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Fabio Barcellona
Chi è davvero De Bruyne?
25 set 2015
25 set 2015
Come gioca e chi è realmente uno dei talenti più cristallini del calcio europeo.
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Fabio Barcellona
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Ad agosto il Manchester City è stato probabilmente la migliore squadra dei maggiori campionati europei: 4 partite e 4 vittorie, 10 gol fatti e nessuno subito. In quelle prime partite Manuel Pellegrini aveva dato un assetto stabile alla sua squadra: 4-2-3-1 con Yaya Touré a centrocampo in coppia con Fernandinho e David Silva alle spalle del Kun Agüero, con Navas a destra e il neoarrivato Sterling (49 milioni di sterline) a sinistra.

 

Dopo un’estate di corteggiamento, alla fine di agosto, il Manchester City acquista dal Wolfsburg per 52 milioni di sterline Kevin De Bruyne che, da promessa mancata alla corte di José Mourinho, è esploso nella posizione di trequartista centrale in un anno e mezzo in Bundesliga. La scorsa stagione il belga è stato il giocatore che in Europa ha messo a referto più assist (20) e il secondo per assist che hanno portato al tiro di un compagno (112, con una media di 3.3 a partita).

 

Ma il City aveva già due forti catalizzatori di gioco: Touré e David Silva. Sono i due calciatori che nella squadra effettuano più passaggi e nella stagione appena cominciata hanno già effettuato rispettivamente 3 e 4 assist. In particolare lo spagnolo sembra avere innalzato ulteriormente il livello del proprio gioco: oltre agli assist ha una media di 3.3 passaggi che hanno portato al tiro di un compagno a partita.

 

Al City, quindi, è arrivato un grandissimo giocatore che generalmente occupa la stessa posizione di David Silva e che eccelle nei medesimi fondamentali statistici dello spagnolo. Questo renderà il loro rapporto in campo quanto meno tatticamente interessante, e per poter immaginare il loro funzionamento in campo è necessario fermarsi e andare ad analizzare le caratteristiche di Kevin De Bruyne.

 



Tra l’estate del 2011 e il gennaio 2012 il Chelsea acquista tre giovani promesse dal campionato belga, pieno di giovani di grandi speranze. In estate prende il portiere diciannovenne Thibaut Courtois dal Genk, sorprendente campione di Belgio, che manda immediatamente in prestito all’Atlético Madrid, e il capocannoniere Romelu Lukaku, diciottenne dall’Anderlecht. In inverno completa l’opera acquistando, sempre dal Genk, Kevin De Bruyne, che lascia fino alla fine della stagione alla squadra belga.

 

Il Genk aveva prelevato il quattordicenne KDB dal Gent, dove aveva cominciato la scuola calcio all’età di 8 anni. Tre anni dopo l’esordio in prima squadra, a 19 anni, Kevin guida il Genk al

.

 

La stagione successiva il Chelsea manda Kevin de Bruyne nuovamente in prestito, stavolta al Werder Brema. Il ragazzo, si pensa, non è pronto per la Premier League e deve fare esperienza fuori dal campionato belga, ormai troppo stretto per lui. L’allenatore del Werder, Thomas Schaaf, lo impiega prevalentemente come trequartista alle spalle del centravanti Petersen e KDB mette a referto 10 gol 9 assist e 86 passaggi per il tiro, in una squadra che arriva quintultima a soli 3 punti dal posto che vale il Relegation Playoff.

 

Numeri notevoli, di certo abbastanza per convincere il Chelsea e il suo nuovo/vecchio allenatore Mourinho a portare finalmente alla base KDB. Gioca alla prima giornata in casa contro l’Hull City come trequartista di destra e mette a referto un fantastico assist, chiaramente la specialità della casa, tagliando da destra verso il centro del campo.

 

https://www.youtube.com/watch?v=fcVLtUigc7Y

La partita di esordio di KDB con il Chelsea. Al minuto 00:45 l’assist per il gol di Oscar.



 

Il 26 agosto gioca la sua seconda e ultima partita da titolare in Premier League con la maglia del Chelsea, sempre come trequartista di destra, all’Old Trafford contro il Manchester United. Da allora solo altri 5 minuti in Premier League, tre presenze in Coppa di Lega e 26 minuti, divisi in tre spezzoni, in Champions League.

 

Nel 4-2-3-1 di Mourinho i posti alle spalle del centravanti sono 3: quello centrale e quello di sinistra sono di proprietà rispettivamente di Oscar e Hazard, mentre De Bruyne perde subito il posto di destra a vantaggio di Willian o, nella versione bus di Mourinho, di Ramires. In totale, KDB giocherà solamente 391 minuti con la maglia del Chelsea. Dopo solo 6 mesi, i 22 milioni di euro del Wolfsburg sono più che sufficienti per convincere i Blues a rinunciare al futuro di Kevin De Bruyne.

 

Mourinho ha pubblicamente accusato il giocatore di non avere la mentalità giusta per un contesto ipercompetitivo come quello del Chelsea. Secondo il tecnico di Setubal, De Bruyne non si allenava bene e alle richieste di maggiore impegno e intensità si limitava a dire che quella era la sua maniera di allenarsi. Sempre Mourinho ha dichiarato che KDB avrebbe voluto giocare sempre e che non voleva essere parte di una squadra dove ogni settimana avrebbe dovuto chiedersi se fosse titolare o meno: impossibile in una squadra con Hazard, Oscar, Willian, Mata, Schürrle.

 

Non appena liberatosi da Mourinho, però, KDB torna a brillare. La parte della stagione 2103/14 passata a Wolfsburg è ottima: 3 gol, 6 assist e 3.1 assist per il tiro a partita. E dopo un Mondiale in cui il Belgio ha deluso, ma lui meno di altri compagni, la scorsa stagione è arrivata l’esplosione vera e propria che lo ha condotto al Manchester City.

 



KDB è un destro naturale che usa con estrema abilità il suo piede forte: interno, esterno, collo e, come tanti giocatori moderni, utilizza bene e con frequenza anche la suola per controlli orientati e preparazioni veloci al tiro. Il sinistro è meno utilizzato e meno abile. Il destro è usato per il gioco corto, ma KDB preferisce quasi sempre giocare sul medio-lungo e il suo lancio, sia rasoterra che alzando la palla è veloce e preciso.

 

Uno dei suoi tanti pezzi forti tecnici è la conduzione della palla: KDB ha un controllo esemplare anche a elevata velocità, il contatto col pallone è frequente e la velocità non toglie nulla alla delicatezza con cui lo tiene vicinissimo ai suoi piedi. Utilizza le sue qualità in conduzione per saltare in corsa gli avversari, spostando con rapidità il pallone, mentre si muove con velocità e agilità, ma non abusa delle sue capacità: è un giocatore essenziale che non tiene la palla più del necessario, e che mantiene il possesso solamente per trovare la migliore soluzione di passaggio possibile.

 

Gioca meglio in situazioni dinamiche, rispetto a quelle statiche: deve migliorare nel primo controllo e nella protezione del pallone. Ma proprio la dinamicità è un tratto che contraddistingue il suo stile: KDB aggredisce la partita e il suo atteggiamento in campo è sempre caratterizzato da una esuberante vitalità. Ama muoversi per il campo e per questo è capace di fornire al compagno in possesso di palla sia un appoggio sicuro avvicinandosi, sia un’opzione profonda allontanandosi.

 

Una delle sue fortune al Wolfsburg è stato proprio lo stile di gioco che Hecking ha fornito alla squadra: il continuo interscambio delle posizioni dei trequartisti del 4-2-3-1 e il gioco diretto e verticale hanno esaltato il suo dinamismo, dandogli la libertà di abbassarsi a raccogliere il pallone dagli interni o di andare sulle fasce scambiando posizione con gli esterni e di attaccare la profondità a rimorchio del centravanti. Tutto ciò rende KDB un’arma letale in transizione offensiva in spazi aperti: la sua velocità e precisione di conduzione, unite alle abilità sul lungo e alla visione periferica, lo rendono esiziale per gli avversari.

 

Tornando al più grande punto di forza di KDB, la sua capacità di fornire assist ai compagni, possiamo definirlo una vera e propria macchina generatrice di occasioni da gol. Il suo assist tipo non è barocco o immaginifico ma, coerentemente con il suo stile di gioco, copre dritto e veloce come un laser la via più breve tra il piede di KDB e quello del compagno meglio piazzato per concludere a rete. Il continuo dinamismo potrebbe far pensare che si tratti di un giocatore poco riflessivo, ma la sorprendente abilità di KDB è quella di riuscire a processare nella sua mente la migliore e più diretta soluzione per arrivare alla conclusione mentre è impegnato a fare altre mille altre cose.

 

Ha in testa la verticalità che esprime sia conducendo palla, sia progettando e realizzando traiettorie che giungano prima possibile nella zona pericolosa per gli avversari: è programmato per il movimento continuo, suo, dei compagni e del pallone. Ha un’istintiva e perfetta conoscenza della cinematica dei corpi che si muovono all’interno del campo da gioco che gli consente di fare giungere il pallone nel punto esatto dove terminerà il movimento del ricevitore. I suoi pensieri sono rapidi ed essenziali come il suo calcio.

 

Anche il tiro dalla distanza di KDB è efficace più per precisione che per potenza pura e, assieme, alle sue doti di inserimento, gli ha regalato 10 gol a stagione sia al Wolfsburg che al Werder Brema: un buonissimo bottino per un trequartista la cui occupazione principale è far segnare i compagni di squadra. Inoltre, pur essendo chiaramente un giocatore offensivo, KDB fornisce un contributo in fase di non possesso coerente con il suo ruolo e le sue caratteristiche: se impiegato sull’esterno ripiega in accordo ai movimenti della linea di centrocampo; in mezzo al campo è capace di portare discreta pressione sul centrocampista basso avversario.

 

In questi anni ha dimostrato di potere occupare tutte le posizioni possibili alle spalle di un attaccante: da sinistra può tagliare verso l’interno con il suo piede forte; da destra può mettere in mostra uno dei migliori cross di interno del panorama mondiale (un cross che ha fatto la fortuna di un anonimo centravanti, almeno fino all’arrivo di KDB, come Bas Dost); in mezzo, libero di muoversi, ha ottenuto la sua consacrazione, svariando su tutto il fronte d’attacco e disegnando senza palla efficacissime tracce che partendo dall’interno giungono verso le zone esterne del campo.

 

In Nazionale, in un gruppo pieno di talento e trequartisti, KDB ha giocato, e bene, partendo anche qualche metro più indietro, andando a occupare la trequarti campo partendo da posizione più arretrata, da mezzala.

 

https://www.youtube.com/watch?v=vxGmVGa3lMo

Doppietta di De Bruyne e doppietta di Bas Dost. Il Wolfsburg distrugge il Bayern di Guardiola.



 



Al di là delle considerazioni sul prezzo d’acquisto del suo cartellino ci sono pochi dubbi che Kevin De Bruyne sia un gran giocatore, ma resta da verificare il suo impiego nel Manchester City. In particolare è da capire quale potrà essere il suo rapporto con David Silva: a oggi, i due giocatori hanno giocato assieme solamente i 20 minuti finali della partita di Champions League contro la Juventus, con De Bruyne schierato a sinistra e lo spagnolo in mezzo.

 

Pur occupando la stessa zona di campo e avendo negli assist i loro punti di forza, David Silva e KDB sono due giocatori profondamente diversi: lo spagnolo gioca negli interstizi della rete difensiva avversaria, dove trova gli spazi per ricevere e destrutturare le linee nemiche; KDB, invece, non cerca le fessure nel muro difensivo, ma attacca con il suo dinamismo gli spazi che l’azione crea, la sua ricezione preferita nasce da un taglio profondo che parte dalla posizione centrale e va verso l’esterno destro, alle spalle del terzino avversario. Mentre David Silva per ricevere palla si nasconde, per poi sbucare all’improvviso, De Bruyne si muove e si mette in mostra.

 

Entrambi i giocatori costituiscono un raccordo tra la fase di costruzione e quelle di conclusione, ma lo spagnolo preferisce costruire trame strette dialogando con compagni vicini, creare gli spazi e i tempi di gioco, laddove KDB interpreta la posizione e la velocità dei giocatori davanti e sé e trova la soluzione più diretta per permettere alla squadra di concludere a rete. David Silva è un’artista, De Bruyne è uno scienziato, lo spagnolo dà il ritmo, il belga lo brucia. Giocano su due scale metriche e temporali diverse, come conviveranno?

 



I 20 minuti di condivisione di spazio e palla tra David Silva e Kevin De Bruyne durante la partita contro la Juventus sono davvero poco indicativi a disegnare il futuro tattico della coesistenza tra i due giocatori. In Premier League KDB ha giocato 65 minuti contro il Crystal Palace partendo da sinistra, con Nasri dietro il centravanti Bony; e l’intera partita casalinga persa contro il West Ham, giocando in posizione centrale alle spalle del Kun Agüero. In entrambe le partite De Bruyne è stato il migliore in campo dei suoi e, oltre ad avere realizzato un gol, è già balzato in testa alla classifica di passaggi chiave per partita del campionato.

 

In entrambe le partite David Silva era assente. L’opinione più comune è che il posto di De Bruyne al Manchester City sia quello attualmente occupato da Jesús Navas. Interrogato in proposito, KDB ha affermato di potere giocare in tutte le posizioni d’attacco, anche quelle esterne, e che anche al Wolfsburg, giocando da “10”, si muoveva spesso verso le fasce.

 

Ma, indipendentemente dalla posizione di partenza, per far fruttare a pieno i soldi spesi, Manuel Pellegrini deve fare muovere KDB. L’esplosione del belga al Wolfsburg, oltre che dal talento naturale del giocatore, è figlia dell’estrema libertà concessa da Hecking, che ha esaltato le caratteristiche di calciatore dinamico e più abile in movimento che da fermo. Il vero rischio da evitare per il City è quello, in presenza di Silva, di farne un semplice esterno d’attacco, ruolo che KDB svolgerebbe ottimamente, ma che sarebbe limitante per le qualità del giocatore. La centralità tecnica avuta al Wolfsburg è attualmente e saldamente nelle mani di David Silva in una squadra, che, oltretutto, schiera un altro grande accentratore di palloni quale Yaya Touré. Chi dirige il traffico? Chi prende il pallone dalla fase di costruzione e lo rende pericoloso per gli avversari?

 

http://www.youtube.com/watch?v=fBGcKtBuNtE

L’esordio dal primo minuto con la maglia del Manchester City. Un gol e quattro key pass per De Bruyne.



 

Il calcio è un gioco di connessioni, tecniche ed emotive, tra i calciatori. A parlare è sempre il campo, che spesso crea alchimie imprevedibili sulla lavagna. Pellegrini è allenatore pragmatico e probabilmente cercherà di assecondare le qualità e le caratteristiche dei propri calciatori, sperando che tra i suoi fuoriclasse si crei un’intesa proficua per la squadra. I risultati d’agosto non devono ingannare il City e settembre, con le sconfitte per certi verse gemelle contro Juventus e West Ham, ha messo in mostra i limiti della squadra.

 

I Citizens continuano ad avere vari problemi strutturali, tra i quali la costruzione del gioco bassa per la mancanza di creatività di Fernandinho, quella di geometria di Yaya Tourè e le inadeguatezze tecniche e di interpretazione dei due centrali difensivi in fase di possesso palla. In taluni casi, David Silva rimane l’unica vera fonte di gioco, l’imbuto da cui passa tutta l’effettiva pericolosità della squadra, con tutti i rischi in termini di possibili contromosse avversarie che ciò può comportare.

 

Un’idea tattica, allora, potrebbe essere quella di fare partire Kevin De Bruyne da posizione più arretrata, coperto alle spalle da un interditore, lasciandolo libero di muoversi per raggiungere in un secondo tempo la zona più avanzata. Ciò potrebbe dare una soluzione ai problemi di costruzione bassa del City che potrebbe beneficiare della brillantezza e della velocità di pensiero ed esecuzione di KDB per ovviare alla lentezza, prevedibilità e staticità dello sviluppo dell’azione offensiva.

 

Inoltre, lascerebbe campo e spazio a De Bruyne di muoversi e giocare il calcio dinamico che lui preferisce e in cui è davvero un fuoriclasse, senza rischiare troppo di sovrapporsi alle zone e ai momenti di influenza di David Silva ma, invece, integrandoli. Più in generale, l’inserimento tattico di KDB nel City dovrebbe favorire il dinamismo illuminato del belga, che lo restituirebbe alla squadra che ne ha davvero necessità.

 

La classe, l’eleganza e la semplicità delle giocate, l’essenzialità e la pulizia del gesto tecnico, la visione periferica e la precisione chirurgica dei suoi assist fanno di Kevin De Bruyne un autentico fuoriclasse. È troppo forte per pensare che a Manchester non possa fare bene. La speranza è che le sue enormi capacità possano essere sfruttate fino in fondo e che non siano limitate da un sistema che, accumulando talento su talento, non si preoccupi di assemblarlo e utilizzarlo a pieno, in barba ai principi fondanti di uno sport di squadra quale è il calcio.

 
 

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