’Neal (2001), Kobe Bryant e Tracy McGrady (2003). (Piccola parentesi: parliamo di «ultimi 30 anni» perché altrimenti avremmo dovuto inserire anche Wilt Chamberlain, che di partite sopra i 30 ne ha fatte SESSANTACINQUE di fila nel 1961-1962—la leggendaria stagione dei 50 di media).

Il motivo di queste esplosioni è abbastanza semplice: a fine 2013 si è fermato di nuovo Russell Westbrook, l’altro All-Star di OKC, e Durant si è dovuto sobbarcare il peso offensivo della squadra sulle sue spalle. Normalmente ci si sarebbe aspettati che, con un impiego e uno sforzo maggiore (il 35% dei possessi dei Thunder con lui in campo si è concluso con un suo tiro, assist, fallo subito o palla persa, top nella Lega), la sua efficienza necessariamente calasse, viste le attenzioni riservate a lui dalle difese avversarie. D’altronde era già successo negli scorsi playoff, quando senza Westbrook i suoi punti si erano sì alzati a 32 di media (+4 rispetto alla regular season appena conclusa), ma tirando col 46% dal campo (-5%), il 34% da tre (-7%) e l’81% ai liberi (-9%), perdendo inoltre 4,4 palloni di media (+1) e venendo eliminato in cinque partite dall’asfissiante difesa dei Memphis Grizzlies. Stessa storia? Macché: ok, Durant ha perso 3,8 palloni di media, ma è anche diventato un distributore da 5,3 assist a partita in stagione (lui che in carriera si ferma solo a 3,3) e ha contemporaneamente migliorato sé stesso e i suoi compagni, portandoli di peso a dieci vittorie di fila e al miglior record ad Ovest (39-11). Nel solo ultimo mese ne ha messi 48 a Minnesota, altri 48 nello Utah, 54 in casa contro Golden State, 46 contro Portland e 41 contro Atlanta, più vari canestri della vittoria sparsi qua e là e una vittoria in rimonta a Miami che ancora fa male a LeBron, il quale ha dichiarato che «Kevin Durant non si può marcare uno-contro-uno». C’è da credergli: solo nell’ultimo mese ha quasi tante partite oltre i 40 punti (cinque) quanto il resto della Lega tutto assieme (sette). Nel solo ultimo mese ha segnato più punti (575) di due All-Star come James Harden (277) e Damian Lillard (266) insieme. Nel solo ultimo mese è riuscito a portare il suo definitivo attacco al trono di LeBron James, e probabilmente ora solo lui può perdere il titolo di MVP. E lui come risponde? «Tutto merito di Dio. Gesù Cristo. Io non ho niente a che farci». Sinceramente, KD o “Slim Reaper” che sia, ci permettiamo di dubitare. I 10 colpi di calciomercatodi Fabrizio Gabrielli (@conversedijulio)10. Michael Essien (svincolato, dal Chelsea al Milan) http://www.youtube.com/watch?v=GN3fCCENLj0 Come succede che un pupillo si depupillizzi? Perché Mourinho, che dopo averlo allenato al Chelsea lo voleva all’Inter, e poi l’ha portato al Real con sé, e via ancora sulla strada di ritorno verso Stamford Bridge, poi a un certo punto ha deciso di non utilizzarlo più-ma-proprio-più? Semplice scelta tecnica? O c’è di più? In che condizioni sono i legamenti crociati operati due volte negli ultimi due anni? Riuscirà Essien a trovarsi a suo agio a Milano, come gli ha suggerito Mou? E negli schemi tattici di Seedorf? Serve davvero uno come Essien, al Milan? Quante scommesse ha vinto, e quante ne ha perse, Galliani? 9. Alessandro Matri (prestito secco, dal Milan alla Fiorentina) http://www.youtube.com/watch?v=vc02TSAKOFo Il fatto che nell’auto search di Google Alessandro Matri sia il quarto Alessandro M dopo Magno, Manzoni e Mannarino si può riassumere in un solo aggettivo, lo stesso che utilizzerei per definire il suo esordio in maglia viola, dove arriva sì per sostituire Pepito Rossi infortunato, ma anche per darsi una chance in vista del Mondiale. L’aggettivo che accomuna l’esordio e quella strana faccenda di Google, insomma, è eccessivo.8. Jorge Luiz Frello (10 Milioni, dall’Hellas Verona al Napoli)

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Non è che tutti i mali vengano poi per nuocere. Se è inopinabile che Benítez, per il suo Napoli orfano di Behrami infortunato, avrebbe preferito un mediano di sostanza à la Nainggolan, è pur vero che Jorge Luiz Frello al secolo Jorginho è uno dei prospetti più interessanti del calcio italiano già da qualche tempo—e nel Classificone di novembre s’era pure guadagnato la terza piazza da MVP come trascinatore dell’Hellas. Non propriamente un ripiego, insomma. Tutti contenti, quindi? Parrebbe di sì: il Verona, nella prima uscita dejorginhizzata, contro la Roma ha dimostrato d’essere compagine ad ogni modo solida e ben organizzata, e poi è riuscita a far cassa. Di par suo, Jorginho si troverà in una piazza importante—per quanto ribollente di malcontento e sul punto d’eruttare dopo le ultime prestazioni non proprio brillanti—che potrebbe aiutarlo molto a maturare e puntare—perché no—a una convocazione da parte di Prandelli. O bruciarlo prima del dovuto. 7. Anderson Luís Abreu de Oliveira (prestito con diritto di riscatto a 6,5 Milioni, dal Manchester United alla Fiorentina) http://www.youtube.com/watch?v=cCBtlUwnhkw Beninteso: Anderson non è più quel giocatore eroe di battaglie epiche, scoppiettante gran burattinaio delle manovre di centrocampo e incursore con gamba e pericolosità che spadroneggiava nel Porto quando Alex Ferguson s’è incaponito per portarlo all’Old Trafford. Ma non è neppure il tipo di giocatore da 5 milioni a stagione che Moyes può permettersi di tenere in panchina. Così, ad occhio, sembrerebbe che ci abbiano guadagnato un po’ tutti, quindi: il Manchester United che fissando un prezzo di riscatto ragionevole a fine prestito può scrollarsi di dosso l’oneroso ingaggio del brasiliano; la Fiorentina che si aggiudica le prestazioni di un talento sicuro, magari un po’ in fase di stallo, che ha tutte le ragioni—e i presupposti—per riscattarsi (anche dall’onta che gli ha appioppato ultimamente Ferguson, tu quoque, d’essere il principale colpevole della sconfitta del Man Utd nella finale Champions League di Roma del 2009) come playmaker della squadra di Montella. 6. Adel Taarabt (prestito con diritto di riscatto a 7 Milioni, dal Fulham al Milan) http://www.youtube.com/watch?v=1dOHTKnKASc La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho letto il rumor che voleva Taarabt al Milan in cambio di Zaccardo è stata che Taarabt è l’anagramma di Baratta, quindi ottimo per uno scambio alla pari (e sulla scontatezza di Zaccardo come merce di scambio m’è soggiunto un altro anagramma, che rievoca la trascrizione fonetica d’un’espressione ideologica romana che inizia per grazie: arccadzo). Alcune trivialità su Taarabt: è nato a Fez, una delle città imperiali del Marocco, il giorno in cui il Milan di Sacchi travolgeva lo Steaua Bucarest a Barcellona nella finale di Coppa dei Campioni; si è trasferito giovanissimo al Tottenham dove ha fatto la stessa fine di un altro talentuosissimo (Giovani), più o meno ignorato da Juande Ramos, Redknapp, chiunque si sedesse sulla panchina degli Spurs; ai tempi del Qpr era il pupillo di Briatore; passato al Fulham, una volta ha reagito a una sostituzione nel bel mezzo di una disfatta indossando la tuta e pensando bene d’andarsene a casa in autobus; quando un anno fa già si parlava di un interessamento del Milan per lui, disse «Ah, sì, ci gioca anche il mio amico KP Boateng. Beh, se ci gioca lui che quando eravamo in squadra insieme faceva panchina credo di averla anch’io una chance». 5. Kostas Mitroglou (14 Milioni, dall’Olympiacos al Fulham)

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Mitroglou è uno dei centravanti più appariscenti, prolifici, muscolari e sfacciati a calcare i campi europei. E non è certo una scoperta dell’ultima ora, anche se solo con l’arrivo di Michel sulla panchina degli ellenici sembra aver trovato una concretezza inedita, la consapevolezza del trascinatore. Nel girone d’andata della Super League greca “Mitroglicerina” è andato a segno diciassette volte in diciannove partite—alla dodicesima giornata aveva già inscenato la sua esultanza da cecchino quattordici volte, medie stratosferiche; quasi-da-solo ha trascinato la sua Nazionale sul volo per Rio, devastando la Romania. In Champions League s’è portato a casa il pallone della sfida—decisiva per il passaggio del turno—contro l’Anderlecht. Perché allora non se l’è accaparrato una squadra italiana? Perché, omen nomen, Mitroglou: Kostas. Quindici milioni di euro, per la precisione. Vestirà, per la metà di stagione che rimane, la maglia del Fulham (che nel frattempo ha ceduto Berbatov, altro feticcio del calciomercato italico nella sessione estiva, al Monaco orfano di Falcao), cercando di salvare dalla retrocessione i Cottagers, al momento ultimi. 4. Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima (18 Milioni, dalla Lazio all’Inter) http://www.youtube.com/watch?v=npASETLRyRI Mettiamola così: siete il presidente di una start-up e avete un marketing manager brillantissimo, che regge sulle spalle da sé tutto il peso dell’operatività e del prestigio aziendale (in declino, peraltro). Una concorrente cerca di soffiarvelo offrendogli un adeguamento di stipendio importante e offrendosi di pagarvi un’ottima buona uscita. Il vostro marketing manager è attratto dalle prospettive di carriera, ma è anche molto affezionato alla dimensione provinciale dell’impresa, e amato dai consumatori. Anzi, la faccio ancora più semplice: avete un’ortofrutticola piccola piccola in una zona alla quale solo per caso capita, a periodi alterni, d’essere di moda. Il banconista della vostra ortofrutticola fa gola alla catena di supermercati all’angolo, che ha da poco cambiato gestione e non ha ancora trovato—il direttore commerciale lo chiede da tempo—un addetto che sappia far spuntare il sorriso agli acquirenti del quartiere maneggiando peperoni e zucchine. A chi prestereste ascolto? Agli acquirenti delle melanzane, ai follower di twitter della start-up o al concorrente che vi permette di far cassa? Non c’è da starci a riflettere troppo, vero? Ecco, Lotito la pensa come voi. (Poi le lacrime rendono sempre ogni cosa

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