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(di)
Tommaso Giagni
L'antidivo
30 Apr 2015
30 Apr 2015
Su Alberto Paloschi hanno voluto cucire l'etichetta di predestinato. A lui, invece, è sempre interessata una sola cosa: giocare.
(di)
Tommaso Giagni
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Da anni sulla figura di Paloschi gravano dei malintesi. I tifosi del Milan lo chiamavano “Giamburrasca”, anche se non aveva niente del ragazzino indisciplinato. La canzone che preferisce è "Vita spericolata", anche se la sua sembra tutt'altro che “whiskey al Roxy Bar”. E a dirla tutta, lui non sembra avere neanche niente della “star”.

 

Il giorno dei suoi vent'anni,

: «Non segno mai reti difficili: la metto sempre dentro di carambola o su rimpallo». Il che non era vero già allora (basta guardare

) e ancor meno adesso. Quando il ChievoVerona riscattò interamente il suo cartellino,

«una mezza pazzia» tutti quei soldi spesi per lui. Per troppa modestia, per inconsapevolezza, è il primo a male intendersi.

 

La prima partita che vede allo stadio

Atalanta-Juventus del 1996/97. Un pareggio per 1-1 che laurea la Juventus campione d'Italia. Segna Mark Iuliano, ma in vantaggio erano andati gli orobici. Il primo gol che Alberto Paloschi vede dal vivo lo ha segnato Pippo Inzaghi.

 

Perché nessuna grande squadra si sente di investire qualche milione su un centravanti giovane, talentuoso, continuo? Perché non viene considerato pronto? Ha superato le centocinquanta presenze e segnato 41 gol in Serie A. È agile ma ci mette il fisico ed è bravo nel gioco aereo. È opportunista, quello più di tutto, ma aiuta pure la squadra in fase di non possesso. Pragmatico, senza fronzoli. Un rigorista che non fa il

perché «

».

 

https://www.youtube.com/watch?v=Gp13CWmyu8M

Una compilation che riassume le cose migliori del suo girone d'andata 2014/15.


 

Il “Palo” è nato il 4 gennaio 1990 a Chiari, ma è cresciuto a Cividate al Piano, cinquemila abitanti in provincia di Bergamo. Un po' bresciano, un po' bergamasco, come dire: essere divisi da un derby interiore. Questo piano l'ha risolto scartando,

per «le squadre in cui giocava Inzaghi», il suo idolo.

 

Fino agli Esordienti resta nella Cividatese, la compagine del suo paese. Poi tenta con l'Atalanta: la squadra che lanciò Inzaghi, la soluzione migliore per restare vicino casa e scuola. Ma il provino va male, a lui come a Balotelli, che «

». Nell'autunno 2001 supera un provino con il Milan, e viene tesserato nel gennaio 2002. Deve essere difficile gestire la cosa con il padre Giovanni,

. Operaio in una ditta di serramenti, il padre: ad azzardare si direbbe che lavora per chiudere le porte, mentre il figlio lavora per aprirle.

 

Anche il concetto di “lavoro” applicato al calcio, in realtà, può creare un malinteso. Al termine del suo grandioso esordio in Serie A,

, disse di vedere il calcio come un divertimento, più che come un lavoro. Era un pomeriggio del febbraio 2008, aveva appena sbrogliato la matassa a compagni di nome Pirlo, Maldini, Seedorf, Nesta, Ronaldo, Cafu... Molto tempo dopo, nel 2013,

il concetto: «Finora non ho mai lavorato, mi son sempre divertito».

 


In basso, il primo da sinistra è Paloschi ragazzino, appena tesserato dal Milan.


 

Alberto ha compiuto dodici anni ed è arrivato al Milan. Suo nonno Vittorio prima, un pulmino della società poi,

all'uscita da scuola e lo riportano a casa dopo gli allenamenti. Così per un po' di tempo. Fin quando con gli Allievi di Evani vince il campionato di categoria 2006/07, siglando una tripletta in finale. È il momento in cui

che il calcio sarebbe stato la sua vita. E si trasferisce nel varesotto,

di Tradate, dove ha studiato anche Ambrosini quando arrivò al Milan, e dove per Alberto nasceranno le amicizie

più solide. Come quella con Simone Romagnoli (oggi titolare del Carpi), che allora gli fece prendere 8 in storia spiegandogli «per filo e per segno» la rivoluzione francese.

 

La stagione seguente il "Palo" si aggrega alla Primavera, ma esordisce anche in prima squadra, nell'andata degli ottavi di Coppa Italia. È il dicembre 2007, non ha ancora diciotto anni: Ancelotti lo schiera titolare contro il Catania, e lui

. Un bel gol, rapace e ostinato, dopo il quale abbraccia Favalli (che

“papi”) e Brocchi. Quella notte a San Siro il Milan perde 1-2, ma Paloschi si conquista una convocazione per il ritiro invernale a Dubai della prima squadra. E poche settimane dopo a Catania, nel ritorno degli ottavi, Paloschi gioca dall'inizio del secondo tempo e segna, ancora, e ancora il suo gol non basta: il Milan pareggia 1-1 e viene eliminato. Eppure non è il ragazzino buttato dentro per abbassare l'età media, per far

a Galliani: «Con Paloschi e Pato, il Pa-Pa, siamo diventati la squadra più giovane». Deve aspettare poco, per dimostrarlo.

 


Al Milan, stagione 2007/08


 

Qualche settimana dopo, una domenica di febbraio, è a Viareggio per la Coppa Carnevale. Sta in camera con Davide Ancelotti, calciatore anche lui, figlio di Carlo e suo compagno di collegio, e insieme guardano Fiorentina-Milan di campionato. Pato si fa male, Gilardino viene ammonito ed era in diffida: Davide gli

: «Vedrai che papà ti chiama».

 

E davvero alla partita seguente, il 10 febbraio 2008, Paloschi ha lasciato il torneo per raggiungere la prima squadra. Al minuto 62:25 la partita non si è ancora sbloccata, e Ancelotti lo inserisce al posto di Serginho. Diciotto secondi dopo, su un lancio di Seedorf, Paloschi segna. È il gol più veloce mai realizzato da un debuttante nella massima serie italiana.

 

Ha corso fianco a fianco con il suo idolo, quello di cui

, Pippo Inzaghi, che su quel pallone non ci è arrivato per primo, e allora si è allargato a portare via uomini. Per primo, su quel pallone, ci era arrivato Paloschi.

 

https://www.youtube.com/watch?v=dB4Jq6IdNys

Perfetti i tempi dello scatto, sul filo del fuorigioco. Poi, dal limite dell'area, un diagonale forte e preciso al secondo palo. Un gol pieno di coraggio. Nell'esultanza, il primo a raggiungerlo alla bandierina è Brocchi, poi arriva Inzaghi. Davanti alla panchina, Ancelotti se la ride. Pare che poco prima gli avesse detto: «Adesso entri e segni». Lo stesso Paloschi, due anni dopo, spiegherà di andare ogni tanto su YouTube per accertarsi che quel gol lo segnò davvero.


 

Dopo l'esordio sconvolgente, Ancelotti

: «Credo sia un predestinato». Per lui in quei giorni è facile sbilanciarsi a immaginare i grandi palcoscenici. Ma forse Paloschi vuole solo giocare. Si può rifiutare una predestinazione? O meglio: si può torcere il concetto di “predestinazione” e farlo corrispondere a un posto in campo, invece che costringere l'eletto a essere il migliore della squadra migliore?

 

, un paio d'anni fa, ha messo la copertina di

, il libro in cui Agassi racconta anche il peso di essere un campione. Nel 2009, in un'intervista-pubblicità per Gillette (di cui

all'interno di una cosa chiamata “Gillette Future Champion”),

: «Per me, essere campione? Boh, non so cosa vuol dire».

 

Alla fine di quel 2007/08, nel Milan ha collezionato 9 presenze (414 minuti) e 4 gol, tra campionato e Coppa Italia. Ha appena compiuto diciotto anni e viene mandato a Parma, in B, con la formula della comproprietà. «Avevo bisogno di giocare di più»

.

 

Insieme ai genitori e al fratello piccolo, va a vivere nella città ducale. Il nome del fratello lo ha proposto lui, come

la madre: «Alberto appoggiava l'orecchio al pancione e diceva: se è maschio, lo chiamiamo Filippo. Come Inzaghi». E così è andata.

 

In quella stagione a Parma gioca 39 partite (2.543 minuti), realizza 11 gol e 5 assist, e ottiene la promozione nella massima serie (che

sguaiatamente insultando la Reggiana assieme ai tifosi).

 

In estate la comproprietà viene rinnovata e resta in gialloblù. Ma è una stagione di travaglio quella che segue: Paloschi mette insieme appena 891 minuti (4 gol e 1 assist), quasi tutti concentrati nei primi mesi di campionato: praticamente da novembre smette di vedere il campo, per una catena di infortuni muscolari (uno stiramento del flessore, seguito da una ricaduta, e da un'altra ancora) che lo faranno rientrare solo a gennaio 2011. È lo scotto per aver guadagnato in pochi mesi

: da 178 a 183, una crescita troppo improvvisa per non avere ripercussioni fisiche.

 

https://www.youtube.com/watch?v=Jeczk3VS8eY

Per me questo gol (minuto 0:38) in Parma-Bari del 2009/10, è il suo più bello con la maglia gialloblù. Vale la pena anche quello di Bojinov, che sblocca la gara.


 

Nello stesso gennaio 2011, il Milan riscatta la metà di proprietà ducale e gira Paloschi in comproprietà al Genoa. Di nuovo diviso in due. Tutta la famiglia

in Liguria. Con i grifoni, nella seconda parte della stagione, il "Palo" colleziona poco più di quattrocento minuti (2 gol e nessun assist).

 

In quell'estate, il Milan riscatta la metà dei rossoblù e di nuovo manda il ragazzo a giocare altrove. Al ChievoVerona, ma stavolta in prestito con diritto di riscatto della compartecipazione. E di nuovo, tutta la famiglia

con lui.

 

https://www.youtube.com/watch?v=4XnwXEuDNU4

Gli unici due gol in maglia rossoblù Paloschi li segna in una botta sola. E sono fondamentali per la rimonta memorabile con cui il Genoa, sotto 0-3 all'inizio del secondo tempo, riesce a battere la Roma 4-3.


 

Iniziano così i quattro anni di Paloschi al Chievo. A oggi, un totale di 126 presenze, 9 assist e 36 gol. Di questi, ne fa sette al Genoa e quattro al Parma: sembra prendere di mira le sue ex squadre, eccetto il Milan.

 

Nel corso di questo tempo la sua situazione contrattuale viene rivoluzionata. A gennaio 2013 il Chievo si accorda per acquisire la metà del cartellino. E a giugno 2014 addirittura riscatta, per tre milioni, la metà rossonera: finalmente non è più oggetto di una spartizione, finalmente riceve un atto di fiducia incondizionata. È la prima volta, da quando ha dodici anni, che non è legato al Milan. E a quel punto di anni ne ha ventiquattro, il doppio.

 

Nelle prime tre stagioni la squadra viaggia a metà classifica, lui trova continuità in campo e non smette di segnare. Ha solo un vero infortunio (una distorsione alla caviglia con lesione dei legamenti), che lo tiene fuori da agosto a novembre 2012. La stagione scorsa raggiunge un picco (15 gol e 3 assist in 37 presenze, 2.651 minuti) che quest'anno non riuscirà a toccare di nuovo. Fino a questo punto ha messo insieme 8 gol e 2 assist in 32 presenze (2.145 minuti).

 

https://www.youtube.com/watch?v=d5PhRmvxB6I

Genoa-Chievo 2-4, stagione 2012/13. La prima tripletta della sua carriera (ne farà un'altra durante il campionato seguente, contro il Livorno).


 

In Nazionale, con l'Under-19 è arrivato alla finale (persa) dell'Europeo 2008. Ma soprattutto è stato un punto fermo dell'Under-21, lanciato da Casiraghi, tra il 2008 e il 2013 (dai diciotto anni al posto da

, 29 presenze e 9 gol).

 

Non è mai stato convocato dalla Nazionale maggiore, il massimo è stato lo stage del marzo 2014 in vista dei Mondiali. Anche qui, non si capisce perché. Se da anni l'Italia non riesce a trovare il suo centravanti e va avanti a tentativi (da Matri a Destro, a Pellè), perché non dare una chance a Paloschi?

 


 

Paloschi e Giulio Donati sono grandi amici, oltre a esser nati a un mese di distanza ed esser stati compagni di stanza in Under-21. La crasi dei loro cognomi, “Donaloschi”, ricorda il “Pazzolivo” degli inseparabili Montolivo e Pazzini. Senza somiglianza fisica e senza sponsor Nike di mezzo.


 

A Cividate inizia da esterno di centrocampo, poi viene spostato in attacco e quello diventa il suo ruolo. Ma il numero che ha sulla maglia fin dall'esordio col Milan, quel 43, sembra il 7 dell'ala che era stato. Un ricordo.

 

Si direbbe essere il passato, la dimensione di Alberto Paloschi, più che il futuro. Legatissimo alla famiglia, alle radici,

che su un'isola deserta la persona che vorrebbe portare con sé è il nonno. A ventitré anni

a casa sua, con il compagno Acerbi e i genitori, e tutti insieme giocano a scopone.

ha tatuato una frase che gli diceva sua madre: «A dream, many sacrifices, a victory».

, le iniziali dei genitori e del fratello. Ma anche

che ha, ricordando quello che ha ottenuto, lo proiettano al passato. Il numero 17 in cinese, il numero che aveva sulla maglia durante la prima amichevole con il Milan. Tre stelle sulla pancia, la tripletta contro il Genoa nella finale di quel campionato Allievi vinto in rossonero.

 

«Prima delle partite ascolto le musiche che ascoltavo durante le terapie. Per ricordare quel che ho passato prima di tornare»

, dopo gli infortuni che hanno messo a repentaglio la sua carriera.

 


Il "Palo", Giorgio Gasparini e Inzaghi. Quello che non conoscete è il fisioterapista che l'ha rimesso in sesto dopo la catena di infortuni a Parma e l'unico subìto a Verona. Il più duro questo, psicologicamente, essendo l'ultimo di una serie. Durante quella convalescenza, nel 2012, Alberto non guardava nemmeno le partite, per non deprimersi di più. Di rivolgersi a Gasparini gliel'aveva suggerito Inzaghi, perché era anche il suo fisioterapista. Paloschi arriverà a definirlo «il più importante dei consigli che mi ha dato».


 

Nel 2008

tra i dieci migliori prospetti Under-19 d'Europa. In quella lista c'erano giocatori che oggi sono effettivamente esplosi (Daniel Sturridge, Lars Bender), altri che si sono persi (Sotiris Ninis, Fran Mérida). E qualcuno che può ancora raggiungere l'altezza di quelle aspettative. Come Paloschi.

 

Perché con l'estate che viene, per lui arriva il momento della svolta.

anche il suo allenatore Maran: «È pronto per una grande». Ha un contratto che scade nel 2016 e un bivio, davanti, che significa decidere quale strada far prendere alla sua carriera. Può provare a diventare il centravanti di una big, o restare un eroe delle piccole. Scelte, attitudini, oltre che fortuna. «Voglio una vita che non è mai tardi» dice la sua canzone preferita. Questa invece sembra l'ultima occasione, prima che sia tardi davvero.

 

A diciannove anni

alla

: «Ho subito imparato che se ti monti la testa, quando poi le cose non vanno bene il tonfo è più grande». Nel 2010

che quando gioca alla PlayStation usa il Parma, dove è «titolare inamovibile».

 


Alberto e il fratello Filippo giocano alla Play.


 

La grinta che mette su ogni pallone, le esultanze cariche fino al melodramma, danno l'impressione che Paloschi sia ossessionato dal gol. Ma il suo opportunismo in campo forse non c'entra niente con l'ambizione classica di una carriera. Forse è solo giocare, che vuole.

 

Quando lo chiamò il Milan per il provino che gli avrebbe cambiato la vita, ai suoi genitori

che se non ci provava almeno non se lo sarebbe perdonato mai. Ma il punto non era la grandezza del Milan, secondo me. Il suo sogno anni fa

«giocare in Serie A», adesso

«arrivare in Nazionale». Un obiettivo che tutto sommato può raggiungere anche restando al Chievo.

 

Forse è solo giocare, che vuole. Quando

cosa rappresenta per lui il pallone, Alberto Paloschi risponde con una semplicità disarmante: «La palla è una mia amica».

 
 

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