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Dario Pergolizzi

Hakimi sembra nato per l’Inter di Conte

L'arrivo dell'esterno potrebbe moltiplicare la forza offensiva dei nerazzurri.

Achraf Hakimi dovrebbe diventare un giocatore dell’Inter. Una notizia inaspettata non solo per il valore del giocatore, ma anche per la sua età e per la squadra proprietaria del suo cartellino, il Real Madrid, che mai aveva dato la sensazione di non volerlo riportare a casa. L’Inter si è assicurata uno dei giocatori più appariscenti delle ultime due stagioni, che tra l’altro aveva avuto un ruolo decisivo nell’eliminazione dei nerazzurri dalla Champions League ai gironi, con una prestazione eccellente nella gara di ritorno. L’Inter quindi è diventata quel tipo di squadra che può comprare dal Real Madrid giocatori ancora nel loro prime.

 

Hakimi, però, oltre che un giocatore dal talento eccitante, è un profilo sulla carta perfetto per l’Inter di Conte. Nei due anni a Dortmund, i primi tra i professionisti dopo le giovanili del Madrid, Hakimi ha mostrato tutto il suo repertorio in diverse posizioni: terzino destro o sinistro nel 4-2-3-1, esterno sinistro nel 3-4-3, ma si è affermato definitivamente nel corso del 19/20 grazie alla sua interpretazione ferocemente offensiva del ruolo di esterno destro di centrocampo. Anche se può essere utilizzato con buoni risultati, se necessario, sulla sinistra, è naturale  che l’Inter lo abbia preso per giocare sulla fascia destra. Se l’Inter ha bruciato la concorrenza è allora anche grazie al progetto tecnico di Antonio Conte, che sembra  cucito sulle sue caratteristiche.

 

“Ogni storia di successo parte da un esterno affidabile.”

 

Un esterno per sfruttare gli spazi, ma anche per crearli

A un primo sguardo, Hakimi restituisce l’idea di un esterno dalla mentalità fortemente offensiva, incline al rischio, determinante soprattutto nell’ultimo terzo di campo. Questa impressione non si discosta molto dal succo del discorso: Hakimi è esattamente questo tipo di calciatore, anche se ci sono alcune sfaccettature del suo stile di gioco su cui fare luce, soprattutto nell’ottica dell’inserimento in un sistema di squadra complesso come quello di Antonio Conte.

 

Innanzitutto, va detto che Hakimi non è un laterale “creativo” come un Dani Alves o Cancelo. Il suo approccio è altrettanto offensivo, però segue uno stile più incentrato sul dinamismo e sulla tecnica in velocità, che sulla gestione registica del pallone e dei tempi. Non stiamo dicendo che non sia tecnico, attenzione. Eccelle nel tocco di palla e nel dribbling, ha una capacità di trasmissione sopra la media e una buona precisione anche sul lungo, però finora non ha dato l’idea di essere uno di quei terzini-playmaker a cui concedere ogni delega nella costruzione dell’azione, magari facendogli calcare zolle più interne già dalla propria metà campo, e non è da escludere che il ruolo ricoperto sia stato determinante per questa formazione. Partire da una posizione più alta gli consente sia di ottimizzare il numero di ricezioni in chiave offensiva e di non ritrovarsi troppo spesso ad avviare l’azione dal basso, permettendogli così di toccare palla più volte dal centrocampo in su, ma anche di sfruttare le sue corse in avanti combinando rapidamente coi compagni.

 

Nella sottocategoria degli esterni che fissano l’ampiezza, cara ad Antonio Conte, Hakimi è a oggi il prospetto più prolifico, e non solo per i 9 gol e 10 assist raccolti nell’ultima stagione di Bundesliga. La sua influenza sulle difese avversarie è enorme: Hakimi viene riconosciuto come minaccia credibile per le sue doti nell’uno contro uno, per le sue corse negli spazi, e per la qualità delle sue finalizzazioni e rifiniture. Basta la sua sola presenza, anche lontano dal pallone, a generare una serie di benefici offensivi indiretti a cascata.

 


Con una velocità massima registrata di 36.5 km/h, Hakimi è il recordman della Bundesliga. 

 

Questi aspetti suggeriscono che il modo migliore di impiegarlo sia quindi sfruttandone le ricezioni sulla corsa nella metà campo avversaria, magari pescandolo in isolamento dopo un cambio di gioco o una combinazione sul terzo uomo, insomma, dopo aver attratto la squadra avversaria in un’altra direzione. Un upgrade notevole in termini di credibilità e varietà offensiva sull’esterno per Conte, che è solito utilizzare i suoi quinti come degli alfieri per allargare la difesa avversaria nelle lunghe fasi di attacco posizionale, alzandoli in maniera simmetrica.

 

Qui riceve in posizione già avanzata su un giro palla iniziato da sinistra, brucia in velocità il diretto avversario, arriva sul fondo e crossa per Hazard, che segna. 

 

Hakimi è uno di quei giocatori che si appoggia sull’inerzia dell’azione per risultare devastante. È letale negli spazi aperti, quelli che spesso si vengono a creare nell’Inter grazie alla pazienza nella costruzione dal basso e alla cura nell’attrazione del pressing avversario. Non va però dimenticata la sua vena associativa, nel BVB visibile per esempio nell’intesa che ha saputo creare con Sancho, ala/trequartista sul suo lato, a sua volta parecchio influente sui difensori avversari. È autosufficiente col pallone, ma ha anche beneficiato della presenza di un attaccante catalizzatore di fronte a sé, dando quindi ottime impressioni anche in situazioni di consolidamento del palleggio sul suo lato. 

 

Qui possiamo apprezzare sia la sua capacità di connessione coi compagni, che la sua straripante velocità. La passa ad Hazard, suggerendo la triangolazione con uno scatto alle spalle del terzino; non appena riceve il passaggio di ritorno, legge lo smarcamento in profondità di Sancho e gioca un filtrante perfetto.

 

Hakimi vs Candreva

Anche questo suo aspetto si sposa teoricamente bene con il coinvolgimento che Conte chiede ai suoi esterni negli sviluppi laterali, spesso trovati in orizzontale o diagonale dopo una verticalizzazione sulla punta che viene incontro, oppure attraverso delle rotazioni posizionali che coinvolgono i compagni di catena: nelle prime partite giocate dopo il lockdown, abbiamo proprio visto una nuova soluzione di smarcamento combinato per risalire dal basso che coinvolgeva il difensore centrale, il mediano e l’esterno di destra, che si concludeva con l’accentramento quest’ultimo nell’halfspace, per poi buttarsi nello spazio alle spalle del terzino avversario. 

 

Immaginare Hakimi al posto di Candreva in questa situazione apre diverse prospettive per la conclusione dell’azione, nonché un impegno più gravoso per i difensori avversari e la conseguente creazione di scompensi. Banalmente, Hakimi è più difficile da difendere rispetto a Candreva.

 

 

Dal confronto statistico diretto con Candreva qui sopra (dati della stagione 19/20) emerge tutto il ventaglio di possibili vantaggi e svantaggi che può portare alla manovra dell’Inter. Hakimi ha prodotto molto di più a livello offensivo attraverso dribbling, percentuale di passaggi riusciti e di passaggi nell’ultimo terzo, corse e passaggi progressivi, ma è anche stato sensibilmente più efficiente nelle statistiche difensive individuali (aggiustate in base al possesso), nelle pressioni, nei tackle, negli intercetti e nei duelli aerei. Di contro, Hakimi ha un cospicuo svantaggio nel numero di palloni persi in seguito a un tackle subito (anche per l’elevata mole di duelli ingaggiati) e nella percentuale del rapporto tra tackle riusciti e dribbling subiti. Anche i numeri, dunque, confermano la sensazione che Hakimi sia un calciatore spregiudicato in entrambe le fasi, con un alto profitto in caso di riuscita ma anche un maggior margine di rischio.

 

Come difende?

Riguardo al suo stile difensivo, l’impressione è che si esalti quando può cercare immediatamente il confronto diretto andando in tackle o recuperare correndo all’indietro grazie alla sua rapidità, vantaggio che gli consente anche di seguire bene gli smarcamenti del diretto avversario e coprire adeguatamente lo spazio alle spalle dei compagni. 

 

Uno dei vantaggi nell’avere Hakimi come esterno in una transizione negativa: qui il Borussia perde palla ed è immediatamente scoperto nel mezzo spazio difensivo opposto. Hakimi, nell’occasione terzino sinistro, è rapido a coprire la diagonale e intercettare il cross.

 

Anche nelle fasi difensive, quindi, Hakimi è un giocatore che prolifera nelle situazioni dinamiche, il che lo rende adatto a una squadra che mira a difendere soprattutto nella gestione delle transizioni difensive, ma potrebbe avere bisogno di un lavoro per raffinare la gestione degli uno contro uno in situazioni più statiche, giocate sul filo del tempismo, in cui ha dimostrato di avere poca propensione alle azioni prudenti. In questo senso, sappiamo che Conte ha esigenze molto alte nell’apporto difensivo dei suoi quinti, che devono essere pronti ad abbassarsi sulla linea dei centrali durante le difese posizionali, ma anche lucidi nella gestione del tipo di situazioni di cui parlavamo. 

 

Hakimi nasce comunque come terzino e, come abbiamo visto, ha anche buoni numeri difensivi, dunque non stiamo parlando di un totale digiuno dei principi dell’uno contro uno difensivo, però oggi potrebbe mostrare qualche imperfezione ad alti livelli se messo sotto stress.

 

Una soluzione di qualità in più per attaccare la linea difensiva

In definitiva, il sostanziale miglioramento portato da Hakimi all’Inter sarebbe nell’attacco della linea avversaria, aspetto determinante per una squadra prevalentemente incentrata sul possesso e che può trovare qualche difficoltà contro avversari meno audaci nell’uscita in pressing alto. Come abbiamo visto, le sue corse in profondità fanno paura e sono difficilmente assorbibili, però necessitano comunque di un’organizzazione collettiva da cui attingere per la creazione degli spazi. L’asse con Sancho ha funzionato alla grande, mentre all’Inter dovrà con ogni probabilità imparare a sfruttare i movimenti ad allargarsi di Lukaku e quelli a supporto di Eriksen, se verrà confermato il 3-4-1-2 visto nelle ultime giornate come assetto di base. Si tratta indubbiamente di due giocatori associativi, che forse partono un gradino sotto rispetto all’ipercinetico Sancho nei duelli individuali, ma che possono ugualmente creare un hub di possesso efficace con l’esterno marocchino. 

 

Nell’azione del gol segnato contro l’Inter in Champions, Hakimi ha dimostrato le sue doti nell’attacco alla linea. Inizialmente crea una superiorità numerica saltando Sensi con un rapido movimento interno-esterno. Dopodiché, si tuffa nello spazio centrale portando palla, triangola con Sancho buttandosi immediatamente alle spalle di Skriniar e conclude in maniera pulita sul primo palo.

 

Per l’Inter sarà importante sfruttare i vantaggi portati da Hakimi non solo lanciandolo negli spazi, intasati o meno, ma anche costruendogli intorno un contesto che sappia gravitargli intorno. Hakimi è un giocatore che forse dà il suo meglio sfruttando le dinamiche create dai compagni, ma al contempo ha anche dei mezzi tecnici che gli consentono di spostare l’attenzione su di sé e gestire un grande numero di palloni, quindi creandole anche in prima persona, queste dinamiche. 

 

Nel calcio propositivo e corale di Antonio Conte, l’obiettivo è quello di creare occasioni da gol sfruttando la distribuzione bilanciata dei giocatori negli spazi, e dunque attraverso lo sfruttamento di trasmissioni e movimenti costanti e precisi. Il ruolo del quinto di Conte è diventato un sottogenere a sé, trattandosi forse di quello maggiormente sollecitato, ma anche parecchio supportato, in entrambe le fasi. In tutte le sue esperienze ad alti livelli, Conte ha aumentato il rendimento dei suoi esterni di centrocampo rispetto alle stagioni precedenti, talvolta inventandosi persino dei cambi ruolo radicali (come per esempio quello di Asamoah), ma forse non ha mai avuto sulla fascia un giocatore sulla carta così completo e costante nelle soluzioni offensive e capace di sobbarcarsi anche parecchio lavoro quantitativo, senza dimenticare l’età. È ancora prestissimo per disegnare e immaginare l’Inter 20/21, ma al di là di quali saranno gli altri innesti e le possibili cessioni, l’arrivo di Hakimi ha tutte le carte in regola per essere il miglior biglietto da visita per le ambizioni della prossima stagione. Nonostante la cautela che dovrebbe sempre accompagnare questo tipo di operazioni, i tifosi dell’Inter fanno bene a tenere alta l’asticella delle aspettative

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Dario Pergolizzi, Allenatore UEFA B e Match Analyst, vive a Torino.