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Emanuele Atturo
Complicarsi la vita
27 Nov 2015
27 Nov 2015
La Fiorentina gioca un'ottima partita, ma fa di tutto per non portare a casa la vittoria.
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Emanuele Atturo
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Il primo tempo della Fiorentina contro l’Empoli ha rappresentato, forse, il primo momento allarmante del campionato dei Viola, finora più che brillante. La squadra di Paulo Sousa ha sofferto soprattutto nella fase di non possesso: subendo, in modo inedito, la maggiore aggressività degli avversari e difendendo male in transizione. Alcuni titolari erano stati fatti riposare e i loro sostituti hanno dimostrato di non poter garantire la stessa qualità.

 

Nonostante la doppietta di Kalinic, entrato nel secondo tempo, abbia riportato il punteggio in parità, la Fiorentina ha leggermente rallentato il passo, perdendo la vetta della classifica e insinuando i primi, piccoli, dubbi sulla tenuta complessiva della squadra ai vertici. Le prime risposte dovevano arrivare nella partita contro il Basilea. Paulo Sousa tornava nello stadio che lo ha rilanciato nei grandi palcoscenici europei in una sfida cruciale per il passaggio del turno: la Fiorentina era costretta a fare risultato a Basilea per evitare il ritorno del Lech Poznan, distante solo due punti.

 



Urs Fischer, allenatore degli svizzeri, primi in classifica con 9 punti, ha cercato di approfittare della situazione delicata dei Viola in EL: «La Fiorentina sta facendo molto bene, ma è anche sotto pressione in vista della partita di domani». Fischer ha cercato di spostare l’attenzione sugli avversari, consapevole di dover affrontare parecchi problemi interni. Il Basilea arrivava da due sconfitte consecutive in campionato (dove è comunque primo) e con diversi infortunati, soprattutto in difesa, dove mancavano Akanji, Hoegh, Ivanov e Samuel.

 

Fischer ha dovuto schierare una linea difensiva d’emergenza, col capitano Suchy e Lang centrali, Xhaka (fratello di Granit) a destra più bloccato e a coprire le più frequenti discese dello svedese Safari a sinistra. A centrocampo Zuffi ed El Neny a gestire il gioco e a coprire le spalle agli inserimenti senza palla di Bjarnason, ex Pescara. In avanti Boëtius, un attaccante esterno, è stato schierato quasi sulla linea dei centrocampisti, costretto a coprire tutta la fascia. Una scelta che non si rivelerà particolarmente felice. Janko ed Embolo formavano la coppia offensiva, col camerunese naturalizzato svizzero classe ’97 ad agire alle spalle della punta centrale.

 

Da parte sua, la Fiorentina ha potuto schierare quello che è attualmente il suo undici ideale. Un 3-4-3 ibrido molto fluido, con due esterni associativi come Alonso e Bernardeschi (cioè: un terzino con i piedi di un centrocampista, e un trequartista con la corsa di un'ala) a dare supporto al quadrato di centrocampo col doppio pivote—Badelj, Vecino—dietro ai due trequartisti—Borja Valero e Ilicic. Kalinic unica punta a dare il solito, costante, riferimento verticale.

 



L’idea del Basilea era probabilmente quella di spaccare in ampiezza la difesa a 3 della Fiorentina. Boëtius ed Embolo dovevano rimanere larghi per essere innescati velocemente alle spalle di Bernardeschi e Alonso, sempre molto alti. Soprattutto la fascia destra della difesa toscana era stata individuata come la zona fragile, ma Bernardeschi si è dimostrato incredibilmente disciplinato lungo tutti gli 80 minuti giocati.

 


Una delle poche situazioni di inizio partita con la Fiorentina mal posizionata. Boëtius approfitta della zona lasciata sguarnita da Roncaglia e dal ritardo in ripiegamento di Bernardeschi.



 

Anche la Fiorentina, da parte sua, ha cercato di forzare sul lato destro la partita a scacchi. Ilicic e Bernardeschi si stringevano spesso per dialogare, creando dei triangoli completati dai tagli in profondità di Kalinic alle spalle di Safari. Boëtius faticava a dare supporto in fase difensiva e lasciava i suoi in inferiorità numerica. Il duello col suo pari età, Bernardeschi, è stato impietoso e ha mostrato un’incredibile sproporzione a livello di applicazione tattica e precisione tecnica. L’olandese, sostituito dopo sessanta minuti, ha completato appena il 46% dei passaggi, nessun dribbling e nessuna azione difensiva.

 

Sin dai primi minuti la Fiorentina è riuscita a prendere il controllo del gioco e a imporre il proprio piano di gara. In questo inizio di stagione i Viola hanno dimostrato di poter essere messi in difficoltà schermando le linee di passaggio verso i trequartisti. Il Basilea però ha concesso campo alla prima costruzione della Fiorentina, lasciando libere le linee verso Borja e Ilicic e provando la riconquista in un secondo momento, intensificando la pressione nella propria trequarti. La maggiore qualità dei giocatori viola ha però fatto la differenza e fatto spesso saltare la pressione. Dopo appena due minuti di gioco Ilicic ha dribblato quasi tutta la difesa svizzera, provocando un vistoso fallo di mano in area non punito dall’arbitro.


 

Col passare dei minuti il Basilea ha perso progressivamente metri, trovando sempre più difficoltà a dare un minimo di respiro nella manovra. La squadra di Paulo Sousa ha tenuto come al solito una linea di pressione alta e aggressiva, evidenziando tutte le carenze tecniche dei difensori svizzeri. Senza linee di passaggio semplici e punti di riferimento, i difensori del Basilea erano continuamente costretti a rifugiarsi nel portiere Vailati, in enorme difficoltà nei fondamentali con i piedi. A fine partita avrà sbagliato quasi la metà dei rilanci, alcuni piuttosto pericolosi. Proprio da una situazione di pressione alta nasce il vantaggio della Fiorentina.

 



Dopo pochi giorni dal suo arrivo alla Fiorentina Facundo Roncaglia era già diventato un idolo della Fiesole. Il suo passato al Boca, il soprannome di “El Torito”, la garra argentina estrema e i suoi tiri da fuori area gli avevano fatto guadagnare una serie di tributi

,

, quasi tutti a opera della pagina Facebook "

".

 

Al 26.esimo, Roncaglia rispetta la sua fama e con

a Embolo si fa espellere. Così come all’andata, quando l’espulsione di Gonzalo Rodríguez aveva dato avvio alla rimonta degli svizzeri, la Fiorentina si ritrova a difendere il vantaggio in inferiorità numerica.

 

I Viola faticano a organizzarsi in campo. Alonso scala sulla linea dei difensori, ma è disattento in marcatura e si fa passare due volte Bjarnason alle spalle. A quel punto Paulo Sousa toglie Ilicic e inserisce Tomovic, risistemando la squadra su un 4-4-1, con Borja Valero e Bernardeschi esterni davanti ad Alonso e a Tomovic.

 

Dopo alcuni minuti in cui il Basilea sembra aver preso campo, la palla scorre sulla linea difensiva degli svizzeri e la Fiorentina ci si avventa come se avesse sentito l’odore del sangue. Kalinic e Bernardeschi ridistendono la squadra in pressione alta, costringendo Vailati all’ennesimo rilancio sbagliato. La palla arriva sulla sinistra per l’inserimento di Marcos Alonso, che serve Kalinic in area: il croato difende il pallone e si dimostra una volta di più centravanti altruista, servendo a Bernardeschi la palla della doppietta.

 


Bernardeschi, il migliore in campo, si fa 50 metri in avanti per accorciare in pressione sui difensori del Basilea. Un’azione che dimostra la maturità della Fiorentina, capace di prendere coraggio per andare a chiudere gli spazi in avanti a un avversario in superiorità numerica.



 

La Fiorentina al momento non rientra però in quel genere di squadre che non si concedono disattenzioni. Alla fine del primo tempo, su una situazione di palla inattiva, dove non dovrebbe teoricamente pesare l’inferiorità numerica, subisce il gol che riapre la partita.

 


Su un cross da un calcio d’angolo battuto corto, Marcos Alonso non sale insieme alla linea e tiene in gioco Embolo. Sulla respinta Suchy segnerà l’1 a 2.



 



Nel secondo tempo la Fiorentina tiene ancora le linee abbastanza alte: l’idea è quella di gestire il pallone e rallentare i ritmi. I Viola sono una delle squadre che in Europa ha la più alta percentuale di possesso palla, e fino alla metà della ripresa gli svizzeri non sembrano in grado di prendere in mano la partita, né tantomeno di essere pericolosi.

 

Anche dopo l’ingresso di Callà, il Basilea mantiene il suo 4-3-3 statico, che risente della prestazione sottotono delle sue punte. Embolo gioca pochi palloni, si muove pochissimo senza palla e in generale non riesce a trovare una precisa collocazione in campo. In questo ha palesato i limiti dei suoi 18 anni.

 

Anche quando, col passare dei minuti, la Fiorentina ha abbassato la propria linea difensiva, il Basilea si è limitato a degli attacchi velleitari, perimetrali. Le catene laterali si sono dimostrate troppo statiche, limitandosi a offrire dei cross inoffensivi dalla trequarti, sui quali la punta Janko veniva costantemente mangiato dai centrali viola.

 


Il Basilea non porta densità nella zona della palla. Tra Xhaka e gli altri compagni ci sono il vuoto e molti giocatori viola (in questo caso bianchi...). Embolo non offre una linea di passaggio al compagno, Janko non fa movimenti in area, nessuno si sovrappone per portare via un uomo.



 

Al 70.esimo però il Basilea riesce ancora a capitalizzare al massimo un errore della Fiorentina. Come nel gol subito da Büchel nella partita contro l’Empoli, la squadra non accorcia su una seconda palla da calcio d’angolo e concede a El Neny il tiro dal limite.


 



Dopo il gol del Basilea non succede più niente. Paulo Sousa sostituisce Bernardeschi e Badelj con Babacar e Gilberto, mettendo la squadra su un 3-4-2 più fresco e teoricamente più offensivo, ma l’inerzia della partita è ormai segnata. Anche a causa di un pessimo arbitraggio, il gioco è sempre più spezzettato: a fine partita i falli saranno 45, quasi il doppio di Brugge - Napoli.

 

Gli unici elementi che rendono interessanti gli ultimi 20 minuti sono:

- Le finte di corpo di Borja Valero che, isolate e raccolte, potrebbero da sole rappresentare uno spettacolo teatrale per cui varrebbe la pena pagare;

- Il duello greco-romano tra Suchy e Kalinic. O meglio: la vessazione di Kalinic da parte di Suchy. Il difensore ceco alla fine chiuderà con 7 falli compiuti, prendendo l’ammonizione solo al settimo. Kalinic a fine partita avrà subito 10 falli.

 

Grazie al pareggio tra Lech Poznan e Belenenses, alla Fiorentina basterà un pareggio nell’ultima gara, in casa contro i portoghesi, per accedere alla fase a eliminazione diretta. I Viola hanno offerto una prestazione di grande personalità, rigore tattico e qualità di gioco anche in un campo difficile, pur giocando quasi 70 minuti in inferiorità numerica. Come già altre volte in questa stagione, la Fiorentina ha però pagato i pochi, ma grossolani errori in fase difensiva. Sempre gli stessi. Nelle prossime partite bisognerà attendersi dei miglioramenti per far sì che le ambizioni della squadra siano in linea con la bellezza del suo gioco.

 
 



 
 

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