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Redazione

40 giovani da seguire nel 2020 – Quarta parte

L'ultima parte dei giovani da tenere d'occhio quest'anno.

Giunge al termine la nostra rassegna dei 40 giovani di cui sarà interessante seguire l’evoluzione nell’anno che si è appena aperto. In questa quarta parte troverete gli ultimi dieci nomi, dopo i dieci già svelati nella prima, che trovate qui, e i dieci della seconda, che trovate qui e i dieci della terza, che trovate invece qui. Buona lettura!

 

Reinier - 2002 - Real Madrid

Mentre il Flamengo vinceva la Copa Libertadores grazie alle prestazioni di diversi ex talenti già masticati e respinti dal calcio europeo, alle loro spalle cresceva il miglior prospetto brasiliano della sua generazione, Reinier Jesus, che sta per essere comprato dal Real Madrid per una cifra sopra i 30 milioni. Per completare il suo acquisto devono solo aspettare che diventi maggiorenne (compirà 18 anni il 19 gennaio), ma intanto è già stato fondamentale per la vittoria del campionato Paulista (6 gol in 14 presenze). Il suo arrivo segue un filone che a Madrid sta avendo successo: prima di lui sono arrivati Vinicius Junior e Rodrygo, rispettivamente i 2000 e 2001, sempre brasiliani.

 

Rispetto ai due che lo hanno anticipato, Reinier preferisce giocare nella fascia centrale del campo. Delle volte è stato impiegato come punta, ma il suo ruolo naturale è quello di trequartista e non a caso viene paragonato a Kakà. Non è facile parlare di un giocatore non ancora maggiorenne che deve sviluppare quasi totalmente il suo gioco, eppure Reiner già lascia intravedere qualità perfette per il calcio di oggi: capacità di rompere le linee avversarie in conduzione, una notevole sensibilità nel piede destro, soprattutto per quanto riguarda filtranti alti o bassi dietro le difese, accelerazioni e dribbling. Pur dovendo ancora crescere, Reiner è già in grado di usare il corpo per difendere il pallone contro i professionisti ed è per questo che può giocare anche più avanzato, almeno in futuro.

 

Ovviamente non è facile ipotizzare un suo impiego continuativo nel 2020 e anzi è probabile che venga parcheggiato nel Real Madrid Castilla, per permettergli una crescita più riparata. Tuttavia il futuro prossimo sembra suo.

Ansu Fati - 2002 - Barcellona

Nel 2019 Ansu Fati è stato incoronato come la next big thing del calcio europeo. L’anno in cui è diventato il più giovane calciatore ad aver mai debuttato per il Barcellona e il terzo più giovane di sempre a segnare in una gara della Liga, ma anche quello in cui, dopo mesi di tira e molla, ha deciso ufficialmente di rappresentare la Nazionale spagnola, invece che quella della Guinea-Bissau, dov’è nato. 

Se in pochi mesi Ansu Fati ha generato così tanto rumore attorno a sé (l’esordio in Liga risale al 25 agosto), è perché ha quel tipo di talento che ti dà l’impressione di poter creare pericolo non appena entra in possesso del pallone. Specialista dei dribbling in spazi aperti, Ansu Fati ha anche dei movimenti senza palla molto intelligenti, una cosa inusuale per un diciassettenne. Nonostante abbia ancora diversi limiti, per esempio nel primo controllo e nella difesa del pallone spalle alla porta, Ansu Fati nel 2019 ha alzato talmente tanto l’asticella che è difficile non aspettarsi nulla dal suo 2020. Ancor di più adesso che con gli infortuni di Dembélé e Suarez sembra destinato ad una maglia da titolare, almeno per le prossime settimane.

Sandro Tonali - 2000 - Brescia

Dopo essere stato eletto miglior giovane della Serie B alla fine della scorsa stagione, in molti aspettavano Tonali al varco della massima serie, chi per fare una tara dell’entusiasmo generato dal centrocampista del Brescia, chi semplicemente per poterselo godere ogni domenica. E nessuno è rimasto deluso. 

 

In una stagione complicatissima, che ha già visto due esoneri, Tonali si sta confermando come uno dei giocatori di maggiore talento della sua squadra, e sicuramente quello dalle prospettive più luminose. Dalle caratteristiche inusuali e di difficile inquadramento tattico, Tonali ha un gioco estremamente verticale e fisico che lo avvicina di più al ruolo di mezzala che a quello di regista che eravamo abituati a cucirgli addosso. Il centrocampista del Brescia, però, non è un giocatore solo difensivo: ha una vena creativa spiccatissima (è primo nel Brescia per passaggi chiave per 90 minuti, 2) e tra i giocatori con almeno 500 minuti giocati solo Torregrossa dribbla come lui (1.5 dribbling riusciti per 90 minuti, su un totale di 1.8).

Per adesso di Tonali avvertiamo solo il grezzo talento e non riusciamo ancora a vedere esattamente la strada tracciata di fronte a lui, e questo è sicuramente un bene perché potrebbe significare che ha un potenziale che non riusciamo ancora a quantificare con precisione. In un climax continuamente ascendente, Tonali ha finito il 2019 persino meglio di come lo aveva iniziato, e ha cominciato il 2020 con quella che è probabilmente la sua migliore partita in Serie A, contro la Lazio. Se dovesse continuare a cavalcare quest’onda, Tonali potrebbe continuare a stupirci ancora.

Samuel Chukwueze - 1999 - Villarreal

Samuel Chukwueze gioca nel Villarreal da due stagioni ed è soprannominato l’Arjen Robben nigeriano. Arrivato dalla Diamond Football Academy di Umuahia, con la nazionale nigeriana ha vinto il Mondiale U17 nel 2015. 

 

Chukwueze è un’ala destra rapida e potente, abilissimo nel dribbling sia in campo aperto che negli spazi stretti e con un buon piede sinistro. Come tutti i wannabe Robben che si rispettino, la sua azione preferita prevede la partenza dalla fascia destra per convergere dentro al campo e cercare di concludere col sinistro o comunque di squilibrare la struttura difensiva dell’avversario. La sua rapidità infatti gli permette di scompigliare facilmente le difese e anche quando non conclude sembra poter creare qualcosa di buono ogni volta che parte palla al piede.

 

La scorsa stagione è stata una delle note più liete del Villarreal, mettendosi in mostra particolarmente in una sfida contro il Barcellona. In questa stagione sta soffrendo un po’ di più, anche se quando trova spazi in cui attaccare rimane un pericolo per tutti. Per fare il salto di qualità Chukwueze deve migliorare nelle decisioni con la palla tra i piedi una volta saltato il primo avversario: il tiro è ancora impreciso e la visione di gioco può essere sviluppata. Il 2020 può essere l’anno perfetto per fare questo ulteriore passo avanti.

Adolfo Gaich - 1999 - San Lorenzo

Partendo dal presupposto che il gioco delle somiglianze lascia sempre il tempo che trova, è pur vero che attaccanti dal fisico possente come quello di Adolfo Gaich nell’ultimo decennio abbiamo un po’ disimparato ad aspettarceli, in Argentina. Martín Palermo, Gabriel Batistuta, German Dénis appartengono a un’idea di nueve, e forse a un calcio, che non esiste più, e del quale la reincarnazione nelle parvenze da trimotore del ventenne del San Lorenzo è solo un’illusione. 

 

Il Gaich che abbiamo perlopiù visto in azione con le nazionali minori Albiceleste, con quella faccia che tradisce discendenze mitteleuropee, non è solo un puntero molto prolifico – tanto da meritarsi apodos come “Il genocida del gol” o “Il Führer”, dai quali con intelligenza fuori dalla media in qualche modo ha preso le distanze – ma anche e soprattutto un calciatore dai piedi molto educati, dalla visione di gioco cristallina, con una classe che non finisce per risultare mai sgraziata, nonostante la mole.

In questo gol segnato al River Plate c’è tutto quello che non vi aspettereste da uno dal fisico di Gaich: la morbidezza del controllo con il destro, la rapidità nel controllo con il ginocchio seguito dal tocco a far fuori l’avversario. Il tiro, quello sì che è da sfondareti.

 

Adolfo Gaich lo trovi, in campo, spesso nella zona in cui meno ti aspetteresti di trovarlo: largo sulla fascia dove raccoglie un suggerimento spalle alla porta per girarsi, trascinarsi dietro due difensori e lanciare lungo; oppure ancora rivolto verso il suo portiere, a lottare per un possesso prima di disegnare un filtrante con il tacco. 

 

La prolificità, la potenza e la tecnica – di passaggio, prima che di tiro – trovano forse la summa più compiuta nell’unico paragone che finisce per restituisci un’immagine davvero calzante, e cioè quella con Lewandowski. Ma potrebbe anche solo essere una suggestione suggerita dal cognome, e poi si sa che i giochini sulle somiglianze lasciano sempre il tempo che trovano.

Sekou Koita - 1999 - Salisburgo

Il mercato di gennaio sta svuotando l’attacco del Salisburgo: Haaland è andato al Borussia Dortmund, Minamino al Liverpool e anche Hwang Hee-Chan è pronto a trasferirsi in Premier League. Non che sia una novità: è il modo in cui opera la squadra della Red Bull, sempre pronta a sostituire i partenti con nuovi talenti da mettere in vetrina. 

 

Sekou Koita è uno di questi. Arrivato al Salisburgo dopo aver ben impressionato con le Nazionali giovanili del Mali (3 gol al mondiale U20), in questa stagione è stato impiegato regolarmente come prima riserva del trio offensivo della squadra austriaca, soprattutto in campionato, dove ha già segnato 6 gol in meno di 500 minuti giocati, dimostrando una buona precisione nel concludere in area di rigore. Koita è un attaccante polivalente, che può far bene sia come riferimento al centro dell’attacco sia partendo dall’esterno, grazie ad una velocità bruciante sui primi passi e ad un fisico piantato che gli permette di vincere duelli anche con difensori più grossi di lui. 

 

Un infortunio agli addominali lo ha tenuto un po’ nascosto mentre il Salisburgo si giocava l’accesso agli ottavi di Champions League, ma nel 2020 dovrebbe trovare inevitabilmente più spazio e dimostrare ancora una volta la bontà dello scouting della squadra austriaca.

Sebastiano Esposito - 2002 - Inter

Nel 2019 il talento di Esposito è emerso improvvisamente, come il getto di un geyser, rompendo diversi record. Con il gol realizzato su rigore al Genoa lo scorso dicembre, il giovane attaccante campano è diventato il più giovane titolare dell’Inter nel 21esimo secolo, il secondo più giovane marcatore della storia club milanese e il più giovane a segnare a San Siro con la maglia nerazzurra. Ma l’elettricità che emanava la sua tecnica era stata già evidente in Champions League un paio di mesi prima, nell’ultima mezz’ora di Inter-Borussia Dortmund. In quell’occasione Esposito era entrato al posto di Lukaku sul risultato di 1-0 e il suo ingresso in campo sembrava aver riacceso l’energia della squadra di Conte, presentandosi con un controllo al velcro di una palla lanciata dallo spazio e un elastico in uno contro uno.

 

Esposito non è nemmeno maggiorenne ed è difficile capire quale siano le sue prospettive, in primo luogo perché è il suo talento ad avere ancora confini poco chiari. Il giovane attaccante campano sembra avere un’intensità diversa quando può attaccare in progressione in spazi aperti, ma questo non ne pregiudica la sensibilità tecnica nel dribbling in spazi stretti, né la qualità di calcio. Per Esposito, quindi, il 2020 non sarà che un trampolino di lancio, e in questo senso sarebbe bello vederlo prendersi più spazio. Sia per noi che potremmo così ammirarne le qualità sia per lui, per iniziare a capire qual è la sua strada.

Mason Greenwood - 2001 - Manchester United

Con il gol segnato all’Astana in Europa League a settembre, Mason Greenwood è diventato il più giovane marcatore del Manchester United in una competizione europea. Può non voler dire molto, ma Greenwood si è dimostrato uno di quei talenti fuori scala capaci di fare le fiamme nel settore giovanile e di avere un impatto immediato anche in prima squadra.

 

Ha esordito in Champions League negli ultimi minuti della partita di ritorno degli ottavi contro il Paris Saint-Germain della scorsa stagione, ha giocato da titolare nell’ultima giornata della scorsa Premier League (una sconfitta per 2-0 contro il Cardiff), ma è nella prima parte di questa stagione che Greenwood è entrato con regolarità nelle rotazioni offensive di Ole Gunnar Solskjaer. Gli occhi dell’allenatore norvegese brillano ogni volta che parla di Greenwood. In questi mesi Solskjaer ne ha elogiato la tecnica, la capacità di giocare in ogni posizione offensiva, ha detto che Greenwood è uno dei migliori finalizzatori che abbia mai visto (per avere un’idea di quanto sia notevole come complimento bisogna ricordare che attaccante è stato Solskjaer) e, dopo la partita contro il Newcastle, ha tirato in mezzo Cristiano Ronaldo come metro di paragone per esaltare la facilità con cui Greenwood calcia con entrambi i piedi.

 

Greenwood ha giocato soprattutto a destra, da dove può dribblare per accentrarsi a calciare col sinistro, ma per quanto gli riesce facile trovare la porta è probabile che in futuro potrà giocare con più continuità in posizione centrale. Finora ha segnato 9 gol tra tutte le competizioni in circa 1200 minuti, esaltandosi soprattutto in Europa League, con 4 gol e un assist in 5 partite. Siamo solo agli inizi, ma la sensazione è che il settore giovanile del Manchester United abbia prodotto un altro talento di alto livello.

Sergiño Dest - 2000 - Ajax

Sono pochi i terzini in questa lista, perché sono pochi i terzini che riescono ad assecondare tutte le richieste del ruolo così giovani. Quello del terzino è un ruolo sempre più complesso da interpretare ad alto livello, per tutte le richieste che gli si fanno dal punto di vista tecnico, atletico e di letture rispetto ad altri ruoli. Sergiño Dest è il terzino con più talento uscito dalle giovanili dell’Ajax da decenni e, come è normale che sia, ha subito attirato l’attenzione di tutti.

 

Nel 2019 è entrato a far parte della prima squadra in pianta stabile, giocando 24 partite. Nello stesso periodo è stato anche al centro di una lunga battaglia tra la nazionale USA e quella olandese, con entrambe interessate ad accaparrarselo per avere tra le proprie file un terzino dal futuro luminoso. Dest è nato e cresciuto nei Paesi Bassi da madre olandese e padre americano e alla fine ha scelto la nazionale del padre, in controtendenza con quello che potevamo aspettarci.


Il marchio dell’Ajax è evidente nel modo in cui interpreta il suo ruolo: Dest ha una serie di letture con e senza palla non banali, che ne fanno il terzino perfetto per una squadra che vuole dominare il gioco attraverso il possesso del pallone. Salta subito all’occhio la capacità che ha di giocare in maniera estremamente offensiva, puntando sulla velocità e sul dribbling, che nello stretto è mortifero grazie ad un bagaglio di finite che sembra arrivare dritto dal calcio di strada e che gli permettono di inventarsi sempre un modo diverso per superare qualunque tipo di pressione o raddoppio.

 

Insomma Dest ha uno stile di gioco che lo avvicina ai grandi terzini brasiliani quali Dani Alves e Marcelo e visto il successo che hanno avuto nel calcio contemporaneo e la penuria di talenti simili è probabile che una grande squadra possa puntare Dest già quest’estate.

Marash Kumbulla - 2000 - Verona

Un anno fa, di questi tempi, Marash Kumbulla aveva racimolato solo una presenza in Serie B, appena 16 minuti finali in una vittoria natalizia contro il Cittadella. Oggi è uno dei giovani difensori più ambiti della Serie A, con rumor di mercato che lo affiancano a squadre come Inter, Napoli, Manchester United e Borussia Dortmund. In mezzo c’è stato il grande girone d’andata del Verona di Juric, che ha dato un’identità nettissima alla squadra veneta che ha valorizzato le sue qualità.

 

Nonostante gli appena 19 anni, Kumbulla sembra un difensore di altri tempi, estremamente aggressivo in anticipo e maestro nell’utilizzare il corpo per manipolare l’avversario nell’uno contro uno. Nell’architettura tattica pensata dal tecnico croato, Kumbulla è spesso il difensore che ha più libertà nell’andare a prendere gli avversari alti tra le linee, in un sistema di marcature a uomo quasi puro che elimina le zone grigie e che gli permette di non dover pensare troppo all’intervento. E in questo sistema a volte sembra rompere le linee avversarie come una palla da demolizione.

 

L’unico gol realizzato da Kumbulla in Serie A, per adesso.

 

Se, come si dice, il difensore albanese passerà davvero in una squadra di prima fascia nell’arco del 2020 (vediamo se subito o in estate) sarà interessante vedere se quelli che oggi sembrano limiti siano in realtà solo margini di miglioramento. Riuscirà a tenere lo stesso rendimento in una difesa a zona un difensore così macchinoso sui primi passi? Avrà la sufficiente intelligenza nelle letture? Come si inserirà il suo scolastico gioco con la palla in una squadra che vuole impostare dal basso in maniera più complessa del Verona? Non è detto che il 2020 avrà tutte queste risposte, ma in ogni caso sarà un anno importante per un talento che è appena all’inizio del suo percorso. 

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