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Flavio Fusi
Chi ha paura del lupo cattivo?
18 Apr 2016
18 Apr 2016
Il Leicester limita i danni e compie un altro piccolo passo verso il titolo.
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Flavio Fusi
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Prima di scendere in campo con il West Ham, con 5 partite al termine del campionato, al Leicester mancavano appena 9 punti per avere la matematica certezza di vincere la Premier League, indipendentemente da quanti ne avesse raccolti il Tottenham di Pochettino, impegnato contro lo Stoke nel Monday Night.

 

Per tutta la stagione la favola del Leicester ha ricevuto una densa copertura mediatica e ora che il titolo sembra veramente ad un passo, Ranieri e i suoi ragazzi sono ancora di più sotto ai riflettori: venerdì erano addirittura 70 i giornalisti ad attendere l’allenatore delle Foxes in sala stampa. E, con l’equilibrio che lo contraddistingue, Ranieri ha affermato che il miracolo è già avvenuto: il Leicester ha conquistato la salvezza.

 

L’allenatore italiano ha poi ha ammesso di godersi la ribalta, ma che il titolo è tutto da conquistare. Anche perché all’esterno sta montando la convinzione che il Leicester ce l’abbia già fatta, che il lieto fine sia ormai scontato. La narrazione sulle Foxes si è proiettata dal presente (“Ce la faranno realmente?”) al futuro astratto (“Dopo il titolo, il Leicester riuscirà a confermarsi ai vertici?”) arrivando a partorire improbabili

sulle chance degli uomini di Ranieri nella prossima Champions League, per cui, giova ricordarlo, l’accesso automatico ai gironi è ancora da conquistare matematicamente (ma non quello ai preliminari).

 



Il campo è però sempre maledettamente concreto, specie se dall’altra parte del terreno di gioco ci sono gli “Hammers” di Slaven Bilic , che un po’ come il Leicester stanno

ogni aspettativa ed ogni indice predittivo (dai più semplici indicatori della superiorità al tiro ai più articolati modelli di expected goals). Tra l’altro, per caratteristiche, il West Ham sembrava un ostacolo particolarmente pericoloso per il Leicester, che ha una fase difensiva pensata per dirottare il gioco avversario sulle fasce e costringerlo al cross. Una strategia che ha senso, considerato che il cross è a un’arma dalla comprovata inefficienza, e che in area a difendere ci sono due “corazzieri” come Huth e Morgan, con in più un portiere reattivo sui palloni alti come Schmeichel.

 

Il problema è che il West Ham fa dei traversoni (34 al momento del fischio finale) una delle sue armi principali e in mezzo all’area aveva Emenike a cui si è poi aggiunto anche Carroll, due avversari tutt’altro che semplici da gestire nel gioco aereo, anche per i centrali di Ranieri.

 

Consapevole della difficoltà del match, il Leicester si è presentato con tutti i protagonisti della stagione in campo, compresi Kanté, Mahrez e Vardy, tutti e tre nominati per il titolo di

della Professionals’ Footballers Association.

 

Bilic ha invece rinunciato al 4-2-3-1, schierando un centrocampista centrale in più, facendo cioè scendere in campo la squadra con il 4-3-3 (Adrian in porta, in difesa da destra a sinistra Antonio, Reid, Ogbonna e Cresswell; a centrocampo Kouyaté e Noble ai lati di Obiang; Moses, Emenike e Payet nel tridente d’attacco).

 



L’inizio del match è sembrato confermare l’andamento stagionale per quanto riguarda quegli episodi che possono decidere una partita in un senso o in un altro, e che praticamente si sono risolti tutti in favore del Leicester. Sulla punizione conquistata nella prima azione della partita, la parabola di Payet ha trovato la testa di Kouyaté ma Schmeichel, con un guizzo, è riuscito a toccare il pallone con la punta delle dita e a deviarlo verso il palo, mentre il centrocampista senegalese stava già correndo ad esultare. La palla è rimbalzata due volte sulla linea di porta, poi sul palo opposto e nuovamente sulla linea di porta, senza che nessun giocatore del West Ham fosse in grado di compiere il tap-in o anticipare Schmeichel per l’1-0. Incredibile, sembrava quasi un segno del destino.

 

La gara è stata fin dall’inizio decisamente spezzettata, con molte azioni confuse interrotte dagli interventi arbitrali. Entrambe le squadre cercavano di non lasciare ai difensori avversari la possibilità di giocare palla a terra. Quando la palla era tra i piedi di Huth o Morgan, Emenike si poneva esattamente in mezzo ai due centrali, negando la possibilità di un passaggio orizzontale. Payet e Moses si abbassavano a centrocampo formando una linea a cinque leggermente arcuata: l’obiettivo era quello di impedire un passaggio centrale, con gli esterni leggermente più avanzati per pressare Simpson e Fuchs, a cui veniva lasciato qualche metro per ricevere palla e far scattare la trappola di pressing.

 


Morgan porta palla ed Emenike si frappone tra il capitano del Leicester ed Huth, impedendo il passaggio orizzontale. Payet è più avanzato rispetto ai centrali di centrocampo, ma comunque si mantiene leggermente distante da Simpson in modo che il terzino possa ricevere la palla. Una volta partito il passaggio il francese scatta verso di lui, costringendolo a liberarsi del pallone e di fatto a perdere palla grazie al supporto dei compagni più arretrati.



 

Il Leicester attuava una strategia non così dissimile rispetto ai “Claret and Blue”. Nel 4-4-2/4-4-1-1 difensivo, Vardy rimaneva più avanzato rispetto ad Okazaki, pressando il difensore centrale con il pallone tra i piedi. L’ex attaccante del Mainz, invece, si posizionava su Pedro Obiang, di modo che il vertice basso del centrocampo avversario non potesse ricevere palla. Così, scivolando lateralmente, i centrocampisti centrali erano pronti a prendere in consegna le mezzali del West Ham, mentre l’esterno sul lato della palla si manteneva leggermente più alto per pressare il terzino.

 


Vardy è il più avanzato e pressa Ogbonna, mentre Okazaki si abbassa marcando Obiang. Kanté è su Kouyaté, finito nella sua zona nello scivolamento verso destra, mentre Mahrez è pronto ad intervenire se la palla finisse a Cresswell. Ogbonna, senza opzioni sicure, calcia lungo.



 

In uno scenario in cui entrambe le squadre (specie il West Ham) faticavano a progredire palla a terra, è stato il Leicester ad andare in vantaggio.

 

Vedere l’azione del gol è stato come assistere ad un sunto di 15 secondi della stagione delle Foxes. Su un calcio di punizione, Schmeichel ha agguantato il pallone vagante, rilanciando subito con le mani verso la corsa di Mahrez. L’algerino ha controllato il pallone, effettuato una pausa e assistito l’inserimento centrale di Kanté, che ha proseguito l’azione palla al piede prima di mettere Vardy solo davanti alla porta. L’inglese ha segnato il più paradigmatico dei gol del Leicester, nonché il ventiduesimo della sua stagione.

 


Il gol “à la Leicester” del Leicester



 

Passato in vantaggio, il Leicester ha messo in atto la solita compatta difesa delle zone centrali del campo che gli aveva permesso di mantenere cinque “clean-sheets” consecutivi.

 

La struttura del West Ham facilitava il compito di chiudere l’accesso centrale, con la difesa che spesso si manteneva più stretta dell’ampiezza dell’area di rigore. Gli uomini di Bilic erano invitati a giocare il pallone in fascia, dove poi potevano essere chiusi con maggiore facilità e da cui difficilmente riuscivano a tornare verso le zone più interne, se non con un cross.

 


Il Leicester è compatto al centro e Emenike preferisce smistare il pallone verso Antonio, piuttosto che cercare di penetrare invano il blocco avversario. L’esterno inglese arriva sul fondo ma il suo cross è preda della difesa avversaria.



 

Nel primo tempo il Leicester ha difeso il vantaggio con relativa tranquillità: al momento di rientrare negli spogliatoi sembrava di assistere allo stesso canovaccio delle ultime vittoriose partite degli uomini di Ranieri. Anche ad inizio secondo tempo, quando Bilic ha sostituito Obiang con Carroll, aumentando ancora il peso dei cross nell’economia del piano gara (10 nel primo tempo, 24 nel secondo), sembrava tutto sotto controllo. Con il Leicester che continuava a farsi pericoloso cercando di approfittare delle chance in contropiede.

 



Proprio su una di queste ripartenze la partita è inaspettatamente cambiata. Dopo dieci minuti dall’inizio del secondo tempo Drinkwater ha lanciato Vardy, che dopo aver controllato il pallone è scattato verso sinistra, fuggendo da Ogbonna in direzione della porta di Adrian. Il difensore italiano gli ha appoggiato una mano sulla spalla cercando di rallentarlo, finché dentro l’area, i loro piedi sono venuti a contatto ed entrambi sono finiti a terra.

 

I giocatori del Leicester hanno chiesto il rigore con veemenza, ma l’arbitro Moss non ne ha voluto sapere e ha deciso di ammonire Vardy per simulazione. L’attaccante inglese era già ammonito e poco dopo la sua espulsione Ranieri ha richiamato in panchina anche Okazaki, rinunciando anche al contropiedista giapponese per cercare di difendere il pallone e far salire la squadra sfruttando le qualità fisiche del nuovo entrato Ulloa.

 

E però, anche in dieci contro undici il Leicester sembrava poter tenere botta continuando a difendere gli stessi principi in un 4-4-1: certo era più difficile ripartire, specie quando anche Ulloa si posizionava dietro la linea della palla, ma il West Ham continuava a trovare difficoltà nel superare il blocco del Leicester, anche perché il 4-2-4 con Emenike e Carroll davanti non garantiva superiorità numerica nelle zone centrali.

 


Il 4-4-1 del Leicester in cui si sacrifica anche Ulloa. Nemmeno con un uomo in più il West Ham è riuscito ad attaccare passando dal centro, ma ha dovuto continuare aggirando il blocco delle Foxes.



 

Così, nonostante l’inferiorità, il pareggio del West-Ham è stata una brutta sorpresa, arrivata a sei minuti dalla quarta vittoria per 1-0 nelle ultime sei partite del Leicester. Pareggio raggiunto, oltretutto, grazie al rigore fischiato da Moss dopo una spinta quanto meno dubbia di Morgan su Reid.

 



Da quel momento la favola è diventata un vero e proprio thriller, con gli “Hammers” che sono riusciti addirittura a completare la rimonta con un gran gol di Cresswell, che raccoglie un cross proveniente da destra e, dal limite dell’area, incrocia al volo di collo esterno sinistro scavalcando Schmeichel.

 

E proprio quando la partita sembrava già persa, a solo dieci secondi al fischio finale, la caduta di Schlupp all’interno del limite sinistro dell’area di rigore del West Ham ha spinto l’arbitro a fischiare il rigore anche per il Leicester. Con la conseguente trasformazione di Ulloa per il definitivo

2-2.

 

Una partita che lascia interdetti, giocata in un clima irreale per cui da una parte sembra quasi legittimo per i tifosi del Leicester cominciare a festeggiare, ma dall’altra si teme un tracollo improvviso che possa riportare bruscamente tutti con i piedi per terra. Perché, magari, a forza di chiamare il Leicester “favola” si è finito con il legittimare un’idea opposta di realtà, in cui, appunto, le favole non esistono. Il Leicester dovrà gestire bene l’aspetto emotivo di questo finale di stagione: sull’1-2 anche Ranieri sembrava bloccato in panchina, mentre i bambini già piangevano sugli spalti.

 

Ranieri e i suoi possono essere soddisfatti di aver limitato i danni nel finale, anche se saranno altrettanto delusi di non essere riusciti a portare a casa una partita che si era messa sugli stessi binari di gran parte delle 21 vittorie stagionali. Le

sono state intense, ma Ranieri le ha signorilmente ed intelligentemente

nel post partita, ribadendo una semplice verità: a questo punto il titolo dipende solo dal Leicester.

 

Gli episodi a sfavore e forse anche un pizzico di sfortuna sono parte integrante di ogni stagione, comprese quelle trionfali. L’importante è rimanere concentrati e non perdere di vista l’obiettivo, specie quando è ancora tutto da conquistare.

 

Mancano 8 punti.

 

 

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