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(di)
Emanuele Mongiardo
Il pomeriggio in cui ci siamo innamorati della Romania di Stanciu
18 Jun 2024
18 Jun 2024
La prima rivelazione di questo Europeo.
(di)
Emanuele Mongiardo
(foto)
IMAGO / SOPA Images
(foto) IMAGO / SOPA Images
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Giunto in conferenza stampa dopo aver guidato la Nazionale alla vittoria più larga della sua storia in un grande torneo (la seconda in un Europeo dopo quella contro l'Inghilterra nel 2000), Nicolae Stanciu aveva più di qualche sassolino da togliersi dalle scarpe. La Romania si era qualificata agli Europei in maniera sorprendente, arrivando prima nel suo girone. Poi, però, nel 2024 non aveva raccolto nessuna vittoria. Non solo a marzo aveva perso per 3-2 con la Colombia, ma nelle due amichevoli prima di volare in Germania non era stata in grado di segnare nemmeno un gol contro Bulgaria e, addirittura, Liechtenstein. A Stanciu non erano piaciuti i fischi del pubblico dopo le ultime partite, e non aveva gradito nemmeno l’atteggiamento della stampa, offensivo a suo dire. Ciò che aveva appena realizzato contro l’Ucraina, allora, lo metteva nella posizione di poter rispondere alle critiche. «Avete offeso me e i miei colleghi. Criticate quanto volete ma smettetela di offenderci. Leggete gli articoli che avete scritto». Stanciu è il capitano della Nazionale rumena, leader indiscusso di questa squadra e punto di riferimento per gli altri giocatori. Proprio per questo ai giornalisti il suo sfogo ha ricordato un’altra celebre conferenza stampa del calcio romeno, quella di Gica Hagi alla vigilia del Mondiale di Francia ’98. Anche lì la Romania aveva perso un’amichevole, contro il Paraguay, e tifosi e stampa erano stati particolarmente aspri nei confronti della squadra. L’allora capitano della Nazionale non era riuscito contenere il suo disappunto. «Per dieci anni con le nostre prestazioni abbiamo nascosto le condizioni in cui versa la Romania. Ci meriteremmo una statua! Tra due o tre anni il calcio romeno sarà finito». Hagi, ovviamente dato il suo carattere, aveva utilizzato un tono meno diplomatico di quello di Stanciu e c'è da dire che aveva un’altra autorità. D'altra parte è stato forse il più importante calciatore romeno di tutti i tempi. Per un pomeriggio, però, la Romania ha creduto di essere tornata ai tempi della “generazione d’oro”. E non solo perché, così come al fianco di Hagi in quella conferenza stampa sedeva Iordanescu padre, ieri vicino a Stanciu c’era Edi Iordanescu, attuale CT e figlio dello storico allenatore della Romania. Ciò che ha esaltato i tifosi è che la “Tricolorii” non si è limitata a vincere con sacrificio e furbizia. Tutt’altro: la spavalderia e la confidenza con cui Stanciu, Man, Dragusin e compagni sono scesi in campo ha ricordato quella dei vari Hagi, Popescu, Petrescu e Ilie. Certo, il talento non è lo stesso. Il carisma, però, quello sì. E così ieri pomeriggio, dopo pranzo, magari rubacchiando qualche occhiata durante una giornata di lavoro, o nel leggero stato di sonnolenza post-prandiale, eravamo in attesa di un'Ucraina che si preannunciava piena di talento. E invece, abbastanza a sorpresa, ci siamo ritrovati ad ammirare la classe di Nicolae Stanciu, trequartista del Damac, squadra decima in classifica nel campionato saudita. Stanciu qualche anno fa era la grande promessa del calcio romeno, ma non è mai riuscito ad attirare l’attenzione dei grandi campionati. Gli interisti lo ricorderanno per averlo incontrato in Champions League con la maglia dello Slavia Praga. Da lungo tempo Stanciu è titolare e numero dieci della Romania. L’aveva indossata agli Europei di Francia nel 2016, ultima grande manifestazione a cui la selezione dei Carpazi abbia preso parte, e aveva continuato a vestirla nel percorso di qualificazione verso Euro 2024. Poi, però, prima di partire per la Germania si è infortunato Olimpiu Morutan, vecchia ala del Pisa e tra i giocatori decisivi per Iordanescu. Stanciu, allora, ha deciso di lasciare la maglia numero dieci e di prendere la ventuno di Morutan in suo onore. La dieci, per ragioni di sangue – e, chissà, magari anche di marketing – è tornata sulle spalle di un Hagi, Ianis, figlio di Gica. Poco importa il numero, perché il giocatore verso cui alzare la testa e a cui dare il pallone, per i romeni, continua comunque ad essere Stanciu. Del resto, il suo primo pallone toccato era già di per sé una dichiarazione d’intenti: un colpo di tacco al volo al terzo minuto per appoggiare all’ala sinistra Coman. L’Ucraina non aveva iniziato male la partita. Schierata con un 4-2-3-1, oltre a Zinchenko in posizione di terzino sinistro, la squadra di Rebrov poteva annoverare uno dei migliori portieri della Champions League, Andrij Lunin, e un attacco impressionante sulla carta, con la tecnica purissima di Mudryk, Sudakov e Tsygankov alle spalle di Artem Dovbyk, capocannoniere della Liga con 24 gol. Si preannunciava un pomeriggio di sofferenza per la Romania, squadra abituata a fare della difesa in blocco la sua forza. Iordanescu rispetto al percorso di qualificazione ha optato per uno schieramento diverso in fase difensiva: un 4-1-4-1 con Stanciu e Razvan Marin dell’Empoli mezzali. Contro questo tipo di schieramento, senza pressione da parte romena, l’Ucraina riusciva a trovare facilmente gli uomini ai fianchi del mediano, Marius Marin del Pisa. Una volta che la squadra di Rebrov giungeva sul limite dell’area, però, Dragusin e Burca erano puntuali nel coprire ogni spazio: al di là di un paio di iniziative di Mudryk e Dovbyk, la Romania non ha sofferto davvero. Così, dopo lo sfogo iniziale dell’Ucraina, la “Tricolorii” ha iniziato a prendere campo. La Romania non ha nomi di grido, ma, come avevamo anticipato nella guida, dal centrocampo in su è piena di giocatori a cui piace prendere l’iniziativa e tentare soluzioni ambiziose, che si tratti di un dribbling o di un tiro da fuori. A volte nel calcio l’esecuzione di un gesto può essere legata più a una questione di carisma, di fiducia, che al talento di un giocatore, tanto più nei tornei per Nazionali, dove i valori si rimescolano: la Romania ieri ne è stata la dimostrazione. La prima azione pericolosa è arrivata dopo ventisette minuti, frutto di una serie di azioni individuali di alto livello. L’Ucraina si trovava sulla trequarti e ha cercato il cambio gioco per Mudryk. Andrei Ratiu, terzino destro che in omaggio alla Nazionale del 98’ ha deciso di tingersi i capelli (anche se di blu), ha letto male il lancio e Mudryk è riuscito a ricevere alle sue spalle. Ratiu però ha buone qualità in uno contro uno difensivo. È una riserva del Rayo Vallecano, ma quest’anno in Liga è stato tra i pochi in grado di contenere Vinícius Jr. Mentre Mudryk entrava in area e pregustava il cross, lui è ritornato, gli si è messo davanti e gli ha portato via il pallone in maniera pulita. Poi, allontanatosi dall’area, ha alzato la testa e ha lanciato in profondità. A ricevere lo spiovente c’era Dragus, il centravanti, vecchia riserva di Crotone e Genoa. Per mettere a terra il pallone Dragus si è inventato un controllo di tacco: questo è il livello di fiducia con cui ha giocato ieri la Romania. Poi Marin e Man sono accorsi in suo aiuto e con una bella combinazione hanno guadagnato un calcio d’angolo.

Il controllo di tacco di Dragus.

Sul prosieguo dell’azione Dragus si è dimostrato più svelto dei difensori ucraini e ha conquistato una seconda palla, prolungando la permanenza della Romania nella trequarti ucraina. Ne è scaturito un altro cross, bloccato agevolmente da Lunin. A quel punto, però, il fatto di essere riusciti per la seconda volta in pochi minuti ad arrivare negli ultimi sedici metri ha riempito di autostima la Romania: perché accontentarsi di difendere nella propria metà campo e non provare a mordere le caviglie degli ucraini aggredendoli in avanti? Così, al primo tentativo di pressing alto, Lunin, l’uomo che ha condotto il Real Madrid in finale di Champions League, ha sbagliato la misura del passaggio e invece di allargare su Zinchenko ha spedito la palla tra i piedi di Dennis Man. Mentre l’ala del Parma controllava, Stanciu si stava sbracciando per chiamargli il passaggio sul limite dell’area. Man lo ha servito con un leggero rimbalzo e Stanciu di prima, col collo interno, ha fatto girare il pallone sotto l’incrocio del secondo palo. Sui social circola una grafica della BBC secondo cui Stanciu sarebbe riuscito a imprimere al tiro una velocità di 116km/h (con 10 rotazioni al secondo se siete appassionati di questo tipo di statistiche).

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