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Emanuele Atturo
Miranchuk è un altro grande colpo dell'Atalanta
04 Sep 2020
04 Sep 2020
In attesa che torni Ilicic.
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Emanuele Atturo
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È solo nell’ultimo anno che è diventato impossibile parlare di Aleksey Miranchuk non separandolo dal fratello gemello Anton, considerandolo un’entità distinta. Da anni ormai si parla dei “fratelli Miranchuk” come la grande promessa del calcio russo: i due non sono solo fisicamente identici, ma giocano nella squadra e nello stesso ruolo, esterni alti, Aleksey a destra e Anton a sinistra; uno è mancino e l’altro è destro e l’unico modo quindi per riconoscerli è vedere con quale piede toccano la palla. Uno sembra l’emanazione speculare dell’altra, il suo riflesso invertito, nonostante abbiano caratteristiche leggermente diverse. Se Anton sembra aver preso più sul serio l’amore condiviso per Ronaldinho, cercando sempre dribbling fantasiosi preannunciati da tocchi di suola, Aleksey spicca più nella rifinitura che nell’uno contro uno, e infatti gioca più spesso sulla trequarti centrale.


 

Anche la loro carriera ha avuto parabole differenti. Se Aleksey ha subito goduto della fiducia dei vari allenatori passati alla Lokomotiv Mosca, Anton è dovuto passare per un periodo formativo al Levadia Tallinn, in Estonia. Anche il loro talento, a essere sinceri, è stato considerato sempre diversamente. Vedran Corluka, uno dei veterani della Lokomotiv, ha detto che «Anton è un grande talento ma onestamente soltanto Aleksey può impedire a se stesso di diventare un top player». Qualche anno fa Messi lo inserì in una lista che conteneva i dieci giovani più talentuosi secondo lui.


 

Nell’ultima stagione Aleksey ha segnato 16 gol stagionali, di cui due in Champions League contro la Juventus, offrendo prestazioni finalmente all’altezza delle promesse in piedi ormai da anni.


 

Il suo gol più famoso Aleksey Miranchuk lo ha segnato ormai cinque stagioni fa. Era la finale di Coppa di Russia tra Lokomotiv Mosca e Kuban. Miranchuk all’epoca non aveva che vent’anni, quando ha ricevuto una palla poco oltre il centrocampo spalle alla porta. Un avversario gli è arrivato addosso precipitosamente, troppo, e lui lo ha saltato con un tocco d’esterno improvviso. Si allunga la palla, e col secondo tocco la nasconde a un altro difensore spiazzato; la velocità con cui se la porta avanti con l’interno, in un unico movimento da serpente, è misteriosa. A quel punto può segnare con un piatto sinistro sul secondo palo.



È un gol in cui si scova una prima somiglianza con quelli che di solito segna Josip Ilicic, scivolando fra gli avversari nel corridoio di destra come fosse fatto d’aria.


 

Sostituire l’insostituibile


Come Ilicic, Miranchuk ha qualcosa di scomposto e faticoso nella corsa, un andamento arrancante che lo fa sembrare in una situazione di falso svantaggio sui difensori, che invece finiscono spesso per prostraglisi ai piedi. Quando provano a togliergli palla, ed è ispirato, sono sempre goffi, in ritardo. Forse anche per questo, Miranchuk arriverà all’Atalanta proprio per raccogliere l’eredità artistica di Ilicic sulla catena di destra, quella di un giocatore offensivo tecnico e creativo, che si muove in campo sempre in maniera opaca e illeggibile. Gasperini ci ha tenuto a specificare che non arriverà per essere un’alternativa a Ilicic ma per rappresentare una presenza più affidabile nel tempo: «Miranchuk è stato individuato come sostituto per la defezione di Ilicic, anche se non è il vice Ilicic: una figura che chiedevo prima della scorsa stagione, la sua assenza l’abbiamo tamponata fino a un certo punto. Il russo è giovane, bravo, ha un infortunio da valutare che non dovrebbe portargli via più di qualche settimana: non bisogna aspettarsi che abbia un impatto immediato».


 

La grande prestazione contro il PSG rischia di farcelo dimenticare, ma l’Atalanta ha giocato la partita più importante della sua storia, ai quarti di Champions, senza il suo giocatore offensivo più importante. Perché se il “Papu” Gomez è l’architrave su cui si regge tutto il sistema di Gasperini, un operaio del gioco costantemente al lavoro per equilibrare la squadra, Ilicic è il mago capace di trasformare tutto il carbone in oro, di fare le giocate decisive negli ultimi metri. Quando non c’è lui in campo l’Atalanta è una squadra più prevedibile, meno incisiva, meno pericolosa. Se prendiamo la classifica dei giocatori che in Serie A migliorano di più la produzione offensiva delle loro squadre, calcolando quindi gli xG, Ilicic è ovviamente in cima.


 

La presenza di Malinovski nell’ultima parte di stagione - la sua mascella squadrata, le sue bombe a mano da fuori - ce lo hanno fatto in parte dimenticare, ma Ilicic a un certo punto giocava come il miglior calciatore al mondo. Con poco più di 1500 minuti giocati, ha segnato 15 gol e servito 5 assist. Il terzo giocatore per passaggi chiave per novanta minuti fra quelli che ne hanno giocati più di mille; anche il terzo per dribbling dopo giocatori truccati come Douglas Costa e Jeremie Boga.


 

Tutto questo per dire che Ilicic non è davvero sostituibile, ma che al contempo l’Atalanta era obbligata a pensare a un giocatore che, in sua assenza, permettesse di non lasciar crollare il potenziale offensivo della squadra.


 

Un rifinitore


Ruslan Malinovski è stato un ottimo sostituto, ma ha caratteristiche molto diverse da Ilicic. È meno creativo, meno rifinitore. I suoi numeri nei dribbling e nei passaggi chiave non sono trascurabili, ma è un giocatore che si esprime soprattutto con la sensibilità e la forza del suo piede sinistro, nel gioco di passaggi e soprattutto nei tiri. Ha una visione più brutale e schematica del gioco rispetto a Ilicic e in stagione ha giocato anche fra i mediani.


 

Miranchuk ha invece un gioco più creativo e capace di momenti inattesi. Prendiamo un altro suo gol, segnato al Krasnodar; se non il più bello di certo il più originale della sua carriera. Era sul primo palo, in area di rigore, quando è arrivato un cross arretrato; non solo è riuscito a domarlo, ma col controllo ha mandato così fuori tempo il difensore da farlo cadere a terra. Poi ha tirato di piatto nell’angolo vuoto.



Rispetto a Malinovski, Miranchuk per l’Atalanta dovrà essere più utile in conduzione, visto che quando manca Ilicic, Gomez deve assumersi ulteriori responsabilità per far risalire il pallone, in aggiunta a quelle, immense, che ha già. In Russia, in realtà, Miranchuk si risparmiava la fatica di scattare palla al piede e una volta ricevuto oltre il centrocampo di solito ama alzare la testa per provare una giocata diretta col suo piede mancino.


 

Quando deve condurre palla Miranchuk non è preciso: il suo controllo non è assoluto e quando perde il contatto col pallone non ha la reattività necessaria per recuperare. Prova tanti dribbling, ma quasi per indolenza: ne sbaglia più di quanti gliene riescano (2.4 contro gli 1.9 riusciti). Sa usare il suo fisico per difendere palla ma il dinamismo non è il suo forte, nel campionato russo sembrava bastargli giocare da fermo e senza una grande intensità mentale. A volte sembra aspettare che gli avversari gli arrivino addosso per provare a evitarli all’ultimo istante. È un giocatore che perde tanti palloni - 3 tocchi sbagliati e 2 palle perse per novanta minuti - e che ha una presenza vacua nella partita, lenta, ma capace di accendersi in fiammate improvvise, che partono tutte da un piede sinistro sensibilissimo. Miranchuk è eccezionale sia quando deve tirare in porta che quando deve dare l’ultimo passaggio.


 

Ama calciare soprattutto con l’interno del piede sul palo lontano, con la palla che gli rimane leggermente sotto. Anche nel tiro sembra preferire la staticità, calcia da fuori come su punizione, arte di cui è specialista e che gli ha permesso di segnare alcuni dei più bei gol della sua carriera finora. Anche in quelle situazioni sarà un’arma in più per l’Atalanta.



Ma non stiamo parlando del classico esterno a piede invertito dal gioco meccanico, che prova sempre a rientrare sul mancino per tirare. È soprattutto nella qualità dell’ultimo passaggio, nella visione di gioco negli ultimi trenta metri, che Miranchuk promette di aggiungere qualcosa all’Atalanta. Gioca quasi da fermo, almeno per gli standard del calcio contemporaneo, ma sempre a testa alta.  Quando riceve nel mezzo spazio di destra alza subito la testa per vedere se sul lato debole qualcuno ha corso dietro la difesa.


 

Quando punta l’avversario e lo costringe a indietreggiare, specie quando sfila verso il fondo, sa cambiare idea in corsa vedendo con la coda dell’occhio l’inserimento di un compagno. Esattamente il tipo di qualità  che serve all’Atalanta, una squadra spesso impegnata in lunghe fasi di attacco posizionale e sempre alla ricerca di spazi che si aprono dagli esterni.


 

Nella Lokomotiv Mosca ultimamente ha giocato soprattutto da trequartista centrale, per esempio nelle partite di Champions, con una grande libertà di movimento e con meno pigrizia mentale rispetto a quando gioca sull’esterno, abbassandosi molto spesso a cucire il gioco e battagliando anche sui duelli aerei - da questo punto di vista la sua presenza in area di rigore non è da sottovalutare sui cross che spesso spiovono copiosi dal lato di Gomez. In Champions ha mostrato anche una certa attitudine al lavoro difensivo, facendo un gran lavoro di marcatura su Pjanic.


 

Gasperini ha già ricordato a tutti di non aspettarsi un impatto immediato da parte di Miranchuk, che dovrebbe inserito gradualmente nelle rotazioni, concedendogli il fisiologico tempo di adattamento per digerire un sistema peculiare come quello dell’Atalanta. Lo stesso processo vissuto da Malinovski, tenuto a riposare in cantina per la prima parte di stagione in cui era più impegnato a litigare con Gasperini che a tirare in porta. A gennaio il tecnico lo minacciò di morte, per così dire - «Ha perso tre o quattro palloni che l’avrei ammazzato» - e non è da escludere per Miranchuk la stessa severità. Deve diventare più duro, più lucido, più rapido nelle scelte in campo.


 

Come per Malinovski, l’Atalanta ha comprato un calciatore est-europeo appena entrato nel teorico prime della carriera, dal talento riconosciuto ma per qualche ragione poco considerato dalle migliori squadre europee. Fino a qualche anno fa si parlava di offerte da 85 milioni rifiutate per Miranchuk e anche a novembre 2019 il presidente della Lokomotiv diceva cose come: «Andrà alla Juventus, o al Barcellona, oppure resterà qui». E in effetti, per quanto conosciamo l’oculatezza scientifica dell’Atalanta nell’aprire il portafogli, è strano che Miranchuk alla fine abbia lasciato la Lokomotiv per appena 15 milioni. Stiamo pur sempre parlando del miglior talento russo in circolazione, reduce dalla migliore stagione in carriera, e a quella cifra l’Atalanta non avrebbe potuto acquistare un profilo migliore per avere un’alternativa a Ilicic.


 

 

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